Sport e razzismo

La polizia addirittura li va a prendere alla stazione d'arrivo e li scorta fino agli stadi nelle loro fosse, e li riaccompagna poi nei loro treni, poi nei loro ghetti, come belve feroci.

Naturalmente loro sfasciano tutto anche quando vincono, perché il loro risentimento non nasce da una presunta ingiusta sconfitta, ma da quella vera continua ingiustizia che subiscono tutti i giorni della vita.

Vogliono lasciare una testimonianza, un segno tangibile del loro risentimento, del a loro presenza, vogliono essere visibili.

Di loro si parla solo come teppisti: in realtà sono dei malati, che lanciano ruvide invocazioni d'aiuto: sfasciano, dunque esistono.

Cerchiamo di avere pietà di loro, sono nostri figli.

13 dicembre '92

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