Fracchia e Fantozzi sono stati invitati al ballo della contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare.
Fracchia e Fantozzi nulla sanno delle regole che governano le serate mondane e si consigliano con un certo Vannenez, che aveva fama di essere stato l'uomo di punta in tempi andati ai balli dell'Opera di Vienna: e sbagliarono completamente tutto. L'invito prescriveva “gradito l'abito scuro”. Affittano allora da un costumista teatrale due frak da orchestrali (a Fracchia le maniche erano lunghe e sembrava un mutilato; Fantozzi pareva in bermuda). Si presentarono nella bellissima villa medicea di Montelupo della contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare. Scambiati ovviamente per orchestrali, furono subito messi in prova dal capo orchestra, certo conte Semenzi, un conte, questi, decaduto.
I due fecero dei disperati tentativi con due trombe e poi furono schiaffeggiati selvaggiamente dal conte. Sorrisero servilmente: credevano di essere in piena festa e che si stesse svolgendo uno di quei divertentissimi giochi di società di cui avevano tanto sentito parlare. Chiarito l'equivoco (il conte Semenzi fu poi giustiziato con mezzi di fortuna nel cortile della villa) vennero introdotti nei saloni.
II Fantozzi in bermuda baciò la mano al conte Serbelloni, che intanto non dava la mano al Fracchia il quale non poteva prenderla dato che le sue mani non fuoriuscivano dalle maniche. I posti a sedere in questi balli sono limitatissimi. Dalla contessa erano quaranta e gli invitati quattrocento. I più scaltri avevano conquistato dopo rapidissime risse le poltrone e le sedie, altri stavano con molta classe sdraiati per terra o sulle scale. I lampadari erano al massimo della capienza!
Fantozzi adocchiò un dondolo meraviglioso nel giardino della villa. Disappannò il vetro (la temperatura esterna era di 18 gradi sotto zero): per un effetto lente del vetro concavo si intravvedeva di là un cagnolino. Fantozzi disse: “Che tesoro!” e pensava al dondolo. E uscì.
Il cane era un gigantesco alano brandenburghese di nome Friedman da quattro tonnellate. L'alano gli fece in silenzio una violenta presa di collo e se lo portò in una zona isolata del giardino, dove stava già scavando una fossa. Un grido provvidenziale del conte Serbelloni salvò il Fantozzi.
Rientrò stravolto col frak a brandelli e disse: “Fracchia, andiamo via, sono un po' stanco”. Salutarono il conte, che cortesemente li accompagnò fino alla porta. Fantozzi aprì. Sul pianerottolo c'era l'alano Friedman che li aspettava. Richiuse di colpo e disse al conte: “Ci facciamo ancora un ballo?”. E sparirono in un vortice di danze viennesi. Più tardi Fracchia scese dalla grondaia, salì in macchina e partì. Vide un lampeggio alle spalle, si accostò sulla destra per lasciar passare: nulla. Ancora un lampeggio, Fracchia abbassò il finestrino, disse: “Dai, passa!” e fece il gesto con la mano. Poi accelerò a tavoletta: dietro a lui non erano fari, erano gli occhi dell'alano Friedman che lo inseguiva al galoppo. Continuò così fin sotto casa. Fracchia cercò di uscire guardingo dall'auto ma l'alano ringhiava paurosamente. Attese un'ora, la belva sembrava dormisse, lui aprì lentamente la portiera e il cane si alzò ringhiando.
Quella notte dormì in macchina e per due settimane fu nutrito dalla moglie che gli passava vivande con un cesto calato dal balcone.