Invidia

Io ho una fottuta invidia per i santi, i grandi uomini, i potenti, le belle donne e per tutti quelli che sembrano felici e riusciti nella vita.

L'invidia è la mia malattia.

Morirò d'invidia.

È un sentimento maledetto, nascosto nei miei cromosomi (si scrive così?).

La dottrina cattolica lo include tra i sette peccati capitali.

Però è l'unico di cui mi vergogno, e che cerco di mascherare: in pubblico, della fortuna degli altri quasi mi rallegro.

Insomma ogni giorno fingo di non invidiare nessuno.

Invece invidio chiunque: i vicini di casa, i colleghi, posso invidiare anche una persona che amo come mia moglie, se solo fa qualcosa meglio di me.

Più invidio, più cerco di mutilare gli altri per abbassarli al mio livello, con ogni mezzo, la maldicenza, la delazione, sempre fingendo amicizia e sollecitudine; e se non ho fatti sgradevoli da propalare, li invento con la faccia e i toni onesti di un brav'uomo sinceramente preoccupato della persona che sta facendo a pezzi.

Mi auguro che vadano male le cose degli altri.

Godo dei loro insuccessi.

Un dramma perché l'amore si può dichiarare, scrivere sui muri.

I grandi poeti sono stati largamente ispirati dall'amore per una donna, o per un uomo come Marcel Proust, che nel suo illeggibile capolavoro contrabbanda per la signorina Albertina scomparsa il suo autista, malauguratamente licenziato dai genitori.

Dell'odio ci si può liberare, uccidendo l'oggetto di un sentimento così intenso.

Ma l'invidia la devi nascondere dentro di te, e allora si accumula, si gonfia a dismisura, e ti può portare ometti normali e insicuri a sterminare a fucilate un intero paese.

Chi soffre d'invidia deve liberarsi di questa penosa malattia.

Come? Vomitatela, esorcizzatela scendendo in strada anche di notte completamente nudi gridatela verso le finestre dei vostri vicini, urlatela, sempre nudi, di giorno, in metrò, ai semafori del vostro quartiere, mescolati ai pulitori di vetro polacchi o ai venditori di accendini dello Sri Lanka. Insomma, dite a tutti che siete morbosamente invidiosi.

Alla fine i vigili vi porteranno alla neuro, ma sarà una grande liberazione, e tornando a casa avrete una gradevole sensazione di pace.

Io invidio Arbore perché è un genio della televisione e mi illudo che abbia, come Celentano, solo il senso del momento e del pubblico.

Invidio Sgarbi perché temo sia candido e coraggioso, quasi come Pasolini, e mi illudo che faccia la fine di Marianini, e si consumi negli anni futuri al rango di macchietta di insultatore televisivo. Invidio Benigni, Nuti, TroiSi Verdone, Moretti, Nichetti e Frizzi, e mi illudo che il loro successo finisca già l'anno prossimo.

L'unico che non invidio, sinceramente, è Paolo Villaggio, perché spero di conoscerlo bene e so che è una gran merdaccia, peggio di me, invidioso come una ballerina di fila, anzi vi giuro che mi fa quasi pena.

Invidio Di Pietro perché ormai è un eroe nazionale: è l'onestone, con la faccia semplice e dura del cow-boy molisano.

Negli ascolti tivù batte anche il fenomeno Mike, potrebbe fare impazzire tutte le dattilografe e le massaie d'Italia.

Potrebbe diventare Presidente della Repubblica, Papa o Re.

In ogni sondaggio è il più votato.

Con chi faresti un viaggio? Numero uno Di Pietro.

A chi affideresti tutti i tuoi risparmi? Numero uno Di Pietro.

Con chi scoperesti? Sempre implacabilmente lui.

Ha vinto il gatto di TvSorrisi e canzoni 1992.

In quanto a copertine ha quasi raggiunto Alba Parietti.

Ma la Parietti ci vive della sua popolarità, il suo mestiere la costringe alla vanità.

Più copertine uguale più soldi.

Però, a volte, quando è troppo appagata, la vanità diventa pericolosa.

Può modificare la rettitudine di un uomo.

Certo, Di Pietro è sorvegliato dai giornalisti, ma qualche pericolo lo corre.

II rischio vero è che chi non ha qualità, in una società copertinistica e competitiva come la nostra, per emergere debba rifugiarsi o nella follia, o nell'alcolismo, o nella tossicodipendenza, o nella violenza da curva sud o da naziskin.

Insomma diventare un animale asociale.

Santi, divi, copertinisti, abbiate pietà di noi merdacce.

Vi ammiro, vi invidio, vorrei essere solo come voi, ma non fate sanguinare ogni giorno la mia invidia.

Non fatemi sentire sempre di più di una casta inferiore.

Siete riusciti nella vita, intelligenti, potenti, ricchi, e scopate chi volete (se ce la fate), ma abbiate pietà di me! Siate umani, non mi condannate ad aspettare la morte di fronte alla Ruota della fortuna, che tanto in Paradiso non mi ci mandano, perché purtroppo non credo nemmeno in Dio.

10 gennaio '93

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