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Mi trovo sotto Second Street.

Langdon teneva gli occhi chiusi mentre il nastro lo trasportava verso il John Adams Building. Cercava di non pensare alle tonnellate di terra sopra la sua testa e allo stretto cunicolo nel quale era costretto. Sentiva il respiro di Katherine a pochi metri da lui. Fino a quel momento, la donna non aveva detto una parola.

E’ sotto shock. Langdon non aveva il coraggio di rivelarle che suo fratello aveva perso una mano. Glielo devi dire, Robert. È giusto che lo sappia.

«Katherine?» la chiamò dopo un po’, senza aprire gli occhi. «Stai bene?»

Gli rispose una voce tremula, che pareva provenire dall’oltretomba. «Robert? La piramide che hai nella borsa… è di Peter, vero?»

«Sì» rispose Langdon.

Seguì un lungo silenzio. «Io credo che… mia madre sia stata uccisa per quella piramide.»

Langdon non conosceva le circostanze esatte della morte di Isabel, e Peter non aveva mai accennato alla piramide in sua Presenza. «Non so di cosa parli, Katherine.»

Lei gli raccontò con voce commossa i particolari dell’assassinio di sua madre. «È passato molto tempo, ma ricordo benissimo che quello sconosciuto voleva una piramide. Disse che aveva saputo della sua esistenza da mio nipote Zachary, in prigione… E che era stato lui ad ammazzarlo.»

Langdon ascoltò sconcertato quel tragico racconto, che aveva dell’incredibile.

Katherine gli spiegò che aveva sempre creduto che l’uomo fosse morto, invece poche ore prima, quel pomeriggio, era riapparso. Si era fatto passare per lo psichiatra di Peter e l’aveva attirata con l’inganno a casa sua. «Conosceva dettagli molto intimi, sapeva della morte di mia madre e persino del mio lavoro» disse angosciata. «Erano cose che poteva avergli riferito solo Peter e così… mi sono fidata di lui. Ecco perché è riuscito a entrare nello Smithsonian Museum Support Center.» Fece un respiro profondo e gli rivelò che le aveva distrutto il laboratorio.

Langdon l’ascoltava scioccato. Per un po’ rimasero in silenzio, ma lui sapeva di doverle dire di suo fratello. La prese alla lontana: le spiegò che Peter gli aveva affidato un pacchetto diversi anni prima e che qualcuno gli aveva fatto credere di doverlo portare a Washington quella sera. Alla fine, le raccontò che nella Rotonda del Campidoglio era stata trovata la mano destra di suo fratello.

Katherine reagì con un silenzio carico di emozione.

Langdon intuiva che era sconvolta e avrebbe voluto consolarla, ma non era facile in quella situazione. «Sono certo che se la caverà» sussurrò. «È vivo: lo troveremo.» Cercò di infonderle un po’ di speranza. «Il suo rapitore mi ha promesso di non ucciderlo… se io risolverò per lui l’enigma della piramide.»

Katherine continuava a stare in silenzio.

Langdon riprese a parlare. Le disse della piramide di granito, dell’iscrizione cifrata, della cuspide e del fatto che, secondo Bellamy, si trattava della leggendaria piramide massonica, una sorta di mappa capace di condurre a una lunga scala a chiocciola che scendeva per decine di metri verso un antico tesoro mistico sepolto lì a Washington da tempo immemorabile.

Alla fine Katherine parlò con voce piatta e priva di emozione. «Robert, apri gli occhi.»

Aprire gli occhi? Langdon non aveva nessuna voglia di vedere quanto era angusto lo spazio in cui si trovava.

«Robert!» insistette Katherine in tono più perentorio. «Apri gli occhi! Siamo arrivati.»

Langdon sollevò le palpebre e vide che il nastro lo stava portando finalmente fuori del tunnel, passando per un buco nel muro simile a quello sotto la sala di lettura. Katherine stava già scendendo dal tapis roulant. Prese la borsa e aspettò che Langdon si mettesse seduto e saltasse a sua volta sul pavimento di mattonelle, appena prima che il nastro trasportatore girasse e ritornasse indietro. Si trovavano in una stanza molto simile a quella da cui erano partiti. Una targhetta diceva: JOHN ADAMS BUILDING: SALA DI DISTRIBUZIONE NUMERO 3.

A Langdon pareva di aver rivissuto l’esperienza della nascita. Si voltò verso Katherine. «Stai bene?»

Lei aveva gli occhi rossi ed era chiaro che aveva pianto, ma annuì con risoluto stoicismo. Prese la borsa di Langdon e, senza dire una parola, attraversò la stanza fino a un tavolo ingombro di fogli. Vi posò sopra la borsa e, dopo avere acceso l’alogena, aprì la zip e guardò dentro.

Ammirò l’austera piramide di granito alla luce della lampada. Passò le dita sull’iscrizione massonica e Langdon si rese conto che era emozionata. Poi, lentamente, infilò la mano nella borsa ed estrasse il pacchetto. Lo avvicinò alla luce e lo esaminò con attenzione.

«Come vedi, il sigillo sulla ceralacca è quello dell’anello di Peter» spiegò Langdon. «Mi ha confidato che è stato usato oltre cent’anni fa per chiudere questo pacchetto.»

Katherine non replicò.

«Quando me lo ha affidato, mi ha detto che mi avrebbe dato il potere di creare ordine dal caos. Non so bene che cosa intendesse, ma penso che la cuspide abbia un grande valore, perché Peter mi ha raccomandato di non permettere che finisca in cattive mani. Me l’ha ripetuto anche Bellamy, esortandomi a nascondere la piramide e a non lasciare che il pacchetto venga aperto.»

Katherine si voltò, infuriata. «Bellamy ti ha chiesto di non aprire il pacchetto?»

«Sì. E ha insistito molto.»

Katherine non riusciva a crederci. «Ma non mi hai detto che la cuspide è la chiave per decifrare l’iscrizione sulla piramide?»

«Probabilmente sì.»

Katherine alzò la voce. «E il rapitore di Peter ti ha ordinato di risolvere l’enigma, altrimenti non lo avrebbe lasciato libero, giusto?»

Langdon annuì.

«Allora perché non apriamo il pacchetto e non proviamo subito a decifrare l’iscrizione?»

Langdon non sapeva cosa rispondere. «Ho avuto la tua stessa reazione, Katherine, ma Bellamy mi ha detto che preservare il segreto è più importante di qualsiasi altra cosa… anche della vita di tuo fratello.»

Katherine assunse un’espressione dura e si sistemò una ciocca di capelli dietro l’orecchio. «Per questa piramide ho perso tutta la mia famiglia» dichiarò in tono deciso. «Prima Zachary, poi mia madre e adesso anche mio fratello. E diciamocelo, Robert, se non mi avessi chiamato per avvertirmi, stasera…»

Langdon si sentiva fra l’incudine e il martello: da una parte c’era la logica di Katherine e dall’altra le accorate suppliche di Bellamy.

«Sono una scienziata, ma appartengo a una famiglia di massoni» proseguì Katherine. «Credimi, ho sentito parlare mille volte della piramide massonica e della sua promessa di un tesoro capace di illuminare l’umanità. Onestamente, non credo che esista davvero. Se esiste, però… forse è venuta l’ora di svelarlo.» E infilò un dito sotto il cordino.

Langdon fece un salto. «No, Katherine! Aspetta!»

Lei esitò, ma non tolse il dito. «Robert, non intendo lasciare che mio fratello muoia per questo. Qualsiasi cosa ci possa dire la cuspide, che ci conduca o no a tesori nascosti, questa storia deve finire. Stasera.»

Con aria di sfida, tirò il cordino e spezzò il fragile sigillo di ceralacca.

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