La rivelazione travolse Langdon come un’ondata.
10 so perché mi trovo qui.
Lì, nel bel mezzo della Rotonda, Langdon provò un desiderio fortissimo di voltarsi e correre via… via dalla mano di Peter, dall’anello d’oro scintillante, dagli sguardi sospettosi di Sato e di Anderson. Invece rimase immobile, stringendo ancora più forte la tracolla della borsa di pelle. Devo andarmene da qui.
Serrò la mascella al ricordo di quella fredda mattina di tanti anni prima, a Cambridge. Erano le sei e Langdon stava entrando in classe come sempre dopo la consueta nuotata nella piscina del campus di Harvard. Appena varcata la soglia, era stato accolto dall’odore familiare della polvere di gesso e del riscaldamento a vapore. Aveva fatto due passi verso la cattedra e si era fermato di colpo.
Qualcuno lo stava aspettando, un uomo elegante con il viso aquilino e occhi grigi aristocratici.
"Peter?" Langdon lo aveva fissato stupefatto.
11 sorriso di Peter Solomon era stato come un lampo bianco nell’aula immersa nella penombra. "Buongiorno, Robert. Sorpreso di vedermi?" La sua voce era pacata ma autorevole.
Langdon si era avvicinato a passi veloci e aveva stretto con calore la mano all’amico. "Cosa diavolo ci fa un sangue blu di Yale nel campus di Harvard prima dell’alba?"
"Missione segreta dietro le linee nemiche" aveva risposto Solomon ridendo. Poi aveva indicato il girovita di Langdon. "Vedo che nuotare fa bene. Sei in ottima forma."
"Sto solo cercando di farti sentire vecchio" aveva ribattuto Langdon, stando al gioco. "Sono felice di vederti, Peter. Cosa succede?"
"Un breve viaggio di lavoro" aveva risposto lui, guardandosi attorno nell’aula deserta. "Scusa se sono piombato qui in questo modo, Robert, ma ho solo pochi minuti. Volevo chiederti un favore di persona."
Questa è una novità. Langdon si era chiesto quale favore potesse mai fare un umile professore universitario a un uomo che aveva tutto. "Qualunque cosa" aveva risposto, felice di poter aiutare chi tanto aveva fatto per lui, considerato che la vita fortunata di Peter era stata segnata anche da grandi tragedie.
"Volevo chiederti di custodire una cosa per me" aveva detto Solomon abbassando la voce.
Langdon aveva alzato gli occhi al cielo. "Non Hercules, spero." Una volta aveva accettato di prendersi cura del cane di Peter, Hercules, un mastino di settanta chili, quando l’amico era in viaggio. Mentre si trovava da lui, il cane era stato assalito dalla nostalgia per il suo osso di gomma preferito e aveva trovato un degno sostituto nello studio di Langdon, una Bibbia originale del Seicento vergata a mano su pergamena. L’espressione "cagnaccio cattivo" pareva decisamente riduttiva.
"Sai, sto ancora cercando una copia per rimpiazzarla" aveva detto Solomon, con un sorriso imbarazzato.
"Non ci pensare. Sono felice che Hercules si sia gustato un assaggio di religione."
Solomon aveva riso, ma sembrava che la sua mente fosse altrove. "Robert, il motivo per cui sono venuto da te è che vorrei affidarti un oggetto per me di grande valore. L’ho ereditato parecchio tempo fa, però non mi sento più di tenerlo a casa o nel mio ufficio."
Langdon aveva provato un senso di disagio. Qualunque cosa avesse un "grande valore" per Peter Solomon doveva valere una fortuna. "Perché non metterlo in una cassetta di sicurezza?" La tua famiglia è azionista di metà delle banche d’America.
"Significherebbe scartoffie, impiegati di banca… Preferisco un amico fidato. E sono certo che tu sai tenere un segreto." Solomon aveva tirato fuori dalla tasca un pacchetto porgendolo a Langdon.
Considerata l’enfasi del preambolo, Langdon si sarebbe aspettato qualcosa di più consistente, invece si trattava di un pacchetto a forma di cubo, più o meno di otto centimetri di lato, avvolto in una carta marrone sbiadito e legato con lo spago. A giudicare dal peso e dalla forma, doveva contenere un oggetto di pietra o di metallo. Tutto qui? Langdon se lo era rigirato fra le mani e aveva visto che lo spago era stato accuratamente fissato su un lato con un sigillo di ceralacca, come gli antichi editti. Il sigillo riproduceva una fenice a due teste con il numero 33 sul petto, il tradizionale simbolo del massimo grado della massoneria.
"Dài, Peter" aveva detto Langdon con un sorriso ironico. "Sei il Venerabilissimo Maestro, non il papa! Da quando in qua sigilli i pacchetti con il tuo anello?"
Solomon aveva abbassato lo sguardo sul suo anello d’oro e aveva fatto una risatina. "Non ho sigillato io il pacchetto, Robert. È stato il mio bisnonno, quasi un secolo fa."
"Cosa?" aveva esclamato Langdon.
Solomon aveva alzato l’anulare. "Questo anello era suo. Dopodiché è passato a mio nonno, poi a mio padre e adesso a me."
"Il tuo bisnonno ha chiuso questo pacchetto un secolo fa e nessuno lo ha più aperto?" aveva chiesto Langdon soppesandolo.
"Esatto."
"Ma… perché no?"
Solomon aveva sorriso. "Perché non è il momento."
"Il momento per cosa?" aveva chiesto Langdon stupito.
"Robert, so che ti sembrerà strano, ma meno sai e meglio è. Metti questo pacchetto in un luogo sicuro e non dire a nessuno che te l’ho dato."
Langdon aveva studiato lo sguardo del suo mentore alla ricerca di un luccichio divertito. Solomon aveva una propensione per gli atteggiamenti teatrali, e Langdon si era chiesto se l’amico si stesse prendendo gioco di lui. "Peter, sei sicuro che questo non sia solo un piano ingegnoso per farmi credere che mi sia stato affidato qualche antico segreto massonico, così da solleticare la mia curiosità e spingermi ad affiliarmi?"
"I massoni non fanno proseliti, Robert, lo sai. Oltretutto, mi hai già detto chiaro e tondo che preferisci non entrare a far parte della massoneria."
Era la verità. Langdon nutriva un profondo rispetto per la filosofia e il simbolismo massonici, ma aveva deciso che non voleva essere iniziato. Il voto di segretezza imposto dall’ordine gli avrebbe impedito di discutere della massoneria con i suoi studenti. Era lo stesso motivo per cui Socrate aveva rifiutato di farsi iniziare ai misteri eleusini.
Mentre osservava il misterioso pacchetto e il sigillo massonico, Langdon non aveva potuto fare a meno di porre la domanda più ovvia. "Perché non affidarlo a uno dei tuoi confratelli?"
"Mettiamola così: il mio istinto mi suggerisce che è più al sicuro al di fuori della fratellanza. E non farti ingannare dalle dimensioni. Se quanto mi ha detto mio padre corrisponde a verità, questo pacchetto contiene un oggetto dotato di grandi poteri." E, dopo una pausa, aveva aggiunto: "Una specie di talismano".
Ha detto talismano? Per definizione, un talismano è un oggetto dotato di poteri magici. I talismani sono usati per portare fortuna, per scacciare gli spiriti malvagi o per compiere antichi rituali. "Peter, ti rendi conto che i talismani sono passati di moda dai tempi del Medioevo?"
Peter gli aveva posato una mano sulla spalla. "Capisco che possa sembrarti strano, Robert. Ti conosco da tanto tempo e, come accademico, lo scetticismo è il tuo maggior p u n t o di forza. E anche la tua più grande debolezza. Ti conosco abbastanza da sapere che non sei un uomo a cui posso chiedere di credere… ma solo di fidarsi. E ora ti chiedo di fidarti di me se ti assicuro che questo talismano è dotato di grandi poteri. Mi è stato detto che può infondere in chi lo possiede la capacità di trarre ordine dal caos."
Langdon era senza parole. Il concetto dell’ordine che viene dal caos era uno dei grandi assiomi della massoneria. Ordo ab chao. Tuttavia era assurdo affermare che un talismano potesse conferire un qualsivoglia potere, figurarsi quello di far scaturire l’ordine dal caos.
"Questo talismano" aveva proseguito Solomon "costituirebbe un pericolo se cadesse nelle mani sbagliate. E, purtroppo, ho Motivo di credere che persone molto potenti vogliano rubarlo." Langdon non lo aveva mai visto così serio. "Vorrei che tu lo tenessi al sicuro per un po’. Puoi farlo?"
Quella sera, seduto al tavolo di cucina, Langdon era rimasto a fissare il pacchetto chiedendosi cosa mai potesse contenere. Alla fine, aveva deciso che doveva trattarsi di una delle tante bizzarrie di Peter, l’aveva chiuso nella cassaforte a muro nella sua biblioteca e se n’era dimenticato.
Per lo meno… fino a quella mattina.
La telefonata. L’uomo con l’accento del Sud.
"Ah, professore, quasi dimenticavo!" aveva detto l’assistente di Peter dopo avere comunicato a Langdon i dettagli del programma di viaggio. "Ci sarebbe un’ultima richiesta da parte del signor Solomon."
"Sì?" aveva domandato Langdon, già concentrato sulla conferenza che aveva appena accettato di tenere.
"Il signor Solomon mi ha lasciato un appunto per lei." L’uomo aveva cominciato a leggerlo con difficoltà, come se stesse cercando di decifrare la scrittura di Peter. "Ter favore chieda a Robert… di portare… il pacchetto sigillato che gli ho affidato molti anni fa.’" L’uomo aveva fatto una pausa. "Le dice qualcosa?"
Sorpreso, Langdon si era ricordato del pacchetto chiuso da tempo nella sua cassaforte. "Sì… sì, so a cosa si riferisce."
"E può portarlo con sé?"
"Certo. Dica a Peter che lo porterò."
"Ottimo." L’assistente era parso sollevato. "Si goda la sua conferenza, questa sera. E faccia buon viaggio."
Prima di partire, Langdon aveva recuperato il pacchetto dal fondo della cassaforte e lo aveva messo nella borsa.
E ora era lì, all’interno del Campidoglio, con una sola certezza. Peter Solomon sarebbe inorridito nell’apprendere come lui aveva tradito le sue aspettative.