"PENSIAMO NOI AI VOSTRI CARI

SE IL SIGNORE NON VE LI RISPARMIA"

Fenner giudico tutto di estremo buon gusto. Passo a guardare la vetrina seguente. Anche quella era tutta addobbata di nero; nel mezzo, sopra un piedestallo bianco, stava un'urna d'argento. Il cartello con la semplice scritta Dalla polvere nella polvere lo impressiono.

Indietreggio e lesse l'insegna sopra il negozio:


B. USIGNOLO – POMPE FUNEBRI.

«Bene, bene» disse. «Una bella sistemazione.»

Entro nel negozio. Mentre apriva la porta, il campanello elettrico suono; tacque, appena la porta fu richiusa. Dentro, il negozio era ancora piu impressionante. Un piccolo banco per le vendite divideva il locale in due parti esatte. Il banco era drappeggiato con velluto bianco e rosso. Parecchie poltrone di pelle nera spiccavano sul tappeto color porpora. A sinistra, c'era una Vetrinetta dove erano messe in mostra delle bare in miniatura costruite con ogni materiale possibile e immaginabile, dall'oro al legno di pino.

Sulla destra, un crocifisso alto due metri, sapientemente illuminato da luci nascoste. Il Cristo era talmente realistico, che Fenner trasali. Gli parve di essere capitato in una chiesa.

Lunghi drappeggi, bianchi, neri e rossi, erano appesi dietro il banco.

Fenner ando alla vetrinetta ed esamino le bare. Decise che come residenza fissa, quella d'oro andava a meraviglia.

Una donna usci silenziosa da dietro un drappeggio. Indossava un abito aderente di seta nera, con colletto e polsini bianchi. Era una bionda, con la grande bocca dipinta di rosso. Guardo Fenner e atteggio la bocca ad un sorriso. Fenner penso che era un bel pezzo di figliola.

Con una voce bassa, solenne, lei chiese: «In che cosa posso aiutarvi?»

Fenner si gratto il mento. «Vendete queste scatole?» chiese, indicando col pollice la vetrinetta.

Lei sbatte gli occhi. «Si, certo» rispose. «Sono soltanto dei modellini: ma e questo che desiderate?»

Fenner scosse il capo. «No» rispose «ero semplicemente curioso.»

Lei lo guardo, perplessa.

«C'e Usignolo?» riprese Fenner.

«Volete vederlo personalmente?»

«Per questo sono venuto, piccola. Digli che sono Ross.»

«Vado a vedere. In questo momento e molto occupato.»

Fenner la guardo scomparire dietro il drappeggio. Vista da dietro, non era niente male.

La ragazza ritorno poco dopo e disse: «Volete salire?»

La segui dietro il drappeggio e su per una breve rampa di scale. Gli piaceva il profumo che lei usava, e a mezza scala glielo disse. Lei lo guardo di spalle e sorrise. Aveva denti grossi, bianchissimi. «Che cosa dovrei fare?» replico. «Arrossire?»

Lui scosse il capo, serio. «Mi piace farlo sapere a una donna, quando e bella» rispose.

Lei indico una porta. «E li dentro» disse. Poi, dopo una breve pausa, aggiunse: «Mi piaci. Hai dei begli occhi» e scese le scale, accarezzandosi i riccioli biondi con le dita bianche e affusolate.

Fenner si tocco la cravatta. "Che fraschetta" penso, abbasso la maniglia ed entro.

La stanza era chiaramente un laboratorio. C'erano quattro bare in fila sopra dei cavalletti. Usignolo stava avvitando una targhetta di ottone sopra una di esse.

Sembrava un ometto qualsiasi con gli occhiali, dalle lenti spesse cerchiate di alluminio. Aveva la pelle bianchissima, e i grandi occhi incolori ammiccarono debolmente a Fenner da dietro le lenti.

Fenner si presento. «Sono Ross.»

Usignolo continuo ad avvitare la piastrina. «Si?» rispose. «Volevate vedermi?»

«Dave Ross» ripete Fenner, in piedi accanto alla porta. «Mi aspettavate, credo.»

Usignolo appoggio il cacciavite e lo guardo. «E vero» rispose, come se lo ricordasse in quel momento. «E vero, andiamo di sopra, a parlare.»

Fenner lo segui fuori dal laboratorio e per un'altra rampa di scale. Usignolo lo introdusse in una stanza grande e fresca. Due grandi finestre davano su un balconcino. Dalla finestra, si vedeva tutto il Golfo del Messico.

Usignolo disse: «Sedetevi, e toglietevi pure la giacca, se volete.»

Fenner si tolse la giacca e rimbocco le maniche della camicia. Si sedette accanto alla finestra.

«Qualcosa da bere?» chiese Usignolo.

«Certo.»

Quando il liquore fu versato, e Usignolo si fu accomodato a sua volta, Fenner si preparo a introdurre l'argomento. Sapeva che doveva stare molto attento con questo ometto. Non sapeva fino a che punto poteva fidarsi di lui, ed era perfettamente inutile destare in lui dei sospetti.

Infine disse: «Fino a che punto potete sostenermi?»

Usignolo tocco il bicchiere con le deboli dita. Parve sorpreso. «Fino in fondo» rispose. «E questo che volete, no?»

Fenner si protese in avanti. «Voglio entrare nel giro. A New York, fa troppo caldo per me.»

«Ti ci faro entrare» rispose Usignolo, semplicemente. «Crotti ha detto che sei un ragazzo in gamba e che devo aiutarti. Crotti mi ha fatto del bene; sono contento di poterlo ricambiare.»

Fenner immagino che Crotti fosse il tizio pescato da Ike.

«Forse cinque centoni sono un po' piu concreti dell'amore per Crotti» replico in tono asciutto.

Usignolo parve offeso. «Non voglio i tuoi soldi» rispose tranquillo.

«Crotti ha detto "aiuta quest'uomo", e tanto mi basta.»

Fenner si contorse sulla sedia; era davvero un colpo per lui vedere che quell'ometto era sincero.

«Accidenti!» gli scappo detto. «Non giudicarmi male. Da dove vengo, si vive con tutto un altro tipo di morale.»

«Posso introdurti nel giro. Che cosa vuoi esattamente?»

Fenner avrebbe voluto saperlo. Cerco di essere evasivo. «Vorrei rientrare nel giro dei soldi» disse. «Magari qualcuno di voi puo aver bisogno di me.»

«Crotti dice che ti sei fatto un nome lassu. Dice che hai la pistola proibita.»

Fenner fece la parte del modesto, mentre dentro di se malediceva la fantasia di Ike. «Mi arrangio» rispose con noncuranza.

«Forse Carlos potra darti del lavoro.»

Fenner butto il colpo a caso. «Credevo che Noolen potesse andar bene, per cominciare.»

Gli acquosi occhi di Usignolo ebbero un lampo improvviso. «Noolen.

Noolen e un cervello di gallina.»

«Be'?»

«Carlos fa ballare Noolen sulla corda quando vuole. Non potrai combinare mai niente con un fesso come Noolen.»

Fenner capi che Noolen era squalificato. Cerco di tastare il terreno un po' di piu.

«Mi sorprende. Mi avevano detto che Noolen era un pezzo grosso, da queste parti.»

«Storie!» Usignolo fece una smorfia di disprezzo. «E Pio che ti ci vuole.

Vedi, Pio puo far molto per te.»

Fenner ingollo un sorso di Scotch. «Si chiama cosi, Pio Carlos?»

Usignolo annui. «Ha in mano la citta, cosi.» Tese la sua mano piccola e tozza e chiuse le dita grassocce in un piccolo pugno. «Lo vedi, cosi!»

Fenner fece un cenno affermativo. «Bene» rispose. «Mi lascero guidare da te.»

Usignolo si alzo e appoggio il bicchiere sul tavolo. «Ho un lavoretto da sbrigare, poi scendiamo in citta e ti presento alla banda. Rimani pure qui.

Fa troppo caldo per andare in giro.»

Quando fu uscito, Fenner chiuse gli occhi e si mise a pensare. Le carte si stavano scoprendo piu presto di quanto pensasse. Doveva stare molto attento a quello che faceva.

Senti una corrente d'aria e apri gli occhi. Era entrata la bionda e stava chiudendo l'uscio gentilmente. Fenner la senti girare la chiave nella serratura. "Santo Dio" penso "questa mi salta addosso!"

Fece scivolare i piedi dalla poltrona dove si era seduto Usignolo e cerco di alzarsi.

«Stai comodo» disse lei, avvicinandosi. «Voglio parlarti.»

Fenner si rimise a sedere. «Come ti chiami, bella?» fece per guadagnare tempo.

«Robbins» rispose. «Da queste parti mi chiamano Ricciolina.»

«Bel nome, Ricciolina» disse Fenner. «Che cos'hai?»

Lei si sedette sulla poltrona di Usignolo. «Ascolta il mio consiglio» sussurro «e torna a casa. La merce d'importazione non dura mai molto in questa citta.»

Fenner inarco le sopracciglia. «Chi ti ha detto che ci voglia restare?»

«Non c'e bisogno che me lo dicessero. Sei sceso per dare fuoco alla citta, vero? Ebbene, non ci riuscirai. I capi, da queste parti, non amano la concorrenza. Diventerai carne da macello in pochi giorni, se resti nei paraggi.»

Fenner era veramente commosso. «Tu sei una ragazzina perbene» disse «ma temo che non serva a niente. Sono venuto qua per guadagnarmi da vivere, e ci restero.»

Lei sospiro. «Lo sapevo che l'avresti presa cosi» rispose, alzandosi. «Se tu sapessi quello che ti aspetta, prenderesti il primo treno. Comunque, stai attento. Io non mi fido di nessuno di loro. Non ti fidare di Usignolo. Sembra uno stupido, ma non lo e affatto. E un killer, percio stai attento.»

Fenner si alzo dalla poltrona. «D'accordo, piccola» disse. «Staro attento.

Adesso e meglio che te la squagli, prima che lui ti trovi qui.» L'accompagno alla porta.

«Ti dico queste cose» lei replico «perche sei un bel fusto. Detesto vedere un ragazzone come te in cerca di guai.»

Fenner ghigno e le diede un buffetto. «Non spremerti il cervellino per me.»

La ragazza si appoggio a lui, alzando il viso; cosi, siccome era molto bella, lui la bacio. Lei gli butto le braccia al collo e lo strinse a se. Rimasero cosi per parecchi minuti, poi Fenner la scosto, gentilmente.

La Robbins lo guardo immobile, col fiato grosso. «Temo di essere pazza» disse, mentre un'improvvisa ondata di rossore le saliva al viso.

Fenner si passo un dito nel collo della camicia. «Devo aver perso la testa anch'io» disse. «Scappa, piccola, prima che si passi alle vie di fatto. Fila!»

Lei sgattaiolo fuori e chiuse la porta. Fenner si tolse di tasca il fazzoletto e si asciugo, pensosamente. «Credo che mi piacera questo lavoro» disse a voce alta. «Si, puo presentare degli sviluppi molto gradevoli.» E torno a sedersi accanto alla finestra aperta.


Usignolo gli fece strada attraverso l'affollato ingresso del Flager Hotel.

«Questo ragazzo ci sa stare bene, al mondo» constato Fenner.

Usignolo si fermo davanti alle porte dell'ascensore e schiaccio il bottone.

«Certo» rispose «non te l'avevo detto? E con Pio che ti devi mettere.»

Fenner studio l'elaborata grata del cancello dell'ascensore. «Me l'hai detto» ribatte.

La cabina si fermo e loro entrarono. Usignolo schiaccio il bottone del quinto piano, e l'ascensore riparti.

«Per adesso parlo io» disse Usignolo, mentre l'ascensore si fermava al piano. «Forse non otterrai niente, ma val la pena di tentare.»

Fenner grugni e segui l'ometto per il corridoio. Questi si fermo davanti al numero 47 e busso tre volte forte e due piano.

«Anche i segnali segreti» commento Fenner con ammirazione.

La porta si apri e un cubano basso, vestito di nero, li squadro da capo a piedi. Fenner mosse le labbra come per fischiare, ma non ne usci alcun suono. Usignolo disse con la sua voce morbida: «E con me.»

Il cubano li fece entrare. Mentre richiudeva la porta, Fenner vide che teneva la rivoltella sotto la giacca. Si trovavano in una grande anticamera, e avevano di fronte tre porte.

«Non ci sono ancora i ragazzi?» chiese Usignolo.

Il cubano annui. Si sedette su una poltrona accanto alla porta d'ingresso e prese in mano un giornale. Per quel che lo riguardava, loro non esistevano.

Usignolo entro nella stanza di mezzo. C'erano quattro uomini che oziavano, nella stanza. Tutti in camicia a maniche corte e sigaretta accesa. Due leggevano il giornale, uno ascoltava la radio e il quarto puliva una pistola.

Tutti diedero un'occhiata a Usignolo, e poi fissarono gli sguardi vuoti su Fenner.

L'uomo con la rivoltella si alzo lentamente. «Chi e?» domando. Aveva uno strano modo di parlare, coi denti chiusi. Indossava un abito bianco con camicia nera e cravatta bianca. I capelli ispidi e neri erano tagliati a zero e gli occhi verdastri erano freddi e sospettosi.

«Questo e Ross» annuncio Usignolo. «Viene da New York. Crotti lo conosce. E in gamba.» Poi si volse a Fenner. «Ti presento Reiger.»

Fenner rivolse a Reiger un sorriso gelido. Non gli piaceva la sua faccia.

Reiger rispose con un cenno. «Piacere» disse. «Vi fermate molto?»

Fenner agito la mano. «Questi altri ragazzi sono amici vostri, o fanno da tappezzeria?»

Reiger spalanco gli occhi. «Ho detto, vi fermate molto?» ripete.

Fenner lo guardo. «Vi ho sentito. Non sono affari vostri, no?»

Usignolo mise una mano sul polso di Fenner. Non disse niente, ma era un gesto di ammonimento. Reiger cerco di sostenere lo sguardo di Fenner, non ci riusci e scrollo le spalle. Disse: «Kene, il pugile, vicino alla radio.

Borg, a destra. Miller, a sinistra.»

Gli altri tre fecero un cenno a Fenner. Nessuno di loro parve simpatizzare con lui.

Fenner si sentiva come a casa sua. «Lieto di conoscervi» disse. «Non vi chiedo se avete del whisky, ragazzi. Forse non ne tenete di quella robaccia.»

Reiger si volse a Usignolo. «Che storia e questa?» gli ringhio contro.

«Chi e questo bel damerino da far la voce grossa?»

Miller, un tipo grasso, untuoso, con la testa prematuramente calva, disse:

«Deve averlo trovato nella spazzatura.»

Fenner gli fu addosso in un secondo e lo schiaffeggio due volte, sulla bocca. Tra le mani di Usignolo comparve una rivoltella e lui disse: «State fermi, state fermi, per favore.»

Fenner si sorprese quando vide che i ragazzi davano retta a Usignolo.

Anzi, si erano tutti raggelati. Persino Reiger era impallidito.

«Allontanati da lui» ordino Usignolo a Fenner. La sua voce era minacciosa quel tanto da far rabbrividire anche Fenner. Ricciolina aveva ragione.

Quell'uomo era un killer. Fenner si scosto da Miller e si mise le mani in tasca.

Usignolo riprese: «Non lo tollero. Quando porto qui un amico, voglio che sia trattato bene. Altrimenti, dovro pigliare le misure a qualcuno di voi, bastardi, per una cassa da morto.»

Fenner scoppio a ridere. «Ma e poco gentile» esclamo. «Oppure voi fate servizio completo, li ammazzate e poi li seppellite?»

Usignolo ripose la pistola, e gli altri tirarono il fiato. Reiger disse, con un sorriso forzato: «Che scherzi fa questo caldo!» Si accosto a un armadio e si verso da bere.

Fenner si sedette vicino a Reiger. Costui doveva essere il piu duro della compagnia, decise, ed era bene lavorarselo subito. Replico, tranquillo:

«Questo caldo mi fa persino odiare me stesso.»

Reiger lo guardo con aria sospetta. «Lascia perdere» rispose. «Ora che sei qui, fa' come se fossi a casa tua.»

Fenner appoggio il naso sull'orlo del bicchiere. «C'e Carlos?» chiese.

Gli occhi di Reiger si allargarono. «Carlos non ha tempo per ricevere visite» rispose. «Gli diro che sei stato qui.»

Fenner vuoto il bicchiere e si alzo. Usignolo fece per alzarsi, ma Fenner lo fermo con un gesto. In piedi, guardo gli uomini uno ad uno, a turno.

«Bene, sono contento di essere venuto qui» disse. «Credevo di trovare della gente sveglia, ma mi sbagliavo. Voi ragazzi non mi servite. Credete di avere in mano questa citta, ma siete grassi e pigri. Credete di essere dei pezzi grossi, ma e qui che vi sbagliate. Andro a far una visita a Noolen.

Dicono che non valga niente. Be', tentero io di dargli la sveglia. Sara sempre piu divertente che ciondolare in giro con gente come voi.»

Reiger fece scivolare la mano nella tasca, ma Usignolo aveva gia in mano la sua rivoltella. «Fermo!» disse.

I quattro scagnozzi rimasero immobili; i loro visi furiosi fecero venire a Fenner voglia di ridere.

Usignolo disse: «Gli ho chiesto io di venire qua. Se non siamo di suo gusto, che se ne vada. Un amico di Crotti e amico mio.»

«Tornero da queste parti, un giorno o l'altro, a salutarvi» fece l'investigatore.

Usci dalla stanza, passo davanti al cubano, che lo ignoro, e prese l'ascensore.

Il fattorino sulla porta aveva una faccia intelligente. Fenner gli chiese se sapeva dove abitava Noolen. Il fattorino rispose che aveva un ufficio dalle parti di Duval Street, e gli chiamo un tassi. Fenner gli lascio la mancia.

Il fattorino l'aiuto a salire sul tassi come se fosse fatto di porcellana.

L'ufficio di Noolen era situato sopra un negozio. Fenner dovette salire una lunga rampa di scale, prima di individuare la porta di vetro smerigliato. Appena entrato, una donna dal seno piatto, sulla trentina, lo guardo diffidente dietro la macchina da scrivere.

«C'e Noolen?» chiese, sorridendole, perche pensava che lei avrebbe gradito un sorriso maschile.

«E occupato, in questo momento» disse lei. «Chi devo dire?»

«Io? Ditegli Ross. Dave Ross. Ditegli che non ho niente da vendere e che vorrei vederlo subito.»

Lei si alzo e si diresse verso la porta che aveva alle spalle. Fenner la lascio entrare, poi con due balzi la raggiunse ed entro nella stanza.

Noolen era un uomo di mezza eta, che stava mettendo pancia. Aveva il doppio mento e il naso aquilino, gli occhi aggrottati e cattivi. Guardo Fenner e poi la donna.

«Chi e?» ringhio.

La donna si volto di scatto, gli occhi sgranati. «Aspettate fuori» disse.

Fenner la scanso e si avvicino alla grande scrivania. Noto che l'abito di Noolen era pieno di macchie. Noto le unghie nere e le mani sporche. Usignolo aveva ragione. Noolen non valeva davvero niente.

«Mi chiamo Ross. Piacere» si presento.

Noolen fece cenno con la testa alla donna che usci, chiudendo la porta con uno scatto secco.

«Che volete?» chiese torvo.

Fenner appoggio le mani sulla scrivania e si chino in avanti. «Voglio un aggancio in questa citta. Sono andato da Carlos. Non mi va. Voi siete il secondo, nella mia lista, ed eccomi qua.»

«Da dove venite?»

«Mi manda Crotti.»

Noolen si studio le unghie nere. «Cosi Carlos non vi ha voluto? E perche mai?» la sua voce era ringhiosa.

«Carlos non mi ha visto. Ho conosciuto la sua mandria di scagnozzi e mi e bastata. Mi ha fatto venire il vomito e l'ho piantata.»

«Perche venire da me?»

Fenner sogghigno. «Loro dicono che siete un cervello di gallina. Ho pensato che potremmo sistemare questa faccenda.»

Un vago rossore copri il viso di Noolen. «Cosi dicono, eh?»

«Certo. Ma con me al fianco, vi potreste prendere qualche soddisfazione.»

«Vale a dire?»

Fenner afferro una sedia, li accanto, con un piede e si sedette. Allungo un braccio e si prese un sigaro sottile e verdastro da una scatola sulla scrivania. Prese tutto il tempo necessario per accenderlo. Noolen lo guardava, gli occhi intenti e lucidi.

«Guardate le cose da questo punto di vista» disse, allungandosi sulla sedia. «Il mio punto di vista. Mi manda Crotti. Come tutti voi, voglio avere la possibilita di far soldi in fretta e senza troppa fatica. Cretti mi ha detto, o Carlos o Noolen. La gente di Carlos si sente troppo in alto per occuparsi di me. Non sono nemmeno riuscito a vedere Carlos. Voi, invece, entro e vi trovo qui seduto con una ragazza dal seno piatto come unica guardia del corpo. Perche Cretti mi ha fatto il vostro nome? Forse una volta eravate qualcuno e Cretti non e aggiornato. Oppure siete veramente qualcuno, e questa e tutta una messinscena. Prendetela come volete, ma credo che insieme potremmo combinare qualcosa.»

Noolen diede una lieve scrollata di spalle. Scosse la testa. «Non subito» rispose. «Non conosco Crotti. Non ne ho mai sentito parlare, e non credo che vi mandi lui. Non siete altro che un pistolero qualunque che va in cerca di lavoro. Non vi voglio e spero di non aver mai bisogno di voi.»

Fenner si alzo e sbadiglio. «Magnifico» disse. «Ora posso concedermi un po' di riposo. Quando ci avrete riflettuto, potrete trovarmi al Haworth Hotel. Se conoscete Usignolo, consultatelo, lui ha un'altra opinione di me.»

Fece un cenno a Noolen e usci dall'ufficio. Scese le scale, chiamo un tassi e si fece portare all'albergo. Si fermo al ristorante e ordino una bistecca di tartaruga. Mentre stava mangiando, entro Usignolo e si sedette di fronte a lui.

«Finito di piantar chiodi nelle casse o vi vanno male gli affari?» chiese Fenner, con la bocca piena.

Usignolo era preoccupato. «Una bella idea davvero, andartene a quel modo!»

«Si? Me ne vado sempre a quel modo, quando mi fanno una pernacchia.

Perche no?»

«Stammi a sentire, Reiger non ha un bel carattere. Non si puo trattarlo a quel modo!»

«Davvero? Non dirmelo!»

Usignolo ordino pane di segale, formaggio e un bicchiere di latte. Tenne gli occhi fissi sulla tovaglia finche la cameriera non gli porto quanto aveva ordinato, e quando se ne fu andata, disse: «Questa e una complicazione per me.»

Fenner appoggio la forchetta e il coltello. «Mi piaci.» Sorrise a quell'ometto. «Tu sei l'unico che mi ha dato una mano finora. Se mi stai appresso, potrebbe venirtene del bene.»

Usignolo sbircio Fenner da sotto il cappello. Il sole, che entrava dalle veneziane, si rifletteva nei suoi occhiali. «Potrebbe venirmene anche del male» replico asciutto.

Fenner riprese a mangiare. «Diavolo!» esclamo. «Questa citta e un forno.»

Quando finirono di pranzare, Fenner scosto la sedia e si alzo. «D'accordo, amico» disse. «Ci teniamo in contatto.»

«Potremmo anche scambiare quattro chiacchiere, qualche volta» disse Usignolo, speranzoso.

Fenner si tolse il cappello e si passo le dita tra i capelli. «Non so» rispose in tono vago. «Non so.»

Saluto l'ometto con un cenno e usci. Il direttore dell'albergo era occupato dietro il banco. Alzo gli occhi mentre Fenner passava e gli fece un sorriso untuoso.

«Vado a dormire. Questa citta mi ammazza» disse l'investigatore.

Prima che il direttore potesse rispondere, sali le scale fino in camera sua.

Chiuse la porta a chiave, si tolse la giacca e il cappello e si butto sul letto.

Cadde subito addormentato, con un serafico sorriso sulle labbra.

Il telefono lo sveglio. Balzo a sedere di scatto, guardo l'orologio, vide che aveva dormito un paio d'ore e tese la mano verso l'apparecchio.

«Vieni immediatamente al Flager Hotel. Il capo ti vuole.»

Fenner strabuzzo gli occhi. «Di' al capo che sono venuto stamattina. Non vado due volte nello stesso posto» rispose e riattacco.

Si sdraio sul letto e chiuse gli occhi. Se ne stava cosi immobile, da un minuto o due, quando il telefono squillo ancora.

La stessa voce disse: «Farai meglio a venire. A Carlos non piace aspettare.»

«Di' a Carlos che se mi vuole sono qui, altrimenti puo andarsene a quel paese.» Depose il ricevitore con cura esagerata.

Non si prese nemmeno la briga di rispondere, quando il telefono squillo per la terza volta. Ando in bagno, si rinfresco il viso, si concesse una breve sorsata di Scotch, mise giacca e cappello, e scese.

La calura del pomeriggio era intollerabile. L'ingresso dell'albergo era deserto. Fenner lo attraverso e si sedette accanto all'entrata. Appoggio il cappello per terra, accanto a se, e fisso la strada. Non aveva intenzione di farla durare a lungo quella storia, se non pescava subito la sorella di Marian Daley. Si chiese se la polizia aveva trovato i due cubani e i miseri resti di Marian. Si chiese anche che cosa stesse facendo Paula. Da dove stava, teneva d'occhio la strada assolata e deserta. Una grossa automobile improvvisamente sbuco da dietro l'angolo di un edificio, punto verso l'albergo con un ruggito e si fermo.

Fenner si rilasso nella grande sedia a vimini e, allungando un braccio, raccatto il cappello e se lo mise.

C'erano quattro uomini in macchina. Ne uscirono tre, lasciando l'autista al volante.

Fenner riconobbe Reiger e Miller, ma non individuo il terzo. Salirono i pochi gradini con decisione e si guardarono in giro nella penombra. Reiger scorse Fenner quasi subito. Gli si avvicino.

Fenner alzo gli occhi verso di lui e rispose con un cenno. «Cercate qualcuno?» chiese con noncuranza. «L'impiegato sara di ritorno in un minuto.»

«Carlos ti vuole. Vieni» fece Reiger.

Fenner scosse il capo. «Fa troppo caldo. Ditegli che sara per un'altra volta.»

Gli altri due si avvicinarono, minacciosi. Reiger aggiunse, con voce dolce: «Vuoi venire con le tue zampe o ti dobbiamo portare noi?»

Fenner si alzo lentamente. «Quand'e cosi…» disse, e s'avvio con loro verso la macchina. Sapeva che Reiger aveva una gran voglia di sparargli addosso e sapeva che non sarebbe servito a niente far troppe storie. Voleva vedere Carlos, ma non dovevano pensare che gli premeva.

Arrivarono al Flager Hotel in silenzio. Fenner stava seduto fra Miller e Reiger, e l'altro uomo, che loro chiamavano Bugsey, stava davanti con l'autista.

Entrarono tutti nell'ascensore ed andarono al numero 47. Appena dentro, Fenner disse: «Potevate risparmiarvi questo viaggio se non facevate i furbi stamattina.»

Reiger non rispose. Attraverso la stanza, busso a un'altra porta ed entro.

Bugsey segui Fenner.

Carlos era sdraiato su un divano davanti a una grande finestra aperta. Indossava una vestaglia di seta color crema, con grandi fiori rossi. Vistosamente annodato al collo un fazzoletto di seta bianco, ai piedi nudi un paio di babbucce turche.

Fumava una sigaretta di marijuana, e attorno al polso abbronzato e peloso aveva un braccialetto d'oro.

Carlos era giovane. Poteva avere vent'anni, o forse ventiquattro. Il suo viso aveva il colore della pergamena vecchia, le labbra erano molto rosse.

Labbra sottili, come carta velina, e rosse come se fossero state tagliate col rasoio. Aveva il naso piccolo, con le narici grandi e le orecchie schiacciate contro la testa. Gli occhi grandi, con ciglia scure e ricurve, ma privi di espressione. Erano come pezzi di vetro nero e opaco. I capelli, sfuggenti alle tempie, neri, lucenti, e piuttosto ondulati. Con un'occhiata superficiale, si poteva pensare che Carlos fosse un bel ragazzo, ma a guardargli bene la bocca e le orecchie senza lobo non se n'era tanto sicuri. Dagli occhi, soprattutto, si capiva che era una carogna.

«Ecco Ross» disse Reiger e usci insieme a Bugsey.

Fenner fece un cenno di saluto a Carlos e si sedette, un po' lontano dal nauseante odore della sigaretta di marijuana.

Carlos lo guardo con gli occhi vuoti. «Che cosa c'e?» chiese. La sua voce era roca, senza timbro.

«Stamattina ero venuto a cercarti, ma i tuoi scagnozzi hanno detto che eri occupato o qualcosa del genere. Non sono abituato a essere trattato cosi, e me ne sono andato. Non sono sicuro di volerti parlare, adesso.»

Carlos lascio cadere le gambe dal divano sul pavimento. «Sono un uomo prudente» rispose. «Devo esserlo. Quando ho sentito che sei stato qui, ho chiamato Crotti al telefono. Volevo sapere qualcosa di piu sul tuo conto.

Mi pare ragionevole, no?»

«Certamente» rispose Fenner stringendo le palpebre.

«Crotti ha detto che sei in gamba.»

Fenner alzo le spalle. «E allora?»

«Potrei darti del lavoro. Ma devi dimostrarmi che sei il tipo che ci vuole per me.»

«Lascia che mi guardi in giro per un po'. Forse nemmeno tu sei il mio tipo.»

Carlos sorrise. Non c'era un briciolo di calore in quel sorriso. «Sei molto sicuro. E una buona cosa, nel suo genere.»

Fenner si alzo. «Mi arrangio» ribatte bruscamente. «Che cosa facciamo adesso?»

Carlos si alzo dal divano. «Vai a parlare coi ragazzi» rispose. «Poi scendiamo al porto. Devo fare un lavoretto. Molto interessante, vedrai.»

«Mi passi lo stipendio?» chiese Fenner.

«Diciamo cento sacchi finche non ci conosciamo meglio?»

«Dovremo sbrigarci a conoscerci meglio» disse Fenner, senza scherzare.

«Sono briciole, per me.»

Usci e chiuse la porta dietro di se.


Un'ora dopo, Fenner, Carlos, Reiger e Bugsey entrarono in un caffe. Il locale era pieno, e occhi curiosi li guardarono scomparire dietro una tenda oltre la quale c'era una porta.

Fenner scopri che Bugsey aveva intenzioni amichevoli. Era un tipo basso, tozzo, che tendeva a ingrassare, con un faccione rotondo chiazzato, occhi ridenti e le labbra come due salsicciotti.

Reiger odiava Fenner, e lo sapevano entrambi. Questi camminava a fianco di Carlos, Fenner e Bugsey stavano dietro. Percorsero un breve corridoio e poi una rampa di scale. C'era buio, e puzzo, e un silenzio assoluto.

In fondo alle scale, una porta. Carlos l'apri con la chiave ed entrarono. Si trovarono in uno stanzone e Fenner noto che Bugsey sudava per chiudere la porta. Era molto solida e si chiuse con tonfo.

Lo stanzone sarebbe stato completamente buio se non fosse stato per delle lampadine poste sull'altro lato, in fondo. Carlos e Reiger si diressero verso la luce. Fenner si fermo. Guardava Bugsey con aria interrogativa.

Bugsey contrasse le labbra. «E il suo ufficio» spiego, a bassa voce.

«Che cosa si fa? Aspettiamo in piedi?»

Bugsey annui.

Carlos si sedette dietro una tavolaccia sotto una lampadina.

«Portalo qui» ordino a Reiger.

Reiger scomparve nell'oscurita e Fenner l'udi aprire una porta con la chiave. Un minuto dopo era di ritorno, trascinando un uomo con se. Lo tirava per il bavero della giacca, come se fosse un sacco di carbone, senza guardarlo, come se non si rendesse conto che lo stava trascinando. Lo butto su una sedia accanto a quella di Carlos.

Fenner fece qualche passo avanti. Era un cinese. Portava un vestitaccio nero e stava rannicchiato sulla sedia, le mani sotto le ascelle e il corpo piegato in due.

Fenner guardo Bugsey, che di nuovo corruccio le labbra, ma questa volta non disse niente.

Reiger butto indietro la testa del cinese.

Fenner fece un leggero movimento in avanti, ma si fermo. Il viso del cinese luccicava sotto la luce cruda. Aveva la pelle cosi tirata che sembrava di vedere un teschio. Le labbra erano scivolate sui denti e soltanto due ombre scure indicavano dove erano gli occhi.

«Adesso, scriverai quella lettera?» disse Carlos.

Il cinese rimase immobile, silenzioso. Reiger gli diede uno strattone alla giacca, e la sua testa ciondolo avanti e indietro.

«E ostinato questo pezzente, vero, Reiger?» Carlos sorrise. Apri un cassetto e ne trasse qualcosa che depose sul tavolo. «Prendigli la mano e mettila sul tavolo.»

Reiger afferro il polso ossuto del cinese e tiro. Il cinese aveva stretto le mani sotto le ascelle e Fenner vedeva lo sforzo tremendo che compiva per tenervele. Ci fu un lungo silenzio, mentre Reiger lottava. Fenner vide la mano strappata centimetro per centimetro dal suo rifugio. Gocce di sudore imperlavano il viso del cinese e un lungo, lugubre suono gli usci tra i denti.

«Che diavolo stanno facendo?» chiese Fenner a Bugsey.

Bugsey agito una mano, in risposta, ma non disse niente. Teneva gli occhi fissi sul gruppo attorno al tavolo, come affascinato.

La mano scarna, grifagna venne lentamente alla luce e Reiger, con un ghigno duro, la stese sul tavolo. Da dove stava, Fenner vide che ciascun dito era bendato con stracci macchiati di sangue.

Carlos spinse verso il cinese un blocchetto di carta di poco prezzo, una bottiglietta d'inchiostro e una penna. «Scrivi» ordino.

Il cinese non disse niente. Non fece niente.

Carlos guardo verso Fenner. «Vieni qui» disse. «Voglio che tu veda questo.»

«Ci vedo anche da qui» rispose Fenner con voce piatta.

Carlos alzo le spalle. Raccolse l'oggetto che aveva preso dal cassetto e con disinvoltura lo conficco in una delle dita del cinese.

Fenner volse lentamente le spalle al gruppo e afferro il braccio di Bugsey.

«Se non mi dici cosa significa tutto questo, li faccio smettere» disse roco.

Bugsey aveva una faccia che sembrava gorgonzola.

«Il vecchio cinese ha tre figli a casa, nella sua citta natale» disse. «Carlos vuole che lui li mandi a chiamare, per farli lavorare nella sua organizzazione. Quei tre ragazzi valgono quattromila sacchi a testa, per Carlos.»

Dal fondo della sala giunse un'esclamazione improvvisa. Fenner volse il capo. Il cinese stava scrivendo. Carlos si alzo in piedi, gli occhi opachi scrutavano ogni movimento della penna. Quando la lettera fu finita, il cinese ricadde sulla sedia.

Carlos infilo una mano nella tasca e ne trasse una 25. Con una mossa veloce, si accosto al cinese, gli appoggio la canna della rivoltella alla nuca e premette il grilletto. Il colpo riecheggio con una forza incredibile nel silenzio dello scantinato.

Carlos ripose la rivoltella, raccolse la lettera dal tavolo, la piego con cura e l'infilo nel portafoglio.

«Che se ne occupi Usignolo» disse a Reiger, e poi ando verso Fenner. Si fermo e lo guardo con gli occhi socchiusi.

«Ora, ti piace la mia organizzazione?» chiese.

A Fenner prudevano le mani. Disse, con molta gentilezza: «Forse avevate un motivo per farlo, ma ora come ora mi e parso un metodo un po' troppo violento.»

Carlos rise. «Vieni su. Ti diro tutto.»

Il caffe aveva un'aria cosi viva e reale, dopo quello stanzone sottoterra, che aveva messo i brividi a Fenner. Si sedette a un tavolino in un angolo e aspiro a pieni polmoni l'aria calda. Carlos si sedette di fronte a lui. Bugsey e Reiger scomparvero nella strada.

Carlos esibi una borsa da tabacco e comincio ad arrotolarsi una sigaretta.

Il tabacco era fibroso e giallastro. Una mulatta con occhi enormi porto due tazze di caffe nero molto forte. Quando se ne fu andata, Carlos disse:

«Ci sei dentro, ormai. Se non ti piace il gioco, dillo, puoi ancora uscirne.

Se invece vuoi restare, ti diro come funziona. Una volta che sai come funziona, devi restare con noi per sempre. Afferrata l'idea?» fece un sorriso cattivo.

Fenner fece un cenno d'assenso. «Ci sto» rispose.

«Non correre» l'avverti Carlos. «Quando uno conosce troppe cose sui miei affari, rischia di andare incontro a grossi guai, se all'improvviso si tira indietro.»

«Di cosa ti preoccupi? Se non mi va, tanto peggio per me.»

Carlos sorseggio il caffe e guardo fuori dal locale, con un'espressione vuota. Poi, disse bruscamente: «C'e una grossa domanda sulla Costa Occidentale di manodopera cinese, a basso costo. Quando dico basso, intendo basso. Le autorita considerano i cinesi indesiderabili, e non li vogliono.

Ora, questo e un modo balordo di aggiustare le cose. La domanda c'e, ma i padroni che li vogliono non li trovano. Qui si inserisce la mia organizzazione. Io trovo i cinesi.»

«Vuoi dire che li fai entrare negli Stati Uniti di nascosto?»

«E facile. Ci sono centinaia di posti sulla costa dove posso farli sbarcare.

Le guardie costiere non mi danno fastidio. Qualche volta sono sfortunato, ma mi arrangio.»

Fenner si gratto la testa. «E fin qua, niente quattrini, no?»

Carlos mostro i denti.

«Non hai afferrato bene la prospettiva» disse. «Guarda la cosa in questo modo. Prima di tutto i cinesi farebbero pazzie per venire qui. Ho un ragazzo all'Avana che si tiene in contatto con loro. E loro pagano per poter passare di nascosto attraverso il Golfo. Questi cinesi sono talmente impazienti di arrivare qui che sono disposti a pagare da cinquecento a mille dollari a testa. Facciamo un carico di dodici cinesi alla volta. Una volta che sono saliti sulla nave e hanno versato il malloppo, diventano di mia proprieta. Li trasporto sulla Costa Occidentale, dove un buon cinese mi rende altri cinquecento dollari.»

Fenner aggrotto la fronte.

«Vuoi dire che i cinesi pagano per venire, e una volta arrivati, tu li vendi?»

Carlos annui.

«Infatti» rispose. «Sono pagato due volte. E un vero affare. Ho contrabbandato cinquanta cinesi questa settimana. Calcolando tutte le spese, fanno circa trentamila sacchi.»

Fenner era letteralmente trasecolato.

«E perche mai questi cinesi non si lamentano? Che ne e di loro?»

«Come possono lamentarsi? Non hanno alcun diritto, qui. Non possono andare dalla Polizia. Significherebbe la galera e poi il rimpatrio. Li mandiamo verso il nord, lungo la costa, dove si guadagnano da mangiare, e questo e tutto. Li puoi vedere lavorare dappertutto. Nei ristoranti, nelle lavanderie, ovunque.»

«Perche volevi che il vecchio scrivesse quella lettera?»

Carlos lo guardo. «Ti sto raccontando parecchie cose, vero?»

Fenner sostenne il suo sguardo. «Sii coerente. Non devi preoccuparti per quello che dici a me.»

«Quel vecchio ha tre figli in Cina. I cinesi cominciano a scarseggiare.

L'ho costretto a chiamare qui i suoi figli. La solita storia, sai, come se la spassa bene qui e quanti soldi sta facendo. Verranno di corsa. Questi cinesi sono avidi di denaro.»

Fenner spinse indietro la sedia. «Come c'entro io?» chiese.

«Magari ti mando a fare un viaggetto al di la del Golfo a prendere un carico per me. Tra un giorno o due, parte la nave.»

Fenner annui. «Certo, va bene» rispose. «Verro a trovarti tutti i giorni. Il tuo appartamento e troppo elegante per me. Mi intimidisce. Credo che mi fermero all'Haworth, per qualche tempo.»

Carlos alzo le spalle. «Come ti pare» rispose. «Bugsey si terra in contatto con te.»

Fenner accenno di si col capo e sposto la sedia. «Bene» disse, e usci sulla strada, lasciando Carlos al tavolino.

Bugsey apparve all'improvviso da chissa dove e si mise alle calcagna di Fenner, che volse il capo, lo vide e si fermo. Bugsey gli si accosto e proseguirono insieme.

«Una vera e propria organizzazione, la vostra, eh?»

Bugsey annui. «Va bene, se sei un pezzo grosso» disse, senza entusiasmo. «Io non riesco a farmi strada.»

Fenner lo guardo di traverso, pensoso. «Non ti pagano per questo lavoro?»

«Ma si, si» replico Bugsey. «Mica mi lamento.»

Passeggiarono lungo il porto. Fenner penso che quest'uomo era un semplicione. Gli venne un'idea. Gli chiese: «Quanto ti danno?»

«Cento sacchi.»

«Sono briciole.»

«Certo, ma e dura, di questi tempi.»

Fenner ne convenne.

Camminavano lungo il mare, guardando le navi, pigramente. Di punto in bianco, Fenner si arresto. Contemplava una lussuosa motolancia ancorata accanto al molo.

«Magnifica, quella barca» disse.

Bugsey strabuzzo gli occhi. «Eh, si» ribatte in tono d'ammirazione. «Mi piacerebbe una bagnarola come quella.»

Fenner lo guardo, incuriosito. «Ma che cosa diavolo ci faresti?» chiese.

Bugsey tiro un sospiro. «Io? Piglierei tante ragazze da farne un mazzo e le porterei su quella bagnarola. Ecco che cosa ci farei.»

Fenner non lo ascoltava piu, aveva gli occhi fissi su una ragazza che stava uscendo dalla cabina grande. Aveva i capelli color rame, una figurina snella, gambe lunghe e piedi lunghi e stretti. Portava pantaloni bianchi, sandali rossi e una maglietta a collo alto, pure rossa. Fenner provo una punta di emozione. Sapeva chi era. La somiglianza era perfetta. Era la sorella di Marian Daley.

Anche Bugsey la noto. Fischio, piano. «Che sventola!» esclamo.

«La conosci?» chiese Fenner.

«Io? Non farmi ridere. Ti pare che resterei qui con te, se la conoscessi?»

Bugsey la divorava con gli occhi.

Fenner non lo senti. Lesse il nome della barca, "Nancy W", e si avvicino. «Sei una palla al piede» disse. «Fossi stato solo, l'avrei gia conquistata.»

Bugsey sogghigno. «Ma va la, che non l'avresti spuntata! Una sventola come quella ha classe. Non ha tempo per gentaglia come noi.»

Fenner lo porto in un bar. «Cio nonostante, amico, voglio tentare» disse.

Quando venne il cameriere a prendere l'ordinazione, Fenner disse: «C'e una magnifica lancia, la fuori.»

Il cameriere guardo distratto attraverso la porta ed annui. «Che cosa vi porto?» chiese.

Fenner ordino due gin tonic. Quando il cameriere ritorno, ci riprovo.

«Sapete chi ne e il proprietario?»

Il cameriere si gratto la testa. «Che battello e?»

«La "Nancy W".»

«Ah, si, e una magnifica lancia. E di un certo Thayler. Ricco sfondato.»

Bugsey sospiro. «Devi essere ricco sfondato per avere una ragazza come quella.»

«Thayler. Che cosa fa?» riprese Fenner.

Il cameriere scrollo le spalle. «Passa il tempo a spendere soldi. Uno dei soliti play-boy, immagino.»

«Vive qua?»

«Uno non ha bisogno di vivere qua, quando possiede una barca come quella, non vi sembra?»

Fenner trangugio meta gin. «Sapete chi e la ragazza?»

Il barista ghigno. «Non riesco a tenere il passo con quelle» disse. «Thayler deve aver fatto un contratto con le autorita, per provarle tutte.»

«Questo e un bel mestiere! Magari gli serve un po' di aiuto» fece Bugsey.

«Dove lo posso incontrare un tipo come quello?» chiese Fenner.

«Incontrarlo? E sempre in giro. Lo si vede spesso al Casino di Noolen.»

«Cosi, Noolen ha un Casino eh?» fece Fenner, guardando Bugsey.

Bugsey sogghigno. «Noolen e un cervello di gallina.»

Fenner appoggio il bicchiere sul banco. «Comincio a crederlo» disse, e posandogli una mano sul braccio riporto fuori Bugsey, nella luce del giorno.


Il Casino di Noolen era vicino alla casa di Hemingway, sull'angolo tra Olivia e Whitehead Avenue.

Fenner fece fermare l'auto pubblica per dare un'occhiata alla casa dello scrittore. Poi prosegui.

Era una serata calda, piena di rumori e di odori che venivano dal fiume.

Il Casino si ergeva dietro un giardino con una pista semicircolare che portava le automobili davanti alla grande entrata. Porticati doppi e finestre ad arco con persiane gialle davano al grande edificio un'aria distinta.

Il viale era invaso di macchine, e altre ancora erano parcheggiate sulla strada.

Fenner pago il tassi e si avvio sulla lunga scalinata di pietra. In alto c'erano diverse porte, tutte spalancate, cosi, mentre saliva, pote scorgere il vestibolo vivacemente illuminato.

Due uomini, in piedi accanto a una porta, lo guardarono duramente. Capi che erano gli scagnozzi di Noolen. Dal vestibolo passo in una grande sala ove due tavoli erano in funzione. Gironzolo, tenendo gli occhi bene aperti e sperando di trovare la ragazza del battello.

Non era in sala da cinque minuti, quando un cubano, basso, in abito da sera, gli si accosto. «Il signor Ross?» chiese educatamente.

«E con cio?» replico Fenner.

«Volete salire in ufficio un momento?»

Fenner sorrise. «Sono qui per divertirmi» rispose. «Che ci faccio nel vostro ufficio?»

I due uomini di piantone alla porta improvvisamente si fecero strada in mezzo alla folla e si misero al fianco di Fenner, uno per parte. Gli sorrisero, ma il sorriso non arrivava agli occhi.

Il cubano disse piano: «Sara meglio che veniate, credo.»

Fenner alzo le spalle e lo segui. Attraversarono la sala, il vestibolo e poi infilarono una stanzetta sulla sinistra.

Noolen passeggiava su e giu, il capo chino, e un grosso sigaro stretto tra i denti. Alzo gli occhi su Fenner, appena entro.

Il cubano chiuse la porta, lasciando fuori i due piantoni.

Fenner vide che Noolen era piu in forma. Si era lavato e lo smoking gli stava bene.

«Che ci sei venuto a fare qui?» chiese Noolen.

«E un locale pubblico, no? Ti ha punto una vespa?»

«Non vogliamo nessuno della gente di Carlos, qui.»

Fenner scoppio in una risata. Attraverso la stanza e si accomodo su una grande poltrona di pelle. «Non fare il duro» rispose.

Noolen rimase immobile. «Sara meglio che te ne vada…»

Fenner alzo una mano. «Manda via il gorilla, voglio parlarti…»

Noolen esito, poi fece un cenno al cubano, che usci.

«Non ci caverai niente a fare il duro con Carlos» disse Fenner, allungando le sue lunghe gambe. «Perche non ragioni un po'?»

«Che gioco fai?» chiese Noolen. «Hai qualcosa che non mi piace.»

«Non lo so» rispose serio Fenner. «Ma stammi alle calcagna. Se mi va bene, capovolgero la citta da capo a piedi. In tal caso, potrei aver bisogno di te. Non mi piace Carlos e non mi piace il suo lavoro. Credo che lo eliminero.»

Fu Noolen a ridere, questa volta. «Sei pazzo. Carlos e abbastanza potente da distruggerti.»

Fenner annui. «Cosi sembra ora, ma non sara cosi che finira. Ti piacerebbe vedere quel ragazzo andare a gambe all'aria, vero?»

Noolen esito, poi fece un cenno d'assenso. «Certo» disse «ma crepero prima io di lui.»

Fenner si studio la punta delle scarpe. «Ce l'hai una banda, se ne avessi bisogno?»

Noolen si avvicino e si sedette. «Ce l'ho, la banda» ammise cautamente «ma non e della stessa classe. Avrebbero paura di muoversi.»

Fenner sogghigno. «Non quando Carlos comincera a scivolare. E a questo punto che la tua banda dovra intervenire.»

Noolen si strinse le mani. Ci fu un lungo silenzio, mentre rifletteva. Poi disse: «Fai un gioco pericoloso. E se io andassi a raccontare qualcosa a Carlos?»

Fenner alzo le spalle. «Perche dovresti? Hai tutto da guadagnare, standotene seduto in panciolle aspettando che io ripulisca la citta.»

«E va bene. Fai pure. Interverro quando vedro che stai combinando qualcosa. Non credere di soffiarmi la piazza, non ci riuscirai. Fai una cosa sola che non mi piaccia e ti schiaccero.»

Fenner si alzo in piedi. «Non preoccupiamoci di questo, per il momento» disse. «Ci sara tutto il tempo di pensarci, dopo.»

Noolen lo guardo, sospettoso. «Non mi fido di te, Ross. Sei troppo ambiguo.»

«Chi e Thayler?» chiese Fenner, bruscamente.

«Thayler? Che cos'e per te?» Gli occhi di Noolen si fecero d'improvviso rossi e intensi.

«Ho visto la sua barca 'sto pomeriggio. Magnifica, Ho sentito che e venuto qui. Voglio vederlo in faccia.»

Noolen si alzo e si avvicino. «E di la.»

Fenner lo segui nella sala piu grande. «Mostramelo» disse. «Voglio conoscerlo.»

Noolen si mescolo tra la folla, guardandosi a destra e a sinistra, poi disse: «Sta giocando al terzo tavolo. E seduto vicino alla bionda.»

Fenner vide la ragazza. Era molto bella, la seduta. La luce soffusa metteva in rilievo i suoi bei capelli ramati gli occhi erano due ombre profonde e le labbra rosse scintillavano. Portava un vestito nero fin troppo aderente.

«Che bambola! Chi e?» Fenner pose la domanda in tono molto noncurante.

«Glorie Leadler. Bella, eh?» Il sangue era salito al viso di Noolen, e gli occhi azzurri erano diventati acquosi. Fenner lo guardo, incuriosito. Noolen prosegui: «Devi aspettare, se vuoi conoscere Thayler. Non vuole essere disturbato mentre gioca.»

«Va bene. Questa Leadler, chi e?»

Noolen volse il capo e guardo Fenner. «Cos'e tutta questa curiosita?»

«E perche no? Non mi posso divertire, io?»

Noolen sogghigno. «Ti lascio solo per un po'. Ho delle faccende da sbrigare» disse, e si allontano.

Fenner lo segui con gli occhi, perplesso, poi ando al bar, in fondo alla sala. Ordino whisky e ginger e si appoggio al banco. Da li, riusciva a vedere soltanto la testa e le spalle di Glorie. Guardo Thayler e lo studio, un ragazzone molto abbronzato, capelli neri, ricciuti. Gli occhi azzurri e il naso lungo e sottile lo rendevano un bell'uomo.

Quando Fenner torno a posare gli occhi su Glorie, scopri che lei lo stava guardando. Fenner ricambio lo sguardo, pensoso, meravigliato di quella straordinaria somiglianza. Se quella donzella non era la sorella di Marian Daley, lui era un cavallo a tre zampe.

Thayler si chino da una parte e parlo alla ragazza; lei trasali. Fenner non ne era sicuro, ma gli era parso che gli avesse sorriso. Penso che poteva essere uno scherzo della luce, ma aveva avuto la netta sensazione che lei gli avesse ammiccato. La guardo ancora piu intensamente, ma lei non lo guardava piu. Fenner resto dov'era per parecchi minuti, poi la vide dire qualcosa a Thayler ed alzarsi. Thayler parve arrabbiarsi e la fermo prendendola per un braccio, ma lei scosse il capo, gli rise in faccia e si allontano dal tavolo. Thayler giro tutto il capo per guardarla, poi riprese a giocare.

La ragazza si avvicino al bar. C'erano due uomini in piedi, accanto a Fenner, e il cubano basso.

«Bere da soli e un peccato. Volete farmi compagnia?» l'invito Fenner.

Lei non lo guardo, ma apri la sua borsettina e ne trasse un biglietto da dieci dollari. «Mi piace peccare» disse piano, e ordino un gin. Se ne stava con le spalle per tre quarti voltate verso di lui. Fenner vedeva appena il lobo del suo orecchio e la linea decisa del mento.

Fenner ingollo il suo whisky e ginger e fece segno al barista di portarne un altro. Studio la schiena della ragazza, pensoso, perplesso. Appena il barista ebbe appoggiato la seconda ordinazione sul banco e se ne fu andato, disse: «Signorina Leadler, vorrei parlare con voi.»

Lei volse il capo. «Con me?»

«Si. Vi chiamate cosi, vero?»

«Si.» Lo sguardo della ragazza cominciava a metterlo in imbarazzo. Ebbe un'improvvisa, sgradevole sensazione, come se lei lo stesse vedendo in trasparenza. Nessuno gli aveva dato un'impressione simile. Ne rimase confuso.

«Mi chiamo Ross. Sono alloggiato all'Haworth. Vorrei…» s'interruppe.

Thayler si stava avvicinando. Il suo viso era alterato da un cupo cipiglio; raggiunse il banco con passi lunghi e decisi. Disse a Glorie: «Perdio, non puoi bere e basta?»

«Questo giovane e meraviglioso. E semplicemente, incredibilmente meraviglioso» disse Glorie e gli rise in faccia.

Thayler guardo Fenner, a disagio.

«Piantala, Glorie» sibilo a mezza voce.

«E l'uomo piu bello che abbia mai visto. Guardagli le braccia. Guarda com'e forte! Guarda che collo, come tiene diritta la testa» continuo lei.

Fenner si tolse il fazzoletto di tasca e si asciugo le mani. Vuoto il bicchiere. Il cubano lo stava guardando, un freddo, sprezzante sorriso sulle labbra.

Thayler disse, infuriato: «Smetti di delirare per le sue braccia e il suo collo.»

«Offrigli da bere. E un bel ragazzo. Sai che cosa mi ha detto? "Bere da soli e un peccato".» Glorie volse il capo e sorrise a Fenner.

«Vattene, sparisci, idiota» sibilo Thayler all'investigatore.

«Sii gentile. Lo metti in imbarazzo. Non e questo il modo di parlare con un uomo cosi bello» ridacchio Glorie.

«Attento a te, play-boy. Sei troppo pappamolla per fare lo sbruffone» rispose Fenner a Thayler.

Thayler fece una mossa, ma il direttore cubano s'intromise tra i due, sussurro qualcosa all'orecchio del giovanotto, che guardava Fenner da sopra la testa del cubano, il viso rosso di collera repressa; poi Thayler si volto, afferro Glorie per il polso e la trascino fuori dalla sala.

«Che bella ragazza» disse Fenner al cubano.

«Sara meglio che ve ne andiate, anche voi» rispose quello e si allontano.

Fenner resto un attimo soprappensiero, poi fece schioccare le dita e decise d'andarsene. Attraverso il vestibolo di corsa. Un'auto pubblica si accosto all'ingresso e l'autista spalanco la portiera. Fenner disse: «Al porto, presto» e sali in macchina.

Il tassi filava, ma Thayler era gia salito a bordo della "Nancy W" quando Fenner arrivo. Vide la luce accesa nella cabina, mentre pagava il tassista.

Diede una rapida occhiata da una parte e dall'altra della banchina deserta, poi fece di corsa l'imbarcadero e si arrampico sul battello. Raggiunse silenziosamente la cabina. Sdraiato, bocconi, poteva guardare giu, attraverso la finestrella che era semiaperta.

Glorie era in piedi, nel mezzo della cabina, si sfregava il polso e guardava Thayler, che era appoggiato alla porta. «E venuto il momento di buttare le carte in tavola» urlava lui. La sua voce giungeva perfettamente chiara a Fenner. «Ho fatto il fesso per troppo tempo.»

Glorie gli volse le spalle. «Una volta uscita da qui» disse, rabbiosa «non ti vorro piu vedere.»

Thayler si avvicino al mobile bar e si verso da bere. Gli tremavano talmente le mani che verso del liquore sulla superficie levigata del mobile.

«Ho venduto l'anima al diavolo per te» disse. «Ma siamo sempre da capo.

Lo so bene che sei pazza, ma non puoi almeno tentare? E questo che mi fa arrabbiare, nemmeno tenti.»

Glorie camminava per la cabina. Come una bestia chiusa in gabbia, penso Fenner.

«Ci soffro per te» disse Thayler.

Lei si volse di scatto. «Sei tu il pazzo. Cosa credi che mi importi se ci soffri?»

«Non ti e mai importato niente di nessuno. Tu non sai che cosa vuol dire avere dei sentimenti.»

«Invece lo so.»

«No, non quel tipo di sentimenti.»

Thayler stringeva con forza il bicchiere che aveva in mano. Fenner gli vedeva le nocche bianche. «D'ora in poi tutto e finito tra noi. Non sopportero un'altra serata come questa.»

Glorie scoppio in una risata. «Sono io che ti pianto, e non tu che pianti me. E sai il perche?»

«Sono stufo di sentirlo. Lo so gia da un pezzo.»

«No, che non lo sai» disse Glorie con rancore. «E perche tu non vali niente. Non sei mai valso niente. Sei un idiota. Non sai niente. Tu invece credi di sapere qualcosa.»

Thayler appoggio con cura il bicchiere sul tavolo. Si avvicino alla ragazza e le mise le mani sulle spalle. Era pallidissimo. «Sai bene che questa e una sporca bugia, vero?» disse.

Lei si libero della stretta di lui. «Mi sono stancata di dirti bugie, Harry» replico. «Non mi diverte piu. Una volta ti avrei aiutato a salvare il tuo stupido piccolo orgoglio. Ma ora, non me ne importa piu niente.»

Thayler la colpi in viso con uno schiaffo.

Fenner spinse indietro il cappello sulla fronte e si accosto un po' di piu.

«Ti uccidero» diceva Thayler con voce tremante.

Glorie si tocco la guancia. «Tu non hai il coraggio di uccidere una mosca» ribatte. «Non sei stanco di fare la parte dello scemo? Perche non ti fai furbo? Ne ho abbastanza di te. Ti do il benservito.»

Thayler impallidi ancora di piu. «E per quell'altro, vero?» disse. La sua mano tocco il bicchiere e lo strinse.

«Sta' attento alla pressione» lo scherni Glorie «o un giorno o l'altro scoppi.»

Mentre apriva la porta, Thayler le lancio dietro il bicchiere. Ando in mille pezzi contro il muro, a un metro dalla testa della ragazza.

Fenner si stacco dalla cabina e si alzo in piedi. "Lasciamoli litigare" penso, salto giu dal battello e si diresse verso l'albergo.

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