Che possiamo sperare?

Cari fratelli della Grande Sinistra, per questo 1993 la vedo molto brutta per tutti.

Io sono stato profondamente offeso dalla vita, e quindi sono risentito come un gobbo e cattivo come un nano.

10 non ho né un passato nel quale credere, né un futuro nel quale sperare, ma solo un presente completamente vuoto.

Abbiate pietà di me: siete cattolici, è vero, no? E ascoltatemi, è il terzo giorno dell'anno, vi prego andate avanti a leggere, anche se con un po' di fastidio.

Allora, che cosa possiamo sperare noi poveracci? E che anno sarà per tutti noi questo 1993? Innanzitutto va detto che a noi: 1) dei partiti politici, 2) dell'Italia comunitaria retrocessa in serie C, 3) della bancarotta di Stato, 4) della svalutazione, 5) dell'inquinamento, 6) delle tangenti, 7) del buco dell'ozono, 8) dell'effetto serra, 9) della questione palestinese, 10) della finanziaria, 11) del crollo dell'impero socialista, 12) del razzismo, 13) delle crisi istituzionali e 14) del e riforme non ce ne può fregà de meno, scusate questo menefreghismo dialettale, ma noi siamo volgari sudditi e non cittadini.

Sudditi siamo e sudditi moriremo, e per di più poveri.

Siamo una razza a parte come gli immigrati dal terzo mondo, gli handicappati, i tossici, i sieropositivi, i malati di mente, gli omosessuali.

Il legislatore fa le leggi che ci dovrebbero proteggere, ma poi il giudice non le fa rispettare.

Le sole leggi che contano sono il clientelismo e la partitocrazia.

Prima di ogni tornata elettorale i signori del Palazzo ci promettono tutto, ci fanno credere tutto, e ci fregano ogni volta tutti.

Del resto lo sappiamo che a loro della mafia e della camorra poi non gliene importa niente, e giustamente, anche perché il loro potere è nutrito e si appoggia proprio sulla mafia e sulla camorra. Ecco il punto: il potere è l'obiettivo unico della partitocrazia.

E loro cercano di conquistarlo con ogni mezzo, lecito e no, con l'inganno e la frode elettorale, la slealtà, le cosche massoniche, le logge, le lobby di potere trasversale e a volte coi delitti politici organizzati dagli stessi servizi segreti del o Stato.

(Mi rendo sinistramente conto che come sempre faccio man bassa di luoghi comuni e frasi rifritte.) Per quello che li riguarda, penso che non gliene freghi niente che il paese vada a ramengo.

Loro l'hanno saccheggiato, e se loro la pensano cos1 figurarsi noi che siamo i loro servi della gleba, colpevoli per giunta.

Non illudiamoci: non siamo le loro vittime sacrificali, ma loro sono il risultato della nostra abiezione: insomma noi siamo paradossalmente il piedistallo su cui poggia il loro potere.

Quindi, per questo paese, non credo in un secondo miracolo economico, come quel o del dopoguerra, né nello stellone che ci ha sempre assistiti.

Siamo stati borbonizzati troppo, e siamo in una buca troppo profonda, ma, che ci piaccia o no, siamo in questo paese, e nella fossa ci siamo cresciuti, e forse ci sta bene di viverci dentro senza far sforzi.

Non vogliamo responsabilità: noi siamo dei sudditi veri.

Non cambierà nulla, siatene certi, e vivremo come a Napoli e come a Calcutta, dove si è anche perso il ricordo di tempi migliori, dove ogni tensione sociale si è spezzata da troppo tempo, e per sempre, e con quella ogni speranza di miglioramento.

Qui da noi, fin dai tempi dell'impero di Roma, abbiamo capito che, per sopravvivere in una vita senza obiettivi, l'unico valore che sostituisce i valori reali, e quindi la felicità, è sognare le glorie sportive nelle quali noi atleti non praticanti ma poveri sudditi sedentari ci identifichiamo.


Allora, al sodo.

Che spero io per il '93? Che la Samp vinca il campionato di serie A, e sarebbe una delle gioie più grandi della mia vita, che Vialli non si faccia convincere dal sergente di ferro Arrigo Sacchi a togliersi l'orecchino, che è il segno distintivo del a sua generazione.

Ma davvero un grande allenatore, il più grande d'Europa, può credere in certi valori? Anche i missionari portoghesi, per paura del diavolo hanno costretto gli indios brasiliani nel XVII secolo a vestirsi con tuniche di cotone e a lavorare dodici ore al giorno a quarantadue gradi all'ombra della foresta amazzonica, e sapete che cosa è successo?

Gli indios sono morti quasi tutti.

Spero però che Sacchi ci faccia vincere almeno la qualificazione al mondiale americano, anche senza i tre olandesi, ai quali deve molto della sua fama, e il suo attuale stipendio.

Che il Milan vinca la coppa dei campioni.

E poi vorrei rivolgere una particolare preghiera all'avvocato Agnelli.

Che per una volta si dimentichi di essere stato vestito alla marinara ed educato ad Harvard e si fermi almeno una volta, ma una volta sola, la scongiuro avvocato lo faccia per noi, un venti secondi non di più, a dirci la sua senza avanzare implacabile infastidito, quando all'uscita della tribuna dello stadio delle Alpi viene braccato dalla troupe della Domenica sportiva.

Io so cosa è una troupe televisiva: sono almeno sei persone che devono indietreggiare al a stessa velocità.

Con cavi, parco lampade, due telecamere, i microfoni, i fili, il microfonista rischiando tutti ogni volta una nucata rimbombante sull'asfalto.

D'accordo siamo una razza inferiore, lo si sa, ma almeno una volta ci faccia il regalo magnifico di non ricordarci la nostra condizione.

Vorrei poi che Bugno vincesse il Tour de France, che Chiappucci arrivasse secondo e Coppino Chioccioli terzo come ai tempi d'oro della mia infanzia di Gino, Fausto e Fiorenzo Magni.

Che Alberto Tomba vincesse la coppa del mondo, che un italiano (non importa chi, anche il presidente Scalfaro) vincesse il titolo mondiale di formula uno al volante di una rossa di Maranello, e che gli Abbagnale diventassero immortali.

Per il resto, che vada al diavolo pure tutto, e cambi pure tutto, tanto non ci saremo più quando sarà cambiato troppo.

Voi in fondo l'avete capito che per noi poveri sudditi disperati da poltrona televisiva, goffi vecchibambini che gli anni non maturano, non resta altro che questo andare e venire di sogni.

Buon anno a tutti, vi abbraccio con molto affetto, soprattutto i giovani.

3 gennaio '93

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