Robert Langdon aveva sentito dire spesso che un animale messo alle strette è capace di atti di incredibile forza. Tuttavia, quando spinse con tutte le sue energie contro il coperchio della cassa, questo non cedette di un millimetro. Intorno a luì il liquido continuava a salire a ritmo regolare e ormai gli restavano non più di quindici centimetri di spazio per respirare. Langdon aveva sollevato la testa nella sacca d’aria e adesso si trovava con la faccia premuta contro la finestrella di plexiglas, gli occhi vicinissimi alle misteriose incisioni sulla base della piramide di pietra sospesa sopra di lui.
Non so proprio cosa significhino.
Nascosta per più di un secolo sotto una mistura indurita di cera e polvere di marmo, l’ultima iscrizione della piramide massonica adesso era stata svelata.
L’incisione era una griglia perfettamente quadrata di simboli tratti da ogni tradizione immaginabile: alchimia, astrologia, araldica, steganografia, magia, numerologia, caratteri greci e latini.
Considerata nel suo insieme, era un’anarchia di simboli, un incomprensibile guazzabuglio di segni provenienti da lingue, culture e periodi diversi.
Il caos.
Neppure facendo riferimento alle sue più astruse interpretazioni accademiche, Robert Langdon, esperto di simbologia, riusciva a capire come decifrare quell’incomprensibile griglia.
Ordine da quel caos? Impossibile.
Ormai il liquido gli arrivava oltre il pomo d’Adamo e con il livello aumentava anche il terrore. Continuò a battere sul coperchio. La piramide lo fissava con aria di scherno.
Disperato, concentrò tutte le sue energie mentali sulla griglia. Cosa diavolo potrebbe significare? Purtroppo, l’assortimento di simboli era così disparato che non riusciva neppure a capire da dove cominciare. Vengono persino da epoche storiche diverse!
Da fuori gli giungevano attutite ma ancora udibili le suppliche di Katherine, che implorava l’uomo di liberarlo. Nonostante non riuscisse a intravedere una soluzione, pareva che la prospettiva di morire spingesse ogni cellula del suo corpo a impegnarsi per risolvere l’enigma. Non si era mai sentito così lucido. Rifletti! Studiò la griglia alla ricerca di un indizio — uno schema, una parola nascosta, una particolare icona, qualunque cosa — ma continuava a vedere solo un insieme di simboli non correlati fra loro. Il caos.
A ogni secondo che passava, Langdon si sentiva sempre più in preda a uno strano torpore. Era come se il suo corpo si stesse preparando a proteggere la mente dal dolore della morte. L’acqua adesso minacciava di entrargli nelle orecchie e lui sollevò la testa più che potè, premendola contro il coperchio. Immagini spaventose cominciarono a balenargli davanti agli occhi. Un bambino nel New England che lottava per restare a galla in fondo a un pozzo buio. Un uomo a Roma intrappolato con uno scheletro sotto un sarcofago rovesciato.
Le urla di Katherine si facevano sempre più disperate. Da quanto Langdon riusciva a sentire, stava cercando di far ragionare quel pazzo, insistendo nel dire che non poteva aspettarsi che lui decifrasse la piramide senza visitare l’Almas Tempie. «È evidente che il pezzo mancante di questo rompicapo si trova in quell’edificio! Come può Robert decifrare la piramide senza tutte le informazioni?»
Pur apprezzando i suoi sforzi, Langdon era certo che "Otto Franklin Square" non indicasse l’Almas Tempie. Non combaciano i tempii Secondo la leggenda, la piramide massonica era stata creata intorno alla metà dell’Ottocento, decine e decine di anni prima della fondazione dell’ordine degli Shriners. Anzi, probabilmente ancora prima che la piazza venisse chiamata Franklin Square. Era impossibile che la cuspide indicasse un edificio non ancora costruito, a un indirizzo inesistente. A qualunque cosa si riferisse "Otto Franklin Square", questa doveva già esistere nel 1850.
Purtroppo, Langdon non riusciva a cavare un ragno dal buco.
Frugò negli angoli più remoti della memoria alla ricerca di qualcosa che potesse coincidere con quel periodo. Otto Franklin Square? Qualcosa che esisteva già nel 1850? Non trovò nulla. Adesso il liquido cominciava a entrargli nelle orecchie. Cercando di tenere a bada il terrore, osservò la griglia di simboli sospesa sulla finestrella. Non capisco il nesso! In un agghiacciante parossismo, la sua mente cominciò a buttar fuori tutte le associazioni che riusciva a generare, anche le più improbabili.
Otto Franklin Square… square come quadrato… la griglia di simboli è un quadrato… square come squadra… la squadra e il compasso sono simboli massonici… gli altari massonici sono quadrati… i quadrati hanno angoli di novanta gradi. Il livello del liquido continuava a salire, ma Langdon lo ignorò. Otto Franklin… otto… questa griglia è otto per otto… Franklin ha otto lettere… 8 è il simbolo ruotato di infinito: oo… otto è il numero della distruzione in numerologia…
Langdon non capiva.
Fuori, Katherine continuava a implorare ma, con l’acqua che gli sciabordava intorno alla testa, Langdon non sentiva quasi più.
«… impossibile senza sapere… evidentemente il messaggio della cuspide… il segreto si cela dentro…»
Poi più nulla.
L’acqua gli entrò nelle orecchie, soffocando le ultime parole di Katherine. Langdon si sentì avvolgere da un silenzio improvviso e ovattato e capì che sarebbe morto.
Il segreto si cela dentro…
Le ultime parole gli echeggiarono in testa nel silenzio della sua tomba.
Il segreto si cela dentro…
Stranamente Langdon si rese conto di aver sentito quelle esatte parole molte altre volte prima di quella sera.
Il segreto si cela… dentro…
Pareva che gli antichi misteri si facessero beffe di lui anche in quel momento. "Il segreto si cela dentro" era il principio dei misteri, quello che spingeva l’umanità a cercare Dio non in cielo ma piuttosto dentro se stessi. "Il segreto si cela dentro" era il messaggio di tutti i grandi maestri mistici.
Il regno di Dio è dentro di voi, diceva Gesù Cristo.
Conosci te stesso, diceva Pitagora.
Non sapete di essere dèi, diceva Ermete Trismegisto.
Quella folgorazione fu per Langdon l’ultima ironia della sorte. Adesso, con gli occhi rivolti al cielo come tutti gli uomini ciechi che lo avevano preceduto, Robert Langdon vide improvvisamente la luce.
La rivelazione lo colpì come un fulmine dal cielo.
In un attimo capì.
In un attimo il messaggio della cuspide gli fu chiaro come il sole. Lo aveva avuto davanti agli occhi per tutta la sera. L’iscrizione sulla cuspide, come pure quella sulla base della piramide massonica, era un symbolon — un codice spezzato -, un messaggio composto da più parti. Il suo significato era mimetizzato in maniera così semplice che Langdon non riusciva a capire come lui e Katherine non lo avessero individuato.
Cosa ancora più stupefacente, Langdon comprese che il messaggio sulla cuspide rivelava effettivamente come decifrare la griglia di simboli incisi sulla base della piramide. Era così semplice! Proprio come gli aveva detto Peter Solomon, la cuspide d’oro era un potente talismano in grado di trarre ordine dal caos.
Langdon ricominciò a battere sul coperchio e a urlare. «Lo so! Lo so!»
La piramide si sollevò e sparì. Al suo posto ricomparve l’agghiacciante faccia tatuata che lo osservava attraverso la finestrella.
«L’ho risolto!» urlò Langdon. «Fammi uscire!»
Quando l’uomo parlò, le orecchie di Langdon non udirono nulla: erano sommerse dall’acqua. Ma gli occhi riuscirono a leggere le labbra. «Dimmelo.»
«Sì, te lo dirò!» urlò Langdon, con l’acqua che gli arrivava quasi agli occhi. «Fammi uscire! Ti spiegherò tutto!» È così semplice.
Le labbra dell’uomo si mossero di nuovo. «Dimmelo adesso… o morirai.»
Quando ormai gli rimanevano pochi centimetri di spazio per respirare, Langdon rovesciò la testa all’indietro per tenere la bocca al di sopra del livello dell’acqua. Così facendo, il liquido tiepido gli entrò negli occhi, annebbiandogli la vista. Inarcò la schiena e premette le labbra contro la finestrella.
Poi rivelò il segreto per decifrare i simboli sulla piramide.
Mentre finiva di parlare, il liquido raggiunse la bocca. Istintivamente, Langdon fece un ultimo respiro e serrò le labbra. Un attimo dopo, il liquido lo ricoprì completamente arrivando al coperchio della sua tomba e contro il plexiglas.
Ce l’ha fatta, pensò Mal’akh. Langdon ha scoperto come decifrare la piramide.
La risposta era così semplice. Così ovvia.
Sotto la finestrella, il volto sommerso di Robert Langdon lo fissava con occhi disperati, supplici.
Mal’akh scosse la testa e lentamente pronunciò le parole: «Grazie, professore. Goditi l’aldilà».