FANTOZZI E LA GITA IN BARCA

Da tempo circola la convinzione che, dato il sovraffollamento delle spiagge, “solo se hai la barca” si possono spendere delle valide vacanze al mare. Questa diceria, un tempo esclusivamente dominio delle classi abbienti, sta guadagnando terreno anche negli strati impiegatizi. Va da sé che per “barca” gli impiegati intendono una barca a remi che certuni osano (dico osano dati i tragici stipendi) attrezzare con ansimanti motorini, mentre nelle classi alte chiamano “barca” anche la Forrestal!

Fantozzi ha osato, firmando nove chili di cambiali che lo perseguiteranno fino al marzo del 1979, comperare una barchetta con motorino.

Per lunghi mesi aveva turbato i sonni dei colleghi d'ufficio dicendo che avrebbe fatto il gran passo e descrivendo il tipo di barca, la potenza del motore e come, dove e perché l'avrebbe usata.

Fantozzi andò finalmente con la “sua signora” dai capelli color topo a ritirare la barca un sabato mattina di giugno. Aveva sopra la testa la sua “nuvola da impiegato” che gli scaricava in nuca il suo abituale quadrato di grandine. Tutto intorno sole splendente e una temperatura africana: nel quadrato c'erano due gradi sotto zero.

Ritirò, dopo averla minuziosamente passata tutta a pollice per difendersi da eventuali sorprese, la “sua” Forrestal. Era una lancetta di tre metri con un motore maligno di tre cavalli. Al traino della sua fida utilitaria se la portò al circolo nautico.

Dopo due ore, con il collega Fracchia, le due “signore mogli” e i quattro figli (una di Fantozzi e rimanenza Fracchia) uscivano fuori dal molo: le “nuvole” li accompagnavano implacabili.

Si erano attrezzati da ammiragli. Fracchia sembrava il grande ammiraglio Rader: non aveva le medaglie e gli alamari però aveva il berretto, il binocolo d'alto mare e guanti neri. Fantozzi, che forse aveva esagerato, sembrava Nelson a Trafalgar: feluca, sciabola e tanto era entrato in parte che sembrava senza un braccio. Solo più tardi si capì che il tutto era dovuto alle misure un po' abbondanti del giubbotto da marina.

Doppiando il molo Fantozzi guardò col binocolo alcuni dopolavoristi che soffrivano stoicamente nei loro quadrati di grandine, li salutò principescamente col braccio: nessuno rispose! Allora il motorino fece ciuf… ciuf… un paio di volte e si fermò. Fece ancora una finta: un altro ciuf isolato che accese di speranza il volto dell'ammiraglio Nelson, poi si bloccò decisamente.

I dopolavoristi guardavano ora incuriositi la scena. l'ammiraglio Nelson disse alla moglie: “Pina spostati!”; tirò violentemente la cordicella e centrò col gomito in pieno naso l'ammiraglio Rader che volò fuori bordo. I dopolavoristi cominciarono a far arrivare delle risate tristi. L'ammiraglio Nelson cominciava a diventare cianotico.

Alla mezz'ora gli rimase in mano la cordicella d'avviamento e sparò un bestemmione pauroso. I dopolavoristi si ammutolirono.

Alla terza ora Nelson e Rader cominciarono a smontare il motore: volevano “vedere” dov'era il guasto.

Alla quinta ora erano distrutti, unti di catrame e grasso fino alle orecchie.

Alla sesta ora Fantozzi decise di staccare il motore: svitò la prima vite-farfalla… la seconda… sfilò il motore dai cardini e disse a Fracchia: “Mi dia una mano… non stia lì impala…”. Non finì la frase, un movimento impercettibile della barca gli fece perdere l'equilibrio e volò in mare scomparendo col motore. Quando riemerse, Fracchia gli domandò: “Lo tiene sempre ben stretto?”. Sentito quello che Fantozzi disse in quest'occasione, i dopolavoristi lasciarono precipitosamente la posizione con la loro nuvola facendosi il segno della croce.

Fantozzi disse imperiosamente: “Ai remi, signori si torna!”. I remi non li avevano portati. Fracchia decise di legarsi una fune alla cintura e di trainare la barca nuotando: si tuffò di testa centrando l'unico scoglio semiaffiorante che c'era nel raggio di 120 chilometri.

Quando raggiunsero il molo era già notte. Fantozzi disse a Fracchia: “Tenga ferma la barca, io salto e poi vi aiuto a salire“. Si sentì il tonfo nell'acqua nera di catrame.

Si accorsero quando erano ormai all'utilitaria che mancava un figlio di Fracchia, ma decisero che ormai era così sporco che non si sarebbe mai più potuto smacchiare, e partirono.

II lunedì mattina Fantozzi entrò in ufficio in una splendida giornata di sole. Un collega gli domandò: “Come è andata la sua prima gita in barca?”. Lui non rispose. Nella semioscurità del sottoscala, due grosse lacrime piene di dignità gli colavano lentamente sulle guance. Nessuno fece più domande e lo lasciarono solo.

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