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Quando Rick Parrish, l’esperto in sicurezza dei sistemi informatici, entrò finalmente nell’ufficio di Nola Kaye, aveva in mano un solo foglio.

«Perché ci hai messo tanto?» chiese lei. Ti avevo detto di scendere immediatamente!

«Scusa» si giustificò lui sistemandosi sul naso gli occhiali dalle lenti spesse come fondi di bottiglia. «Stavo cercando di recuperare più informazioni, ma…»

«Fammi vedere cos’hai trovato.»

Parrish le porse la stampata. «È un riassunto, ma il succo si capisce lo stesso.»

Nola scorse velocemente il foglio, stupita.

«Sto ancora cercando di capire come abbia fatto a entrare quell’hacker» disse Parrish «ma pare che uno spider delegato abbia acquisito i contenuti di uno dei nostri…»

«Lascia perdere!» sbottò Nola alzando gli occhi dalla pagina. «Cosa diavolo se ne fa la CIA di un file segreto su piramidi, antichi portali e symbolon?»

«È per questo che ci ho messo così tanto. Stavo cercando di capire quale documento era stato preso di mira, e così ho tracciato il percorso del file.» Parrish si interruppe e si schiarì la voce. «È saltato fuori che questo documento si trova in un archivio riservato al direttore della CIA in persona.»

Nola si girò di scatto, incredula. Il capo di Sato ha un file sulla piramide massonica? Sapeva che l’attuale direttore, come molti altri pezzi grossi della CIA, era un massone di grado elevato, ma non riusciva a credere che custodisse segreti della massoneria in un computer della CIA.

D’altro canto, considerato quello che era successo n e l l e ultime ventiquattr’ore, tutto era possibile.

L’agente Simkins, appostato fra i cespugli di Franklin Square, teneva lo sguardo incollato sull’ingresso dell’Almas Tempie. Dentro non si erano accese luci e nessuno si era avvicinato alla porta. Si voltò a guardare Bellamy. L’uomo camminava al centro del parco, solo e infreddolito. Molto infreddolito. Simkins vide che tremava.

Il suo cellulare si mise a vibrare. Era Sato.

«Quanto ha di ritardo il nostro obiettivo?» chiese lei.

Simkins guardò il cronografo. «Aveva detto venti minuti… e ne sono passati quasi quaranta. C’è qualcosa che non va.»

«Non verrà» disse Sato. «È finita.»

Simkins sapeva che il suo capo aveva ragione. «Notizie da Hartmann?»

«No, non ha ancora chiamato. E non riesco a mettermi in contatto con lui.»

Simkins si irrigidì. Qualcosa doveva essere andato storto.

«Ho appena chiamato il supporto operativo» aggiunse Sato. «E neanche loro riescono a trovarlo.»

Oh, merda! «Il GPS ha trasmesso la posizione dell’Escalade?»

«Sì. È in una strada residenziale di Kalorama Heights» rispose Sato. «Raduni i suoi uomini. Ce ne andiamo.»

Sato chiuse la comunicazione e osservò il maestoso skyline della capitale. Un vento gelido si insinuava sotto la sua giacca leggera e lei si strinse le braccia intorno al corpo per scaldarsi. Il direttore Inoue Sato non era tipo da avere freddo… né paura. In quel momento, però, li provava entrambi.

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