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Seguendo la solita routine, appena arrivata in laboratorio Katherine Solomon indossò il camice bianco per cominciare quella che suo fratello chiamava scherzosamente la "ronda".

Come una madre ansiosa che va a controllare il proprio bambino che dorme, si affacciò sulla porta del locale di alimentazione. La cella a combustibile a idrogeno funzionava regolarmente e le bombole di riserva erano al sicuro al loro posto, sull’apposita rastrelliera.

Proseguì nel corridoio per andare all’archivio dati. Le due unità olografiche di backup ronzavano come sempre, nei rispettivi contenitori isotermici. Tutte le mie ricerche, pensò Katherine guardando oltre il vetro infrangibile di sette centimetri di spessore. I drive di memoria olografica, a differenza dei loro antenati grossi come frigoriferi, avevano le linee eleganti di componenti di impianti stereo, sorretti ciascuno dalla sua colonna.

Quelli del laboratorio, sincronizzati e identici, fungevano da backup, su cui Katherine salvava i dati in doppia copia. Generalmente i protocolli di backup prevedevano l’esistenza di un sistema secondario remoto, in caso di terremoti, incendi o furti, ma Katherine e Peter avevano deciso insieme di dare la priorità alla segretezza: se i dati fossero usciti dal laboratorio per essere conservati su un server remoto, loro non avrebbero più avuto la certezza che rimanessero riservati.

Dopo essersi assicurata che tutto funzionava a dovere, Katherine tornò nel corridoio. Appena ebbe svoltato l’angolo, però, vide qualcosa di inaspettato dall’altra parte del laboratorio. Com’è possibile? Le apparecchiature riflettevano un lieve bagliore. Si affrettò ad andare a controllare, sorpresa nel vedere che dalla parete di plexiglas della sala controllo filtrava della luce.

È arrivato. Attraversò velocemente il laboratorio, giunse alla sala controllo e spalancò la porta. «Peter!» esclamò entrando di corsa.

La donna seduta al terminale fece un salto. «Oh, mio Dio, Katherine! Che spavento!»

Trish Dunne, l’unica altra persona al mondo autorizzata a entrare lì dentro, era un’analista specializzata in metasistemi e lavorava di rado durante il fine settimana. Ventisei anni, capelli rossi e qualche chilo di troppo, Trish era un genio del data modeling e aveva firmato un accordo di segretezza degno del KGB. Quella sera stava analizzando dati sulla parete al plasma della sala controllo, un enorme display a schermo piatto che sembrava uscito dalla NASA

«Scusa» disse Trish. «Non mi ero accorta che eri già qui. Stavo cercando di finire prima che arrivaste tu e tuo fratello.»

«Gli hai parlato? È in ritardo e non risponde al telefono.»

Trish scosse la testa. «Starà ancora cercando di capire come funziona l’iPhone che gli hai regalato…»

Katherine apprezzava il senso dell’umorismo di Trish. Le venne un’idea. «Già che sei qui, forse potresti aiutarmi a fare una cosa, se non ti dispiace.»

«Qualsiasi cosa sia, sarà certo più interessante del football.»

Katherine prese fiato per riflettere con calma. «Non so da che parte cominciare… Oggi ho saputo una strana storia.»

Trish ignorava quale storia fosse venuta a sapere Katherine, ma era chiaro che l’aveva turbata. Dai suoi occhi grigi, di solito tranquilli, traspariva un senso di angoscia. Da quando era entrata nel laboratorio, inoltre, Trish l’aveva vista sistemarsi i capelli dietro le orecchie già tre volte: un chiaro sintomo di nervosismo. Ottima scienziata. Pessima giocatrice di poker.

«A me sembra una storia inventata…» disse Katherine. «Una leggenda. Però…» Si interruppe per ravviarsi di nuovo i capelli.

«Però?»

Katherine fece un sospiro. «Però una fonte affidabile mi ha assicurato che è vera.»

«Okay…» Dove vuole andare a parare?

«Ne parlerò con mio fratello, ma ho pensato che nel frattempo potresti aiutarmi a scoprire qualcosa in proposito. Mi piacerebbe sapere se questa leggenda ha mai trovato conferma nei secoli passati.»

«Nei secoli?»

Katherine annuì. «In qualsiasi parte del mondo, in qualsiasi lingua, in qualsiasi periodo storico.»

Strana richiesta, pensò Trish, ma sicuramente fattibile. Dieci anni prima sarebbe stata un’impresa impossibile, ma oggi, con internet e la progressiva digitalizzazione delle grandi biblioteche e dei patrimoni museali del mondo, la curiosità di Katherine poteva essere soddisfatta usando un metamotore di ricerca relativamente semplice, un esercito di moduli di traduzione e una scelta oculata di parole chiave.

«Nessun problema» rispose. Molti testi su cui lavorava Katherine contenevano brani in lingue antiche e a Trish capitava spesso di dover scrivere moduli di traduzione OCR specializzati per convertire in inglese testi originali in lingue sconosciute. Doveva essere l’unica esperta di metasistemi al mondo ad aver scritto moduli di traduzione OCR per l’antico frisone, per il dialetto dell’estinta tribù coreana maek e per l’accadico.

I moduli sarebbero stati utili, ma il trucco per costruire uno spider di ricerca efficace stava nella selezione appropriata delle parole chiave. Specifiche, ma non troppo restrittive.

Katherine cominciò subito a buttare giù un elenco di possibili parole chiave. Ne scrisse un paio, poi si fermò, rifletté un momento e ne aggiunse altre. «Okay» disse alla fine, porgendo il foglietto a Trish.

Lei scorse la lista e sgranò gli occhi. Su che razza di strana leggenda sta investigando Katherine? «Vuoi che le cerchi tutte?» Cera persino una parola che Trish non aveva mai sentito. Che lingua è? «Pensi davvero che le troveremo insieme in un unico posto? Testualmente?»

«Vorrei provare.»

Trish era tentata di rispondere che era impossibile, ma quello era un termine che Katherine aveva eliminato dal proprio vocabolario, considerandolo sintomo di un atteggiamento pericoloso in un campo in cui quelle che spesso venivano ritenute a priori falsità si dimostravano invece verità conclamate. Tuttavia Trish aveva forti dubbi che quella ricerca potesse portare a qualcosa.

«Quanto ci vorrà per avere i risultati?» chiese Katherine.

«Ho bisogno di qualche minuto per istruire lo spider e lanciarlo, dopodiché ci metterà circa un quarto d’ora.»

«Così poco?» Katherine parve rincuorata.

Trish le diede conferma con un cenno del capo. I metamotori di ricerca tradizionali potevano impiegare anche un giorno per esplorare l’intero universo online, trovare nuovi documenti, digerirne il contenuto e aggiungerlo al proprio database. Ma lo spider di Trish era di un altro tipo.

«Userò un software delegato» spiegò Trish. «Non del tutto lecito, ma molto veloce. In pratica si tratta di un programma che fa lavorare per noi i motori di ricerca degli altri. Nella maggior parte dei database di biblioteche, musei, università ed enti pubblici c’è una funzione di ricerca interna. Io istruisco uno spider che si collega con loro, inserisco le parole chiave e sfrutto il lavoro di migliaia di motori che funzionano contemporaneamente.»

«Elaborazione parallela» disse Katherine ammirata.

Una specie di metasistema. «Se scopro qualcosa, ti chiamo.»

«Grazie, Trish.» Katherine le diede una pacca sulla spalla e si voltò per uscire. «Mi trovi in biblioteca.»

Trish si mise al lavoro. Programmare uno spider di ricerca era un compito molto al di sotto del suo livello di competenza, ma non le dispiaceva. Per Katherine Solomon avrebbe fatto qualsiasi cosa. Ancora adesso non riusciva a capacitarsi di quanto fosse fortunata a lavorare lì.

Hai fatto molta strada, ragazza mia.

Circa un anno prima, Trish si era licenziata dalla grossa azienda nel settore dell’alta tecnologia dove faceva l’analista di metasistemi. Nel tempo libero programmava software e aveva aperto un blog specialistico: "Applicazioni future nell’analisi computazionale dei metasistemi". Dubitava che qualcuno lo leggesse, ma una sera era squillato il telefono.

"Trish Dunne?" aveva chiesto educatamente una voce di donna.

"Sono io. Chi parla?"

"Katherine Solomon."

Trish per poco non era svenuta. Katherine Solomon? "Ho appena letto il suo libro, Scienza noetica: la via moderna alla sapienza degli antichi, e ne ho parlato sul mio blog!"

"Sì, lo so" aveva detto cortesemente Katherine. "La chiamo proprio per questo."

Naturale. Trish si era sentita stupida per non averci pensato prima. Anche i grandi scienziati cercano il proprio nome su Google.

"Il suo blog mi ha incuriosito" aveva continuato Katherine. "Non sapevo che la modellazione dei metasistemi fosse così avanti."

"Oh, sì!" aveva esclamato Trish, intimidita e affascinata dalla fama della sua interlocutrice. "È una tecnologia emergente, con un gran numero di possibili applicazioni."

Avevano parlato per un po’ del lavoro di Trish nel campo dei metasistemi e della sua esperienza nell’analisi, nella modellazione e nella previsione dei flussi di grossi campi dati.

"Naturalmente, il suo libro è troppo difficile per me" aveva precisato Trish "ma ho capito abbastanza da intravedere un possibile punto di incontro con il mio lavoro sui metasistemi."

"Nel suo blog lei scrive che la modellazione dei metasistemi potrebbe trasformare lo studio della noetica."

"Senz’altro. Penso che i metasistemi potrebbero far diventare la noetica una vera scienza."

"Una vera scienza?" Il tono di Katherine era suonato leggermente infastidito. "Perché, adesso non lo è?"

Oh, merda, non era questo che intendevo. "No, be’… volevo dire che… insomma, è un po’ esoterica."

Katherine aveva riso. "Tranquilla, scherzavo. È un’osservazione che mi fanno in molti."

Non mi stupisco, aveva pensato Trish. Persino l’Istituto di scienze noetiche della California descriveva la propria disciplina in termini arcani e oscuri, definendola lo studio delle "vie più dirette e immediate per accedere alla conoscenza al di là di ciò che è normalmente esperibile tramite i sensi e la ragione".

Trish aveva appreso che la parola "noetica" deriva dal greco nous, e significa grossomodo "conoscenza interiore" o "coscienza intuitiva".

"Il suo lavoro sui metasistemi" aveva proseguito Katherine "mi interessa in vista di una possibile applicazione a un progetto a cui sto lavorando. Le andrebbe di parlarne a quattr’occhi? Vorrei chiederle una consulenza."

Katherine Solomon vuole una consulenza da me? Era un po’ come se Maria Sharapova le avesse chiesto dei consigli sul tennis.

Il giorno dopo davanti a casa di Trish si era fermata una Volvo bianca da cui era scesa una donna attraente e snella, in jeans. Trish si era sentita mortificata. Ricca, intelligente e anche magra… E io dovrei credere che Dio è buono? Ma la dottoressa Solomon l’aveva messa subito a suo agio: non si dava per niente delle arie.

Si erano sedute nella grande terrazza dietro la casa di Trish, da cui si godeva un magnifico panorama.

"Che bella casa! Complimenti" aveva detto Katherine.

"Grazie. Sono stata fortunata a vendere la licenza di alcuni software che ho creato quando ero all’università."

"Software per un metasistema?"

"Un precursore dei metasistemi. Dopo l’11 settembre, le autorità si ritrovarono a dover incrociare campi dati enormi… email, cellulari, fax, SMS, siti web… per individuare parole chiave nelle comunicazioni fra i terroristi. Io approntai un programma che permetteva di elaborare quei dati in un modo diverso, ricavando anche un altro genere di informazioni." Aveva sorriso. "Fondamentalmente, il mio era un software per misurare la febbre al paese."

"Come, scusi?"

Trish aveva riso. "Sì, lo so, descritto così sembra assurdo. Diciamo che serviva a quantificare lo stato emotivo della popolazione. Una specie di barometro della coscienza globale, se vogliamo." Poi le aveva spiegato in che modo, utilizzando come campo dati le comunicazioni scambiate nel paese, era possibile valutare l’umore dell’opinione pubblica in base alla "densità delle occorrenze" di parole chiave e indicatori emozionali determinati. Nei periodi tranquilli il linguaggio era più sereno, mentre nei periodi difficili rifletteva lo stress generale. Le autorità potevano ricorrere a campi dati per misurare i cambiamenti nella coscienza collettiva degli americani a seguito, per esempio, di un attacco terroristico, e dare suggerimenti migliori al presidente.

"Molto interessante" aveva osservato Katherine, accarezzandosi il mento. "In sostanza, quindi, lei esamina un insieme di individui… come se si trattasse di un unico organismo."

"Esatto. Un metasistema. Una singola entità definita dalla somma delle sue parti. Il corpo umano, per esempio, è fatto di milioni di cellule, ciascuna delle quali è dotata di attributi e compiti diversi, ma funziona come un unico organismo."

Katherine aveva annuito entusiasta. "Come uno stormo di uccelli o un banco di pesci che si muovono tutti insieme. Noi la chiamiamo convergenza, o entanglement."

Trish aveva intuito che la sua illustre ospite stava cominciando a vedere il potenziale che la programmazione di metasistemi aveva nel suo campo, le scienze noetiche. "Il mio software" le aveva spiegato "è concepito per aiutare le agenzie governative a valutare nella maniera migliore e affrontare crisi di grosse proporzioni come pandemie, tragedie nazionali, atti di terrorismo e cose del genere." Aveva fatto una pausa. "Naturalmente c’è sempre la possibilità che venga usato per altri scopi… magari per avere un quadro degli umori nazionali e prevedere l’esito di un’elezione o la direzione che prenderanno i mercati finanziari all’apertura della Borsa."

"Prestazioni di valore incalcolabile" aveva commentato Katherine.

Trish aveva indicato la sua bella casa. "Così hanno ritenuto le autorità che hanno comprato la licenza."

Katherine l’aveva guardata dritto in faccia con i suoi occhi grigi. "Trish, posso chiederle cosa pensa del dilemma etico sollevato dal suo lavoro?"

"In che senso, scusi?"

"Voglio dire, lei ha creato un software che si presta a usi discutibili. Chi ne dispone può avere accesso a informazioni delicate, non disponibili per tutti. Non ha avuto alcuna esitazione nel metterlo a punto?"

Trish non aveva battuto ciglio. "Assolutamente no. Il mio programma non è diverso da, mettiamo, un simulatore di volo. Ci sarà chi lo usa per prepararsi a missioni umanitarie nel Terzo Mondo e chi per allenarsi a dirottare aerei o lanciarsi contro grattacieli. La conoscenza è uno strumento e, come per tutti gli strumenti, i suoi effetti dipendono da come viene usata."

Katherine si era appoggiata allo schienale, colpita. "Allora mi permetta di farle una domanda ipotetica."

Trish aveva compreso che la conversazione si era trasformata di colpo in un colloquio di lavoro.

Katherine si era chinata, aveva raccolto dal pavimento della terrazza un granellino di sabbia e lo aveva mostrato a Trish. "Mi sembra che il suo lavoro sui metasistemi, in ultima analisi, permetta di calcolare il peso di un’intera spiaggia… pesando un granello di sabbia alla volta."

"Sì, è una metafora azzeccata."

"Come lei sa, questo granello di sabbia ha una massa, anche se piccolissima."

Trish aveva annuito.

"E, dal momento che ha una massa, questo granellino esercita una forza di gravità, seppure troppo piccola perché noi possiamo percepirla."

"Sì."

"Ma se prendiamo trilioni di granelli di sabbia come questo e lasciamo che si attraggano l’un l’altro fino a formare, mettiamo, la luna, la forza di gravità complessiva che eserciteranno sarà sufficiente a muovere interi oceani e a far salire e scendere le maree in tutto il pianeta" aveva detto Katherine.

Trish non aveva idea di dove volesse andare a parare, tuttavia quel discorso le piaceva.

"Facciamo un’ipotesi" aveva continuato Katherine lasciando cadere il granello di sabbia. "Se le dicessi che un pensiero, che ogni più piccola idea che si forma nella sua mente ha una massa? Se le dicessi che i pensieri sono in realtà cose, entità misurabili con una massa quantificabile, minuscola, d’accordo, ma pur sempre una massa? Che cosa ne consegue?"

"Sempre in termini ipotetici? Be’, ne consegue che… se il pensiero ha una massa, esercita una forza di gravità."

Katherine aveva sorriso. "Brava! Ora facciamo il passo successivo. Che cosa succede se tante persone cominciano a concentrarsi sullo stesso pensiero? Tutte le occorrenze di quel pensiero iniziano a fondersi in una sola, la sua massa cumulativa aumenta e, di conseguenza, aumenta anche la sua forza di gravità."

"Okay."

"Questo significa che, se un numero sufficiente di persone comincia a pensare la stessa cosa, la gravità di quel pensiero diventa tangibile ed esso inizia a esercitare una vera e propria forza gravitazionale." Katherine aveva ammiccato. "E può avere un effetto misurabile sul mondo fisico."

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