Robert J. Sawyer Killer on-line

In ultima analisi, è il nostro concetto della morte a stabilire le nostre risposte a tutte le domande che la vita ci propone.

Dag Hammarskjóld (1906–1961)

Segretario Generale dell’ONU

Prologo dicembre 2011

— In quale camera è la detective Philo? — domandò Peter Hobson.

La corpulenta infermiera seduta dietro il banco dell’accettazione depose la rivista che stava leggendo e alzò lo sguardo verso l’uomo alto e magro sui quarantadue anni, dalle tempie leggermente sfumate di grigio, appena entrato nel reparto. — Come ha detto?

— La detective Sandra Philo — ripetè Peter. — In quale camera è?

— Stanza quattrocentododici — rispose l’infermiera. — Ma il dottore ha ordinato di non disturbarla. Soltanto i parenti più stretti possono farle visita.

Peter s’incamminò lungo il corridoio. L’infermiera uscì subito da dietro il bancone per dargli la caccia. — Ehi, lei! Ho detto che non può andare in quella stanza! — lo redarguì con fermezza.

Peter si girò a mezzo. — Devo vederla. Solo cinque minuti.

— Neanche per idea. — La donna manovrò per bloccargli la strada. — Quella paziente è in condizioni molto gravi.

— Io mi chiamo Peter Hobson. Sono un dottore.

— So chi è lei, Mr. Hobson. E so anche che non è un dottore in medicina.

— Io faccio parte del consiglio di amministrazione del North York General.

— Buon per lei. Torni là e faccia pure il gradasso con loro.

Nessuno può venire a disturbare in corsia durante il mio turno di guardia.

Peter sbuffò rumorosamente. — Senta, io devo vedere la signorina Philo, e subito. È questione di vita o di morte.

— Tutto quanto qui all’ICU è questione di vita o di morte, Mr. Hobson. La paziente Philo sta dormendo, e lei non è autorizzato a disturbarla.

Peter la aggirò e accelerò il passo.

— Chiamerò la sicurezza — lo minacciò l’infermiera, cercando di tenere la voce bassa per non allarmare i degenti.

Peter non si voltò neppure. — Chiami chi le pare — borbottò, mentre le lunghe gambe lo portavano velocemente verso l’estremità del corridoio. L’infermiera tornò al banco dell’accettazione e prese il telefono.

Peter trovò la stanza 412 ed entrò senza bussare. Sandra Philo era collegata ad un ECG; non si trattava di un apparecchiatura Hobson, ma lui non ebbe difficoltà a leggere il display. Un flacone di soluzione salina era appeso a un’asta cromata accanto al letto.

La ragazza socchiuse gli occhi. Le occorsero alcuni secondi per mettere a fuoco lo sguardo. — Lei! — ansimò quando lo riconobbe. La sua voce era rauca e appena udibile… gli effetti del raggio.

Peter chiuse la porta. — Mi ascolti. Ho soltanto pochi minuti. Hanno già chiamato la sicurezza per farmi portare via.

Sandra Philo doveva lottare su ogni parola. — Lei ha… cercato di… uccidermi — balbettò.

— No — disse Peter. — Le giuro che non erano affatto queste le mie intenzioni.

La ragazza mandò un grido, troppo debole per essere udito oltre la porta chiusa: — Infermiera!

Peter la guardò. Appena una settimana addietro, la prima volta che l’aveva vista, Sandra Philo era stata una sana e attraente giovane donna di trentasei anni, con fiammeggianti capelli rossi. Ora i suoi capelli si stavano staccando a ciocche, aveva la pelle giallastra ed era così debole che poteva a malapena muovere le mani. — Non voglio essere rude con lei, Sandra — disse Peter, — ma la prego di stare zitta e di ascoltarmi. — Infermiera!

— Mi ascolti, dannazione! Io non ho niente a che fare con quegli omicidi. Ma so chi è stato. E posso offrirle la possibilità di prenderlo.

In quel momento la porta si spalancò. La corpulenta infermiera fece il suo ingresso, tallonata da due robusti guardiani in uniforme.

— Buttatelo fuori — ordinò la donna. I guardiani si mossero verso di lui.

— Maledizione, Sandra — esclamò Peter, — questa è la sua unica possibilità. Mi dia cinque minuti. — Uno dei guardiani lo afferrò per un braccio. — Cinque minuti, per l’amor del cielo! Questo è tutto ciò che le chiedo!

— Ci segua, senza far storie — disse il guardiano. Il tono di Peter si fece implorante.

— Sandra, dica a questa gente che posso restare!

Odiò se stesso per quel che stava per dire, ma non riuscì a pensare a qualcosa che la colpisse altrettanto senza ferirla:

— Se non mi ascolta, lei morirà senza aver risolto questi delitti.

— Avanti, amico, ora esca di qui — grugnì l’altro guardiano, strattonandolo senza complimenti.

— No, aspettate! Sandra… per favore!

— Non ci costringa a usare le brutte maniere. Si muova.

— Sandra!

La giovane donna esitò. Infine, con voce fioca, disse: — Lasciate… che… resti.

— Non può entrare nessuno, a quest’ora — disse uno dei guardiani.

Sandra trovò la forza di alzare una mano. — È una cosa che riguarda la polizia… lo ascolterò.

Peter si divincolò dalla presa dei due guardiani. — Grazie — disse a Sandra. — Grazie.

L’infermiera lo guardava con aria ostile. — Non resterò molto — cercò di placarla Peter. — Glielo prometto.

Sandra riuscì a girare la testa verso la donna. — Va tutto… bene — disse debolmente.

Lei non parve molto convinta. Guardò l’orologio, scosse il capo, e dopo qualche secondo si decise a dire: — E va bene — forse pensando che le faccende della polizia e i delitti non risolti erano cose superiori anche all’autorità dei dottori.

— La ringrazio — disse Peter anche a lei, sollevato. — Le sono veramente grato.

L’infermiera lo gratificò di uno sguardo scettico, girò le spalle e uscì, seguita subito da uno dei guardiani. L’altro si mosse verso la porta camminando all’indietro con espressione irritata, senza smettere di agitare un dito ammonitore verso Peter.

Quando furono di nuovo soli, Sandra disse: — Parli… pure.

— Per prima cosa, mi lasci dire quanto mi dispiace per quello che le è successo. È stato terribile. Mi creda, non ho mai voluto che accadesse del male, a lei o a qualcun altro. Questa cosa… mi è completamente sfuggita dalle mani.

Sandra Philo non disse nulla.

— Lei ha famiglia? Ha dei bambini?

— Una figlia — mormorò la giovane donna, sorpresa.

— Ah. Non lo sapevo.

— Vive col mio ex marito — disse lei.

— Senta, le garantisco che mi prenderò cura di sua figlia, voglio dire finanziariamente. Tutto quello di cui avrà bisogno… vestiti, automobile, università, vacanze in Europa, qualsiasi cosa. Pagherò tutto io. Le aprirò un conto in banca.

Sandra aveva aperto del tutto gli occhi, adesso.

— Io non volevo che questo succedesse, mi creda. E le giuro che ho tentato più volte di fermare tutto.

Peter fece una pausa, cercando di richiamare alla mente il giorno in cui l’intera maledetta cosa era cominciata. Un’altra stanza di ospedale, anche allora tentando di confortare un’altra coraggiosa donna in punto di morte. Era come se un circolo si chiudesse.

— Sarkar Muhammed aveva ragione… avrei dovuto venire prima da lei. Io ho bisogno del suo aiuto, Sandra. Si deve mettere termine a questa cosa — sospirò Peter, chiedendosi da dove poteva cominciare. Tante cose erano accadute. — Lei sapeva — disse infine, — che è possibile scandagliare ogni rete neuronica in un cervello umano, e costruire un perfetto duplicato della mente del soggetto all’interno di un computer?

Sandra scosse impercettibilmente il capo.

— Be’, si può fare. È una nuova tecnologia. Sarkar Muhammed è uno dei pionieri in questo campo. Cosa direbbe se affermassi che il mio stesso cervello è stato scandagliato e duplicato?

Sandra sollevò le sopracciglia. — Direi che… due teste sono meglio… di una.

Peter commentò quella risposta con un sorriso amaro. — Forse. Ma nel mio caso si dovrebbe parlare di tre, perché in effetti sono stati creati tre simulacri di me stesso.

— E uno di loro… ha commesso… gli omicidi?

Peter fu sorpreso della rapidità con cui Sandra aveva capito. — Sì.

— Sapevo che… la IA c’entrava… per qualche verso.

— Abbiamo cercato di fermarli — disse Peter. — Nessun tentativo ha funzionato. Ma, se non altro, ora so quale dei simulacri è il colpevole. — Fece una pausa. — Io le darò tutto ciò che le può servire, Sandra, compreso un completo accesso Q&A alle scansioni del mio cervello. Lei mi conoscerà in tutti i dettagli più intimi… meglio di chiunque mi abbia mai conosciuto nel mondo reale. Lei saprà ciò che io penso, e questo le darà le cognizioni necessarie per sconfiggere il simulacro omicida.

Sandra sollevò la testa con uno sforzo. — Non c’è niente che io possa fare — sussurrò, con voce esile e triste. — Sto morendo.

Peter chiuse gli occhi. — Lo so. Mi dispiace terribilmente. Mi dispiace. Ma c’è un modo, Sandra… c’è un modo in cui lei può mettere fine a tutto questo.

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