Basta!

Espertissimo signor conte, dott. ing. Lup. Man., direttor dei direttori di questo spettabile giornale.


È arrivato il momento di urlare basta! E lo giuro senza peli nell'uovo che questa è anche la prima volta che prendo il coraggio a tre mani per scrivere la mia disperazione a un giornale così importante.

Sì, caro Lup. Man. direttore naturale, noi sudditi di terza classe non ne possiamo più.

Non c'è più religione ormai e non si sa dove andremo a finire.

Pensi le cose andavano così bene qui da noi, nel Bel Paese, quando ecco che quasi dai nulla spunta fuori questo geometra di Pietro che assieme al suo compare ingegner Colombo, con quei capelli frisati, jeans invecchiati artificialmente e maglietta da nuovo filosofo francese sessantottino, si son messi a sbattere in galera a spron battuto dei fior di galantuomini.

E con quali risultati? Ce lo dico io in coro, ingegnere natura: con il bel risultato che noi sudditi abbiam perso fiducia in quel poco in cui si credeva.


Si credeva che al timone della Nave Italia ci fosse gente affidabile, e ora questi ci costringono ad aprire gli occhi, purtroppo, e a sospettare che da trent'anni quei piloti ci abbiano fatto navigare fregandosene dell'interesse comune, con il solo scopo di saccheggiarlo.

E intanto la nave è andata a incagliarsi su fondali molto pericolosi.

E ora che la barca sta per naufragare ci chiedono subito, loro, i piloti, con estremo cinismo di: lavorare di più e di guadagnare di meno; di rinunciare alla scala mobile ma non all'automobile, e di non usarla per risparmiare carburante per favorire la lotta all'inquinamento; di subire una tivù sempre più povera ma con canoni sempre più alti infarcita comunque di una pubblicità della quale dobbiamo accettare i consigli imperativi, a tracannar veleni, a mangiar cibi adulterati e bistecche incollate con gelatine farmaceutiche; ad affogare lentamente in un mare di detersivi medicinali, shampoo calvizzanti, colliri accecanti.

Per non parlar dei pantaloni stretti che sono un vero flagello.

Lo sa che ci han reso tutti quasi impotenti? E ora, caro mio, io le faccio una confidenza, ma per carità non lo dica a nessuno che mi vergogno: credevo di essere felice, e scopro di essere sempre più depresso, come una massaia ungherese di cinquantacinque anni.

Le dirò subito i motivi di questa mia catastrofe personale.

Ho finto di lavorare per tutta la vita condannandomi a una noia da gatto svizzero.

Non ho fatto ovviamente carriera, non ho duecento lire da parte.

Ho sì un televisore a colori con telecomando che è il grande amore della mia vita, anche se lui cinicamente mi propina programmi insultanti.

Ho una figlia di diciotto anni che è stata promossa con la media del sei all'Istituto Pascoli e che, detto fra noi, è più simile a una scimmia che a un essere umano; purtroppo senza l'ombra di un marito in agguato, poi è anche disoccupata.

Anzi, spesso, viene portata in Questura per accertamenti, perché scambiata per un travestito abruzzese.

Di mia moglie non ti allego una foto per lasciarti i capelli coaffati.

Non riesco a toccarla da circa dodici anni, le ho tentate tutte, mi creda, anche con un tipo di alimentazione esplosiva.

In confidenza, gliela segnalo, così, se avesse dei problemi anche lei, la può seguire.

Eccola: ostriche, tartufi neri, pepe di Cajenna, sale, nitro, glicerina, un ananas (non il frutto tropicale, ma la bomba a mano) e un cucchiaio di cantaride.

Risultati? Niente.

Mi creda, niente.

Per la mia attività sessuale pratico con estrema violenza l'autoerotismo, ma lontano dal nucleo familiare.

Anzi, se potesse, lei che conosce molto in alto, farmi avere una foto di Lilli Gruber che prende il sole in casa dei genitori in Sardegna, la consulterei volentieri.

Senta, ora la lascio, ma prima le vorrei dire che, oltre alla foto della Gruber (mi raccomando eh? non dimentichi di mandarla), le immagini che più mi hanno colpito son quelle della sparatoria sui negri in Sudafrica e della madre sulla sedia a Sarajevo.

Ha visto come quei negri ballavano prima, e poi come si rotolavano per terra abbracciati e insanguinati? E quelli nascosti dietro l'auto, che avevano gli occhi da pecore in attesa di essere ammazzate? E poi, quella vecchia madre di Sarajevo che facevano sedere su una sedia e quando lei capiva che suo figlio era fra i morti cominciava a urlare? Caro direttore, non bisogna avere pietà.

Lo dico francamente e senza ipocrisie.

In fondo quella gente lì merita punizioni di questo tipo, non mi vorrà certo dire che sono uguali a noi europei, quei negri e quella vecchia serba con i capelli ossigenati.


Eccole comunque, per suo comodo, una possibile gerarchia di tutta la gente che potrebbe presentarsi alle frontiere della nostra Europa, a stento difesa dagli skinhead tedeschi e dagli hooligan di sua maestà britannica.


Prima categoria: europei, anglosassoni, scandinavi, teutonici bianchi, protestanti e tangentisti. Seconda categoria: europei, sacerdoti bianchi anche omosessuali.

Terza categoria: skinhead, cattolici, ecologisti.

Quarta categoria: serbi musulmani, turchi rinnegati e fabbri ebrei.

Quinta categoria: negri polli ruspanti, filippini, operai metalmeccanici, braccianti lucani e, ovviamente, tutti gli albanesi.


Se la tenghi in mente anche lei, questa lista di persone, e faccia sì che si possa entrar da noi solo fino al rango di sacerdote omosessuale, tutta l'altra feccia la si ributti in mare, come abbiamo fatto noi con gli albanesi.

Per questa domenica la saluto servilmente.

Le scriverò ancora la prossima settimana.


P.S.

Mi invii la foto della Gruber.


E ora le faccio una domanda a tranello: lei la darebbe sua figlia in sposa ad un negro del Lesotho, o a un metalmeccanico?

13 settembre '92

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