Domenica scorsa Fantozzi è stato invitato dal suo capufficio conte Balboni Virelli Bocca a un funerale molto importante.
Era deceduto in un avventato “cimento invernale” il professor Vignardelli Bava di 92 anni, grande ufficiale, gran cordone e soprattutto direttore artificiale della società. Il cimento invernale è una sorta di gara che si effettua in Liguria in pieno inverno: un gruppo di malconsigliati si getta in mare con temperature vicine e alle volte sotto allo zero. Vince il pazzo che esce ultimo dall'acqua.
Il professor Vignardelli Bava aveva bensì vinto la gara, ma era passato a miglior vita. Quando i concorrenti si erano buttati, venerdì 13 dicembre, su un quasi lastrone di ghiaccio, il professore si era staccato dal gruppo con poderose bracciate, sotto lo sguardo ammirato di un folto pubblico di dipendenti ovviamente entusiasti per ragioni gerarchiche. A un duecento metri dalla riva, il Vignardelli Bava cominciò a salutare col braccio. Salutava e da terra tutti rispondevano. A un tratto il professore cominciò a tenere il braccio alto, fuori dell'acqua, ma senza muoverlo. Dopo mezz'ora tutti gli altri concorrenti si erano già ritirati. Il professore era sempre lì, fermo, tra le ovazioni servili della folla. Dopo un'ora fu riportato a terra in un cubo di ghiaccio.
Domenica hanno avuto luogo i funerali. È stata una cerimonia di grande rilievo mondano. Tutti i notabili della città vi hanno partecipato con cordoglio teatrale.
Fracchia, collega di sottoscala di Fantozzi, era già stato consigliato a intervenire dal conte Balboni Virelli Bocca (veramente questi non era conte nel modo più assoluto, ma ci teneva tanto al titolo e soprattutto era così decisamente capufficio che Fantozzi alle volte lo chiamava “sire”). Fantozzi, invece, non aveva ancora ricevuto istruzioni. Finalmente sabato giunse l'invito ufficiale: anche a lui veniva consigliato di presentarsi alla cerimonia al Cimitero Maggiore.
Lo spettacolo cominciò alle 9 del mattino. Fantozzi e Fracchia sbagliarono subito funerale. Se ne accorsero per pura combinazione all'orazione funebre. Parlava un “funeraliere” professionista truccato da affranto dal dolore. “Tu,” diceva l'oratore “sei scomparso lasciandomi un gran vuoto qui” e si indicò la giacca all'altezza del cuore. Fantozzi domandò a un signore in elegantissimo completo da funerale: “Gli voleva molto bene?”. E quello: “Macchè, gli doveva un sacco di soldi”. L'oratore intanto: “Tu sei scomparso improvvisamente, dopo una vita interamente passata all'ombra della famiglia”. E qui Fracchia, che cominciava a subodorare l'errore, domandò a un congiunto che si stava addormentando: “Mi scusi, ma di che cosa è morto?”. E quello: “Insolazione!”.
Fracchia e Fantozzi capirono l'errore e cominciarono a cercare il funerale giusto. Lo trovarono quando già si era arrivati all'orazione funebre. Venne avanti a parlare il professor Zingales, grande amico dello scomparso, titolare di letteratura italiana all'università di Perugia e membro dell'accademia della Crusca: “Vorrei spendere due parole…”; dal gruppo una voce: “Tre!”; altra voce: “Quattro”; e il professor Zingales: “E siamo a quattro, c'è qualcuno che offre di più?”; voci isolate: “Cinque!.. Cinque e mezzo!..”; dal fondo, inaspettatamente: “Dodici!”; era il professor Bellotti-Bon!
Grandi mormorii di stupore nel gruppo per tanta audacia. “Commemorazione assegnata al professor Bellotti-Bon con dodici parole” fece il banditore e gli cedette la parola. Il Bellotti-Bon: “Vorrei spendere undici par…”. Dal fondo: “Non cominciamo a fregare. Lei si è impegnato per dodici!”. Riparte il Bellotti-Bon: “Tu che eri noto col curioso nomignolo di uomo del '48”. Fantozzi domandò a un gruppetto: “Eroe del Risorgimento?”. “No, no” rispose il gruppo decisamente. “Casinista pauroso!”
Bellotti-Bon: “Tu che raggiungi in cielo il tuo indimenticabile collega professor Mannaroni Turri, scomparso nel labirinto dei giardini di Boboli a Firenze, durante l'annuale gioco “Liberi tutti” che si teneva con i colleghi della facoltà di Pisa…”. Interrompe uno dal fondo: “Scuola normale?”. “Non molto,” rispose Bellotti-Bon “vista la natura dei giochi!” E riprese: “Se noi ora fuuu…” e qui si bloccò. Si era trovato di fronte alla tragica barriera di un congiuntivo. Dall'angolo della bocca gli usciva solo quel curioso sibilo “fuuu…”. Un collega gli si avvicinò vedendolo in difficoltà e gli chiese: “Professore, cosa diavolo le succede? Ha forato?”. E lui: “No, mi trovo in spaventosa difficoltà con un congiuntivo” Il collega lucidissimo: “Quale?”. Il Bellotti: “Congiuntivo imperfetto prima persona plurale… vado per tentativi?”. E il collega: “Vadi!”.
Riparte il Bellotti con rincorsa: “Se noi, fff… frassino…”. E il collega lì vicino: “l'albero?”. “No, sono nel pallone” fece il professore e ripartì: “Se noi ff… Firenze!”. Voci sparse: “La città?”. “Prato!” tentò disperato Bellotti. Voci di protesta: “Ma non comincia neppure per effe!”. E Bellotti, speranzoso: “Si, ma è cosi vicina a Firenze!”.
“Mi vorrei ritirare” disse a questo punto il Bellotti-Bon. Coro di voci sghignazzanti: “Ah! Ah! Si ritira eh? Non ha più congiuntivi!”. “No,” fece il Bellotti “ne ho ancora uno, ma vorrei tenermelo per la notte. Non si sa mai. Un congiuntivo “da notte” può sempre venir comodo per ogni evenienza.” E si ritirò tra i fischi dei funeralanti.
Fantozzi allibito si voltò verso Fracchia e gli disse: “Sono veramente deluso, questi professori han ben poco da spendere e poi crollano tutti tragicamente sui verbi”. “Ha ragione,” ribadì Fracchia “torniamo a casa. Venghi!”