Era dai primi di novembre che i colleghi d'ufficio avevano cominciato, incontrando Fantozzi nei corridoi, a dargli delle maligne pacche sullo stomaco: “Si mette su pancia eh!”.
Fantozzi contraeva gli addominali e, siccome gli dava un gran fastidio sentirsi mettere le mani addosso, era tentato ogni volta di reagire con un ceffone così violento tra nuca e collo del collega da scaraventarlo a pavimento.
In realtà lo esasperava quel pubblico e spietato riconoscimento di un suo possibile decadimento fisico. Poi da ogni parte cominciarono a piombargli addosso macigni del tipo: “Ma sai che sei un po' ingrassato!” e ancora: “Ma lei è molto ingrassato!”.
Lui non ci aveva fatto caso finché un giorno la Pina sua moglie non gli aveva fatto il discorso serio. “Non che tu sia molto grasso, ma sai… Anche per il lavoro, adesso leggo che quelli che vogliono fare carriera devono essere un po' più “ben conservati”.” Quello era stato il campanello d'allarme.
Lui decise allora di provvedere, ma erano i primi di dicembre e rimandò ogni progetto a dopo le feste. Le feste sono la grande moratoria, la dilazione di ogni cambiale e impegno. D'altronde l'idea di dover rinunciare alle orge di polli d'allevamento, tacchini di plastica e vini sofisticati lo metteva in uno stato di grande ansia. Ma quando si presentò al lavoro dopo l'Epifania la prima cosa che gli disse il portiere della ditta fu: “Ma guardi che lei è ingrassato in un modo spaventoso!” in ufficio poi fu tutto un coro di: “Siamo scoppiatelli!.. Si invecchia eh!”. Così, consigliato dal solito Fracchia, decise per la formula “anno nuovo vita nuova” e si recò, con il timore del novizio, alla palestra “Giovani in un mese”.
Lo colpì uno strano odore di disinfettante misto a sudore e il continuo passaggio di giovani muscolatissimi: delle autentiche montagne umane. C'era un clima un po' ambiguo, dovuto alla viscida gentilezza del gestore che lo ricevette nella saia di entrata, dove era stata piazzata una scrivania. Gli disse i prezzi: dodicimila mensili, che comprendevano due ore alla settimana di pesi in palestra sotto la sorveglianza di istruttori qualificati e poi la famosa sauna finlandese.
Il vischioso titolare lo fece poi denudare in una saletta dove c'erano una bilancia e un misuratore di statura e prese nota delle sue misure: altezza 1,68, peso 81 chili, spalle 12 centimetri, torace 80, ventre 129!
“Vedrà,” disse il “misuratore” con una fastidiosa pacca sulla pancia “in quattro settimane la rimetteremo in sesto… mi dia dodicimila d'anticipo e l'aspetto lunedì prossimo alle 20!” Fantozzi versò la quota. Il lunedì successivo si presentò alla palestra.
Gli assegnarono un armadietto e subito si trovò completamente nudo in mezzo a una ventina di muscolatissimi ragazzotti sui vent'anni. Aveva le infernali scarpe da tennis della sua infanzia, mutandoni di lana sapientemente cuciti sul davanti dalla signora Pina e un maglione: non se l'era sentita di sobbarcarsi l'onere della spesa di una tuta regolare. Entrò nella palestra e l'istruttore lo mise in fila con i ragazzi. “Venti giri di corsa” ordinò e il gruppo dei ragazzi partì al galoppo sotto la sferza di un fischietto implacabile.
Al terzo giro a Fantozzi si annebbiò la vista. Al quarto sbandò leggermente, ma nessuno ci fece caso. Sentiva solo il ritmo feroce del fischietto trapanargli il cervello. Al quinto giro andò a sbattere contro la parete e lo portarono a braccia in sauna. Era una sauna di fortuna: un vecchio forno di una pizzeria (perché prima della palestra c'era un negozio che faceva pizze e il forno era rimasto) nel quale lo infilarono attraverso uno stretto sportello. Dentro c'erano altri due sciagurati nudi.
Fantozzi cominciò a respirare a fatica e le pulsazioni gli salirono a trecento al minuto. Dopo quattro minuti uno degli “infornati” cominciò a suonare il campanello che gli avevano mostrato per usarne in caso di bisogno. Poi, non ottenendo risposta, cominciò a gridare: “Aiuto!”. Gridarono allora tutti e tre disperatamente e alla fine furono salvati.
“Si sente meglio ora?” domandò il vischioso titolare della palestra a Fantozzi che veniva rianimato da alcuni giovinastri. Lo pesarono: aveva perso un etto e mezzo. Quando uscì bevve due litri di minerale ghiacciata che quasi lo stroncarono e mangiò tre chili di polenta bollente.
Quando tornò a casa la signora Pina gli chiese: “Ma cosa hai? Ti senti male?”. “Mi sono sentito poco bene in ufficio” rispose Fantozzi. Decise di perdere le dodicimila lire della palestra-pizzeria e si rassegnò a invecchiare come tutti quelli che non hanno i soldi di Agnelli.