Mal’akh sentì i muscoli tendersi mentre tornava di corsa verso la porta del modulo 5, che era rimasta aperta.
Devo entrare nel laboratorio.
La fuga della scienziata era, oltre che un imprevisto, un grosso problema. Katherine Solomon sapeva non solo dove lui abitava, ma anche chi era veramente: l’intruso che era entrato nella villa della sua famiglia dieci anni prima.
Neanche lui si era scordato di quel Natale. Era arrivato a un passo dal mettere le mani sulla piramide, ma il destino lo aveva ostacolato. Non ero ancora pronto. Adesso invece sì. Era più potente, più influente. Aveva sopportato incredibili sofferenze in preparazione del suo ritorno, ma finalmente era certo che il suo destino si sarebbe compiuto quella notte. Prima dell’alba, avrebbe visto morire Katherine Solomon.
Raggiunse il portellone scorrevole del modulo, cercando di convincersi che Katherine non gli era veramente sfuggita: aveva soltanto rimandato l’inevitabile. Entrò e camminò sicuro nel buio finché i suoi piedi trovarono la passatoia. A quel punto girò a destra e si diresse verso il Cubo. Nessuno bussava più alla porta: con ogni probabilità la guardia stava cercando di rimuovere la monetina che Mal’akh aveva infilato nella fessura del lettore per bloccare la serratura.
Quando fu davanti alla porta del Cubo, Mal’akh cercò a tastoni il pannello esterno e vi inserì la chiave magnetica di Trish. digitò il codice identificativo ed entrò. Le luci erano accese. Fece un giro, stupefatto di fronte a quelle attrezzature tanto sofisticate. Non era immune dal potere della tecnologia: anche lui effettuava ricerche nello scantinato di casa sua e la sera prima aveva ottenuto risultati importanti.
Aveva scoperto la Verità.
Le condizioni di Peter Solomon, prigioniero di un limbo, né di qua né di là, gli avevano permesso di svelare i suoi segreti. Gli vedo l’anima. Aveva messo a nudo verità che già immaginava e altre che lo avevano colto del tutto impreparato, come il laboratorio di Katherine e le sue sconcertanti scoperte. La scienza si sta avvicinando… Ma io non posso permettere che illumini la via agli indegni!
Katherine stava usando la scienza moderna per rispondere a interrogativi filosofici sorti nella notte dei tempi. C’è qualcuno che ascolta le nostre preghiere? Esiste la vita dopo la morte? L’uomo ha un’anima? Incredibilmente, lei aveva trovato risposta a tutte queste domande e a molte altre ancora. In maniera scientifica e conclusiva, con metodi inconfutabili. I risultati dei suoi esperimenti avrebbero convinto anche i più scettici. Se tutto questo fosse stato reso pubblico, la consapevolezza umana sarebbe cambiata in maniera irrevocabile. Tutti troveranno la via… Mal’akh aveva un compito da portare a termine prima della propria trasformazione: evitare che questo accadesse.
Trovò l’archivio di cui gli aveva parlato Peter Solomon e guardò le due unità olografiche oltre gli spessi vetri. Proprio come me le ha descritte. Stentava a credere che il contenuto di quei due parallelepipedi potesse cambiare il corso dell’evoluzione umana. Ma la Verità è da sempre il più potente dei catalizzatori.
Senza staccare gli occhi dalle due memorie elettroniche, estrasse la chiave magnetica di Trish e la inserì nell’apposita fessura. Con sua sorpresa, il pannello non si illuminò. Evidentemente, Trish non era autorizzata ad accedere ai drive. Provò allora con la chiave magnetica che aveva trovato nella tasca del camice di Katherine. Questa volta il tastierino si illuminò.
Il problema, però, era che Mal’akh non aveva il codice di Katherine Solomon. Digitò quello di Trish Dunne, ma la porta non si aprì. Si grattò il mento e studiò la porta di plexiglas, che era spessa sette centimetri e probabilmente non avrebbe ceduto neppure sotto i colpi di un’ascia.
Si era comunque preparato anche a questa evenienza.
Controllò nel magazzino delle scorte e cercò la rastrelliera su cui erano posati alcuni cilindri metallici simili a bombole da sub, proprio come gli aveva descritto Solomon. Sopra c’erano le lettere "L" e "H" con il pedice "2", oltre al simbolo universale delle sostanze infiammabili. Uno di essi era collegato alla cella a combustibile a idrogeno.
Mal’akh non lo scollegò; prelevò invece con grande cautela una delle bombole di riserva, la posò su un carrello vicino alla rastrelliera, uscì dal locale di alimentazione, attraversò il laboratorio e la portò vicino alla porta di plexiglas che proteggeva le due unità di memoria. Probabilmente sarebbe bastato lasciarla lì, ma Mal’akh notò che fra il pavimento e la pesante porta c’era una sottile fessura.
Si avvicinò, inclinò orizzontalmente la bombola e infilò il tubicino di gomma sotto la porta. Impiegò un po’ di tempo per rimuovere i sigilli di sicurezza, ma appena ci riuscì aprì la valvola. L’idrogeno, trasparente, cominciò a uscire gorgogliando dal tubo e a spargersi sul pavimento, oltre la porta di plexiglas. Mal’akh lo guardò espandersi per terra, fra bolle e vapori. L’idrogeno si liquefa a temperature bassissime e quando si scalda passa allo stato gassoso, forma ancora più infiammabile. Questo per Mal’akh era un vantaggio.
Ti ricordi il dirigibile Hindenburg?
Mal’akh corse nel laboratorio a prendere un contenitore di combustibile per il becco Bunsen, un olio viscoso altamente infiammabile, e lo portò vicino alla porta dell’archivio dati. Si rallegrò nel vedere che ormai l’idrogeno ricopriva tutto il pavimento del vano in cui erano contenute le unità olografiche e avvolgeva i piedistalli su cui erano posate: il locale si stava riempiendo di gas.
Mal’akh versò una discreta quantità di olio sulla bombola, sul tubo e nello spazio fra la porta e il pavimento. Poi cominciò ad arretrare verso l’uscita, guardingo, lasciando dietro di sé una sottile scia oleosa.
Gli operatori del 911 di Washington quella sera erano indaffaratissimi. Football, birra e luna piena, pensò l’addetta allo smistamento delle chiamate. Le apparve sullo schermo un’altra telefonata, effettuata dal telefono pubblico di una stazione di servizio della Suitland Parkway, ad Anacostia. Sarà un incidente stradale…
«Nove-uno-uno, mi dica» rispose efficiente.
«Sono appena stata aggredita allo Smithsonian Museum Support Center» disse una voce di donna, terrorizzata. «Mandate la polizia, per favore! 4210 di Silver Hill Road!»
«Si calmi, signora» disse l’operatrice. «Deve…»
«Mandate una pattuglia anche a Kalorama Heights, a casa del dottor Abaddon. Penso che mio fratello sia prigioniero lì…»
L’operatrice sospirò. Luna piena…