Se in questi prossimi due anni, sotto le violente spalllate dell'inchiesta mani pulite e (piaccia o no a noi fratelli della Grande Sinistra) del vento leghista del Nord, ma soprattutto sotto la pressione esasperata dell'opinione pubblica, dovesse disgregarsi il gran castello costruito dalla partitocrazia, ci troveremmo un problema in più da risolvere.
Che mestiere gli facciamo fare ai segretari dei partiti, ai bracci destri e sinistri, ministri e ministrori, insomma a tutta quel a ganga di persone che hanno governato per tanti anni? Bisogna riconoscere che lo hanno fatto con un criterio molto singolare, ormai questa è storia vecchia.
Ma soprattutto il potere personale è stata la loro mania.
Avevano il controllo assoluto di tutto, e le mani in pasta e in ogni tipo di pantano: servizi segreti, italiani e stranieri, camorra, mafia, logge piduiste, alleanze trasversali e le solite tettone di plastica, con le labbra al silicone e i denti di porcellana, che portavano in giro a nostre spese.
Fratelli della Grande Sinistra, vedete, ripeto ossessivamente le solite cose, ma se lo faccio, credetemi, è che sono esasperato come una vecchia ballerina turca il cui marito è scappato con un giovane studente di Oxford.
Ora finalmente si vergognano, e non si fan più vedere in pubblico, altri si suicidano e hanno in fondo tutta la nostra pietà e anche molto rispetto, ma i più farabuttoni aspettano un altro momento favorevole per ricominciare il furto totale.
Anche rubare il potere, credetemi, è furto.
Vi ricordate come entravano, uscivano e scorrazzavano, gonfi di vanità come tacchini ripieni di merda, sotto la luce delle telecamere, dei flash dei fotografi, a tutti i funerali mondani, con quelle facce di finto dolore per rivali che magari avevano fatto accoppare dai sicari di Cosa Nostra? Alle prime alla Scala, alle inaugurazioni di fiere, e a tutti i defilée di sarti famosi, mescolati a contesse alla moda, attrici, attricette e presenzialisti.
Basterebbe questo quadro infame per non avere pietà di loro.
Non che noi sudditi siamo meglio: sappiamo solo mugugnare, criticare, in fondo siamo delle merdacce, e loro la nostra esatta fotocopia.
I sudditi hanno i governanti che si meritano, piccole ipocrite iene che simulano sentimenti umani, fanno la carità, l'elemosina, i balli di beneficenza, ma degli altri, soprattutto del e minoranze emarginate, non gliene è mai fregato un bel niente.
Anzi, le hanno sempre considerate un peso morto della società: gente da rinchiudere o in galera, o in manicomio, o nel e comunità di recupero per tossicodipendenti.
Noi fratelli della Grande Sinistra abbiamo sempre avuto uno spirito veramente cristiano, un vero senso del prossimo, che è stata la costante della nostra presenza nella vita politica italiana.
Li vogliamo abbandonare proprio ora, i nostri governanti? Certo, non ci si può occupare proprio di tutti, ma almeno dei grossi elefanti sì.
Ecco quindi alcuni suggerimenti.
Andreotti.
II mestiere ce l'ha già: scrittore di librini di successo.
Ma soprattutto sarebbe l'ideale conduttore di Domenica in: ha ritmo, sarcasmo, cinismo, è divertente e ammiccante, grandi ascolti, è l'ideale delle massaie.
Ciriaco.
Professore di dizione al nuovo teatro popolare italiano per la tutela dei dialetti.
O, in alternativa, a capo di una équipe fortissima di scopone scientifico che gira i vari paesi d'Italia sfidando i campioni locali.
Ci potrebbero essere, ma non sempre, anche le telecamere di Raiuno.
Ora d'ascolto dalle 18 alle 19.
Avrebbe qualche chance contro l'imbattibile Ruota della fortuna di Mike.
Goria.
Cantante confidenziale, alla Iglesias per intenderci con repertorio per signore sulla sessantina, tipo Pinne fucile ed occhiali e Granello di sabbia.
Spadolini.
Ex grande direttore del Corrierone.
A dirigere una rivista medica tipo Più magri più belli o a capo di un programma di bulimici o mangiatori compulsivi.
O, sempre in alternativa, attore in spot televisivi a reclamizzare una nuova marca di brioches rompidigiuno, ricoperte di cioccolato fondente, che potrebbe bere mugolando e simulando dei quasi orgasmi.
Sbardella.
A dirigere un nuovo grande salone da parrucchiere per uomo nel centro di Roma con sauna, massaggi, raggi Uva e tricologo specialista di tra pianti di cuoio capelluto.
Scalfaro.
Potrebbe diventare Papa vestito da Papa.
Gianni Agnelli.
Presidente della Repubblica vestito da Gianni Agnelli.
E di Amato che ne facciamo? Mi sembra un ottimo direttore per un'agenzia del Credito agricolo di Camaiore.
E tutti gli altri? Che si arrabattino e si arrangino come abbiam fatto noi tutta la vita.
P.S.
Mi dimentico sempre di Bettino.
La sua sistemazione ideale sarebbe al circo Togni vestito da cavallerizzo con alamari, in un numero con i cavalli lipizzani bianchi di Vienna; o, se dovesse malauguratamente morire il gorilla di Villa Borghese, in gabbia a digrignare i denti e a spaventare i bambini.