Chi sbaglia paghi

Una cosa che spero non vi sia sfuggita è l'orgoglio e la soddisfazione che colava dai titoli dei giornali italiani per l'attacco della Santa Alleanza contro Saddam Hussein. Dura punizione a Saddam, titolavano a tutta pagina, Il bandito (o il ladro) di Baghdad subisce una severa lezione. Questo il tono di tutti i fogli conservatori, antiarabi per tradizione.

E fin qui ci siamo.

Ma anche tutti i giornali di quella che era la sinistra illuminata, che difendeva gli interessi degli oppressi dall'arroganza dell'Occidente, usavano gli stessi toni di estremo compiacimento.

E dentro, nei reportage, come già per la guerra del Golfo, tutta una sadica descrizione della straordinaria efficienza di questi gioielli di tecnologia, che sono i missili Tomawak e Cruise.

Si dice che partono dalle portaerei, dalle navi lanciamissili e dai sottomarini, dalle rampe dell'Arabia Saudita e colpiscono il bersaglio con straordinaria precisione anche dopo un'ora e quaranta di percorso.

Questo però non è del tutto vero perché queste macchine perfette sono fallibili.

Su otto rampe di missili antiaerei iracheni, ne hanno colpito solo quattro nel primo raid e nell'attacco alla presunta fabbrica nucleare di Baghdad, hanno anche centrato l'albergo più importante della città: Harun arRashid.

Per errore, sembrava in un primo momento, poi non più, perché pare che sotto ci sia il bunker dove si rifugia il dittatore.

Harun arRashid era un grande califfo, cioè un grande re, un uomo di grande cultura, che legò il suo nome alle Mille e una notte, è come dire da noi Dante Alighieri o Boccaccio.

E come se un missile iracheno colpisse l'Hotel Excelsior di Firenze o il Baglioni di Bologna o il Grand Hotel di Roma, uccidendo due cameriere e uno sguattero.

Nel sospetto, da noi, che ci fosse sotto il rifugio del presidente Scalfaro.

Ma la vogliamo finire una buona volta di fingere di non capire! D'accordo, Saddam è un pericolo per la pace, e per il petrolio soprattutto, ma la sua follia esprime l'orgoglio di tutto il mondo arabo, che in questo secolo è sempre stato umiliato dall'Occidente.

Per quello che riguarda la vicenda di Totò Riina, detto Totò 'u curtu, mi affascina l'amore cieco e devoto di sua moglie. Siete dei carnefici, mio marito è un sant'uomo e quando dice queste cose è come se gridasse ti amo.

Lo considera come un'autentica vittima di una società repressiva, poverino, tutto bunker e famiglia, con serate davanti alla tivù, un gattino bianco da accarezzare sulle ginocchia e Pippo Baudo a Partita doppia.

Singolare anche il discolpone televisivo fatto da Bettino.

L'ho visto su Raidue, quella che era il suo feudo indiscusso (forse lo è ancora, visto tutto lo spazio che gli hanno dato per l'autodifesa).

Anche Amato, il Topo, lo difende.

Bettino non dice non sono stato io! o non sono colpevole! ma non sono stato solo io!; e il Topo, di rincalzo, non è colpevole perché non è il solo.

Questa è una ben strana logica.

Eppure la legge parla chiaro: chiunque commette un delitto, in questo caso corruzione, concussione e furtoni vari ai danni del o Stato, deve essere punito.

D'altronde uno che ruba un'auto a Napoli, mai si sognerebbe di difendersi dicendo: Sì, lo so, ho rubato, ma non ho colpa, perché qui a Napoli lo fanno tutti, e da sempre, anzi si vive solo di questo, perché non c'è altra possibilità!.

Così pure, su scala diversa, è vero che tutti noi non rispettiamo, da sempre, il codice della strada.

Per esempio, io, lo ripeto, sempre sotto quest'aria da brav'uomo, sono un autentico pirata.

Non mi sono mai allacciato una cintura in vita mia, non rispetto i limiti di velocità, passo sempre col rosso, faccio dei sensi vietati paurosi e alle volte cerco di investire le vecchie proprio sulle strisce, e sotto una pioggia battente.

Ora le leggi si sono anche inasprite, dicono che si sono dovuti adeguare alle norme comunitarie europee.

Io non intendo mollare, anche se metteranno la pena di morte per chi non si allaccia le cinture. Fanculo.

Tanto in Italia, si sa, si fanno le leggi, ma non ci sarà mai nessuno che le farà rispettare.

D'altronde: chi non ha come me, obiettivi da centrare, se rispetta le leggi si sente oppresso e ingabbiato.

Quando compie invece delle infrazioni, si sente più libero e quindi più felice.

Capìto qual è la mia filosofia? Predico, predico, faccio la vittima, poi però non rispetto la legge, e non mi sento nemmeno in colpa.

Tenete conto che io sono un animale di una specie così inferiore alla media e ho avuto così poco dalla vita, che merito di non essere punito, e vi prego servilmente e umilmente di concedermi tutta la vostra pietà di esseri superiori.

Senza però esagerare con il perdonismo: sennò poi finite per perdonare anche quelli di Tangentopoli.

31 gennaio'93

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