Jack Crawford, cinquantatré anni, legge seduto in poltrona accanto a una lampada, nella camera da letto di casa sua. È rivolto verso due grandi letti, tutti e due montati su blocchi in modo da raggiungere l'altezza dei letti di ospedale. Uno è il suo; nell'altro c'è sua moglie Bella. Crawford la sente respirare attraverso la bocca. Da due giorni non si muove e non gli parla.
Bella salta un respiro. Crawford alza lo sguardo dal libro, al di sopra delle mezze lenti. Posa il volume, Bella respira ancora, un fremito e poi un respiro completo. Crawford tende la mano per misurarle la pressione e il polso. Durante tutti quei mesi è diventato esperto nell'uso del bracciale del
lo sfigmomanometro.
Non vuole lasciarla sola la notte, e si è sistemato in un letto vicino a lei. E dato che tende la mano verso Bella nell'oscurità, anche il suo letto è alto.
A parte l'altezza dei letti e quel minimo di impianti igienici necessari al comfort di Bella, Crawford è riuscito a evitare che sembri la stanza di una malata. Ci sono fiori, ma non troppi. Non si vedono pillole... Crawford ha vuotato un armadio per la biancheria nel corridoio e l'ha riempito con le medicine e gli apparecchi, prima di portarla a casa dall'ospedale. (È stata la seconda volta che l'ha portata in braccio attraverso la soglia di quella casa, e per poco quel pensiero non gli ha tolto la forza d'animo.)
Dal sud è arrivato un fronte caldo. Le finestre sono aperte, l'aria della Virginia è dolce e pura. Le raganelle si scambiano richiami nel buio.
La camera è immacolata, ma il tappeto ha cominciato a sciuparsi... Crawford non vuole usare lì dentro l'aspirapolvere rumoroso, e il battitappeto manuale che adopera non funziona bene. Va in punta di piedi all'armadio a muro e accende la luce. All'interno dell'anta sono appese due cartellette. Su una, annota il polso e la pressione sanguigna di Bella. I numeri scritti da lui e quelli scritti dall'infermiera di giorno si alternano in una colonna che si estende su molte pagine gialle, molti giorni e molte notti. Sull'altra cartelletta, l'infermiera di giorno ha segnato le medicine somministrate a Bella.
Crawford è in grado di darle tutte le medicine che possono essere necessarie durante la notte. Ha seguito le istruzioni di un'infermiera, si è allenato a fare le iniezioni su un limone e poi sulle proprie cosce, prima di portare Bella a casa.
Rimane in piedi accanto a lei per circa tre minuti, e la guarda in viso. Bella porta un grazioso fiocco fermacapelli di velluto azzurro. Ha insistito per portarlo, finché è stata in grado d'insistere. Adesso è Crawford che ci tiene. Le inumidisce le labbra con la glicerina e le toglie un bruscolo dall'angolo dell'occhio con il grosso pollice. Bella non si muove. Non è ancora venuto il momento di voltarla.
Si guarda allo specchio e si rassicura: non è ammalato, non dovrà andare sottoterra con lei, è in buona salute. Si accorge di ciò che sta pensando, e si
vergogna.
Torna a sedere e non ricorda che cosa stava leggendo. Tocca i libri che gli stanno accanto per trovare quello che è ancora tiepido.