Io sono una merdaccia

La lettera di ieri sulla vanità del volontariato mi ha attirato addosso un sacco di maledizioni.

E tutti a dire che sono una merdaccia.

Purtroppo è vero, io sono una merdaccia, e ce l'ho anche scritto sul passaporto.

Pensate che un tempo ce l'avevo solo nei segni particolari, e adesso invece anche nella professione.

E così la pensano tutti quelli che mi sfiorano, e temo che persino mia moglie anche se non lo dice nell'intimo lo pensa.

Da ragazzino, io ho fatto l'unica recita della mia vita.

Il pezzo che facevamo si chiamava Incantesimo nell'azzurro del cielo d'argento.

Nel cartellone c'era scritto: Personaggi e interpreti: il principe, Paolo Tramontana; la principessa, Tea Cardini; una merda, Ugo Fantozzi.

Questo ruolo io l'ho fatto per tutta la vita sorridendo solo coi denti: anzi tutti i miei amici per strada mi gridavano: Dai merdaccia, fai la merda, e io allora mi muovevo come una merda, tenevo la testa bassa e passeggiavo come una merda, e lo facevo solo per essere accettato. Io non voglio assolutamente dire che i volontari non sono santi, anzi la loro opera è utilissima e fondamentale in uno stato come il nostro che non esiste.

Ma data la mia tragica condizione, non possono sempre schiacciarmi con l'abissale differenza di qualità morali che c'è tra me e loro.

Santi, santoni, santissimi, vi chiedo di essere solo un po' più santi di quel che già siete, e di non farmi sentire sempre un topo di fogna.

Un grande santo non mi deve mai far sentire la merdaccia che purtroppo sono, e voi tutti vi prego, non fatemi sanguinare di più di quel che merito.

Però con tutti questi santi che ci sono in giro, io non so più a che santo votarmi e ho deciso di rivolgermi per una gran supplica alla più alta autorità della gerarchia cattolica: saltando il Papa, mi rivolgo direttamente a lui, Dio in persona.

Io credo disperatamente in Lui.

Lui ha creato tutto, ha montato questa immane baracca, e ora che le cose vanno male non ci deve assolutamente abbandonare nel o schifo nel quale ci troviamo tutti.

Lei Dottore deve assolutamente darci una mano.

Signor Dio, c'è un sacco di gente che sta malissimo e Lei che le cose le sa dovrebbe tenerne conto. Molti poi addirittura non credono neppure in Lei: e credere, per chi soffre, è di grande conforto. Quindi Lei si deve manifestare! O comparendo sulla spalla di Scalfaro al Quirinale alla festa del 2 giugno, o moltiplicando pani e pesci a Mogadiscio, vicino al porto, ogni giorno per un anno intero. Forse Lei non lo fa perché tanti di quei poveracci sono musulmani: ma tenga conto che nemmeno Allah, benché clemente e misericordioso, lì non si è mai fatto vivo. Il di Lei rappresentante sulla terra, il signor Papa, continua a predicare ai politici la moralità, a tuonare contro il lusso e la ricchezza che non portano alla felicità, e contro il consumismo, a invitarci a recuperare i venerandi valori paleocristiani, ad assicurarci che la vera felicità sta nella privazione, e che è importante essere, non avere.

Ma questo glielo devo pur dire, perché Lei forse non lo sa: il signor Papa non vive in miseria.

La sua corte è una corte quasi medievale, è la corte più fastosa del mondo, dove, fino a poco tempo fa, era in uso la sedia gestatoria e il bacio della pantofola.

Pensi, e non mi sento in colpa se faccio la spia, che basterebbe vendere anche solo un terzo delle ricchezze vaticane per sfamare l'intero Corno d'Africa.

Mi si dice da più parti che non si può scherzare con Lei, che non si può pronunciare il suo nome invano, ma mi scusi, se Lei non accetta neppure delle piccole battute come queste, allora, mi scusi di nuovo, vuol proprio dire che Lei non è spiritoso.

E allora mi crolla il mondo addosso.

Insomma, mi creda eccellenza, Lei deve essere, se vuole mantenere la sua autorità, superiore, spiritoso, e anche generoso, nel saper perdonare le mie tragiche pochezze mentali e il mio scadente umorismo.

La prego, signor Dio, mi dia una mano, veramente non so più come chiederlo, vorrei anche approfittare di questo nostro incontro per raccontarLe di Tangentopoli e della nostra indignazione, ma sarebbe un discorso lunghissimo e ho già troppo abusato del suo tempo prezioso.

Le aggiungo solo che per me la macchina di Mani pulite è andata troppo avanti. Il pericolo è che non ci sono più i capi da usare come capi espiatori, e purtroppo ora siamo in prima fila noi poveracci, che non siamo abituati, e perciò abbiamo molta paura.

Non ci resta che sperare, e implorare umilmente la Sua grande misericordia.


P.S.

Ora che ci penso, però, Lei che può tutto, non potrebbe farmi avere anche a me una tangentina, ma piccola, anche per non dar troppo nell'occhio? Devo pagare il mutuo di casa mia, che non finisce mai.

28 febbraio '93

Загрузка...