I critici d’arte, per umiliare il 90 per cento della popolazione, esclusi i non udenti e i malati di mente disposti a tutto, usano un linguaggio molto simile alla scrittura cuneiforme dei Sumeri. La loro missione è quella di tradurre i messaggi più segreti della pittura contemporanea e di rendere del tutto incomprensibili anche i preraffaelliti inglesi e i neorealisti.
Questo ho intuito dallo stato di smarrimento e di prostrazione di alcuni intellettuali di sinistra, avidi di geroglifici egizi, di scritture maya e fonemi di aborigeni australiani.
Incuriosito, mi sono infiltrato nelle ultime file, travestito da suora svizzera, a una conferenza dal titolo “Introduzione alla comprensione dell’ arte contemporanea”. Relatori i professori Vittorio Sgarbi e Achille Bonito Oliva.
Entro in una grande libreria del centro di Roma. Su scomode sedie circa 120 persone: 99 massaie rurali con borse della spesa ai piedi, due frati francescani che puzzano come iene, 12 precari, 5 non udenti, una escort e un travestito turco.
Sta parlando il professor Sgarbi: «Se negli ultimi decenni un salto di livello tecnologico ha posto in crisi l’ arte come scienza degli oggettimodello, spostandola verso una nuova direzione processuale, ecco finalmente comparire il cromatismo che interrompe l’ evaporazione dell’ opera oggetto. Attenendomi ai puri dati dell’ esperienza sensibile dell’ artista, voglio accentuare come, nelle sue tele, il progresso nel suo pieno e netto significato non viene ad accomodare o correggere, ma a demolire e abolire, permeando così l’ opera della significanza che già fu il fulcro e la semantica del “macchiaiolismo”».
Si abbattono due massaie, una in avanti e l’ altra all’ indietro. Entrambe emettono all’ unisono un urlo terrificante: «È terribile! Un meteorite gigante ha colpito la terra!». Entrambe, catatoniche, vengono portate via dal servizio d’ordine.
Sgarbi, implacabile: «Ma! E qui sta la straordinaria, adamantina purezza dell’ odierno impasto del pittore, immune dalla contaminazione teorica delle sibilline affermazioni del grande maestro fontebuonese, il quale con anarchica veemenza definì il progresso un assolutismo schizofrenico, alimentato dall’ ambivalenza terrena di arte e politica. Ecco il Pontorno, che ammannendo il suo estro, ignaro del possesso dei geni vetusti che in lui sussumevano l’ urgenza dell’ epifanico evento dell’ imporre la sua visione a distanza, ha eliminato il particolare, riducendo figure e cose alla scarna apparenza e spalmando l’ essenza del cromatismo oleoso a zone unitarie, a macchia, pur sempre con l’ accorto uso dei toni locali».
Vengono trascinati via, tra gli applausi, i corpi maleodoranti dei due francescani e portati alla discarica di Formelle che era chiusa. E quindi, ovviamente, nel centro di Napoli.
Interviene con violenza polemica Achille Bonito Oliva: «Vittorio, non sono d’accordo! Per me è vero il contrario! Difatti, eccoci apparire nuove relazioni volumetriche ed effetti prospettici. Una scelta radicale, volta, una volta e per tutte, a distruggere le diffuse e ottuse convenzioni accademiche attraverso l’ azione fortemente tipica e miracolistica degli antichi dagherrotipi: “Imprimere la lumière”».
Vengono portati via per i piedi i non udenti e tutti gli spettatori presenti tranne il cadavere del transessuale turco, morto di noia quasi subito.
Implacanìbile, continua Bonito Oliva: «Ecco che in questo nostro neocontemporaneismo, dove il pensiero azzarda la compenetrazione di due forme diversamente biologiche, quella naturale e quella artificiale dell’ arte, io dico: ben vengano le tele di Pontorno, che con il suo protagonismo neoconservatoristico ha saputo anche restituire dignità e performatività alla critica».
Interviene Sgarbi, con una violenza teatrale: «Oliva, non dire stronzate! Tu non sai che Pontorno…».
Lo interrompe Bonito: «Io? Io sono il primo che ha capito la grandezza…».
Sgarbi: «Semmai il secondo! Il primo sono io!».
«Non usare questo linguaggio teppistico…»
Sgarbi si avventa: «Zitto, cretino!» e gli stacca con un morso l’ orecchio destro. Bonito gli strappa cravatta e manica sinistra della giacca.
Sgarbi: «Scegliamo un giudice per pacificare questa assurda lite».
Bonito Oliva, conciliante: «Scegli chi vuoi».
Sgarbi guarda la sala vuota e poi va deciso verso il cadavere del transessuale turco. «Questo signore!» dice trionfante.
Oliva: «Sì, sono d’accordo. Portiamocelo a casa».
I due, purtroppo, hanno in seguito ricevuto un avviso di garanzia per occultamento di cadavere.
Ora la nostra domanda è: chi è il Pontorno?
a) Un portiere del Parma
b) Gina Pontorno, escort della scuderia Arcore
c) Franco Pontorno Megalotti, giornalista di Udine
d) Pio Pontorno, un prete pedofilo di Udine
e) Teo Pontorno, un poveraccio arrestato per aver rubato una bottiglietta di tabasco in un supermarket nel centro di Udine
f) Un pittore conosciuto solo da Sgarbi e Bonito Oliva (al secolo, però, Jacopo Carrucci detto il Pontormo).
Chi ci darà la risposta esatta per fax, SMS o email, avrà il diritto e l’ obbligo di presenziare alla prossima conferenza dei due critici, che si svolgerà in Afghanistan fra dodici giorni. Le spese di viaggio sono, però, a carico dei vincitori.