Livello SB.
Senate Basement, seminterrato del Senato.
Mentre scendeva quasi di corsa, a ogni passo Langdon si sentiva sempre più oppresso dalla claustrofobia. A mano a mano che si inoltra verso le fondamenta originali dell’edificio, l’aria si faceva più pesante e la ventilazione sembrava inesistente. I muri lì erano un’irregolare mescolanza di pietre e mattoni.
Il direttore Sato digitava sul suo BlackBerry continuando a camminare. Nei modi guardinghi della donna Langdon percepiva diffidenza nei suoi confronti, un sentimento che stava rapidamente diventando reciproco. Sato non gli aveva ancora spiegato come faceva a sapere che lui quella sera si trovava lì. Una questione di sicurezza nazionale? Langdon aveva qualche difficoltà a individuare un qualsiasi rapporto fra l’antico misticismo e la sicurezza nazionale. Era anche vero, però, che aveva qualche difficoltà a capire che cosa stesse avvenendo.
Peter Solomon mi ha affidato un talismano… Un pazzo visionario mi ha costretto con l’inganno a portare il talismano qui al Campidoglio e vuole che me ne serva per aprire un portale mistico… Forse in una stanza denominata SBB 13.
Non proprio un quadro chiaro.
Langdon cercò di scacciare dalla mente l’immagine orribile della mano di Peter trasformata nella Mano dei Misteri. Quella visione raccapricciante era accompagnata dalla voce dello stesso Peter: Gli antichi misteri, Robert, hanno dato origine a numerosi miti… ma questo non significa che siano pura fantasia.
Nonostante una carriera dedicata allo studio dei simboli mistici e della storia, Langdon si era sempre opposto a livello intellettuale all’idea degli antichi misteri e della loro potente promessa di apoteosi.
Certo, doveva ammettere che la documentazione storica offriva prove indiscutibili del fatto che le conoscenze segrete — a quanto pareva nate nelle scuole misteriche dell’antico Egitto — erano state trasmesse nel tempo da una generazione all’altra. Tali conoscenze erano rimaste nascoste e sotterranee, ma erano poi riemerse nell’Europa rinascimentale dove, secondo la maggior parte delle cronache, erano state affidate a un’èlite di scienziati all’interno del primo think tank scientifico europeo: la Royal Society di Londra, enigmaticamente soprannominata Invisible College.
Quel "college" segreto si era ben presto trasformato nell’associazione dei più brillanti ingegni del mondo: Isaac Newton, Francesco Bacone, Robert Boyle e perfino Benjamin Franklin. L’elenco dei "soci" moderni non era meno impressionante: Einstein, Hawking, Bohr e Celsius. Tutte quelle menti illuminate avevano compiuto passi da gigante nella conoscenza umana, progressi che, secondo alcuni, erano il risultato dei loro contatti con l’antica sapienza celata all’interno dell’Invisible College. Langdon non era certo che tutto ciò fosse vero, anche se indubbiamente fra quelle mura era stata svolta un’insolita quantità di "lavoro mistico".
Nel 1936, la scoperta delle carte segrete di Isaac Newton aveva stupito il mondo, rivelando la passione totalizzante dello scienziato per lo studio dell’antica alchimia e della sapienza mistica. Quei documenti privati comprendevano una lettera manoscritta indirizzata a Robert Boyle in cui Newton esortava l’amico a mantenere "assoluto silenzio" per ciò che riguardava la conoscenza spirituale che entrambi avevano appreso. "Non può essere comunicata" scriveva Newton "senza immenso danno al mondo."
Il significato di quella strana ammonizione era tuttora oggetto di dibattito.
«Professore» disse Sato improvvisamente, alzando gli occhi dal BlackBerry. «Malgrado la sua insistenza nell’affermare che non ha idea del perché si trovi qui stasera, forse potrebbe illuminarci sul significato dell’anello di Peter Solomon.»
«Posso provarci» replicò Langdon riportando l’attenzione al presente.
Sato gli porse la busta di plastica trasparente. «Mi spieghi i simboli di questo anello.»
Continuando a camminare nel corridoio deserto, Langdon esaminò quell’anello a lui così familiare, che recava l’immagine di una fenice a due teste, con il petto decorato dal numero 33 e gli artigli che stringevano un cartiglio su cui era scritto: ORDO ab chao. «La fenice a due teste con il numero 33 è l’emblema del più alto grado massonico.» Tecnicamente quel grado prestigioso esisteva solo nel rito scozzese, tuttavia i riti e i gradi della massoneria costituivano una complessa gerarchia che Langdon non aveva alcun desiderio di spiegare in dettaglio a Sato. «In sostanza, il trentatreesimo grado è un onore riservato a un gruppo ristretto di massoni che hanno raggiunto un alto livello di perfezionamento. Tutti gli altri gradi possono essere raggiunti tramite un positivo completamento del grado precedente, ma l’accesso al trentatreesimo è controllato e avviene soltanto dietro invito.»
«Quindi lei era al corrente del fatto che Peter Solomon fosse membro di questa ristretta cerchia d’èlite?»
«Naturalmente. L’appartenenza alla massoneria non è certo un segreto.»
«E Solomon è l’esponente di grado più alto?»
«Al momento sì. Peter presiede il Supremo Consiglio del trentatreesimo grado, che governa il rito scozzese in America.» Langdon era sempre felice di visitarne la sede, la House of the Tempie, un capolavoro di architettura classica le cui decorazioni simboliche rivaleggiavano con quelle della cappella di Rosslyn in Scozia.
«Professore, ha notato l’incisione sull’anello? "Tutto sarà rivelato al trentatreesimo grado."»
Langdon annuì. «È un tema comune nella tradizione massonica.»
«Questo significa, penso, che se un massone viene accettato nel grado più alto, il trentatreesimo, gli viene rivelato qualcosa di speciale?»
«Sì, così dice la leggenda, ma probabilmente non è questa la realtà. È sempre esistita una teoria del complotto secondo la
quale pochi prescelti all’interno di questo gruppo vengono messi a conoscenza di alcuni grandi segreti mistici. Ho il sospetto che la verità sia di gran lunga meno sensazionale.»
Peter Solomon faceva spesso allusioni scherzose all’esistenza di un prezioso segreto massonico, ma Langdon aveva sempre pensato che si trattasse solo di un malizioso tentativo per convincerlo a unirsi alla fratellanza. Disgraziatamente gli eventi di quella sera erano stati tutto fuorché divertenti e non c’era stato niente di malizioso nella serietà con cui l’amico gli aveva chiesto di proteggere il pacchetto sigillato che ora aveva nella borsa.
Langdon lanciò un’occhiata alla busta che conteneva l’anello d’oro dell’amico. «Direttore, le dispiace se lo tengo io?»
La donna lo guardò. «Perché?»
«Per Peter è molto prezioso, e mi piacerebbe restituirglielo stasera.»
Sato sembrava scettica. «Speriamo che lei ne abbia la possibilità.»
«Grazie.» Langdon si mise l’anello in tasca.
«Un’altra domanda» disse Sato mentre si inoltravano sempre più in profondità nel labirinto. «I miei collaboratori mi hanno riferito che effettuando controlli incrociati con "trentatreesimo grado", "portale" e "massoneria" si sono ritrovati letteralmente con centinaia di riferimenti a "piramide".»
«Anche questo non è sorprendente» disse Langdon. «I costruttori delle piramidi d’Egitto sono i precursori dei moderni massoni, e la piramide, unitamente ad altri temi egizi, è molto comune nel simbolismo massonico.»
«E cosa significa?»
«In sostanza la piramide rappresenta l’illuminazione. È un simbolo architettonico emblematico della capacità dell’uomo di liberarsi dalla propria dimensione terrena e di ascendere verso il cielo, verso il sole d’oro e, in ultima analisi, verso la fonte suprema d’illuminazione.»
Sato aspettò un momento. «Nient’altro?»
Nient’altro? Langdon le aveva appena descritto uno dei simboli più raffinati della storia. La struttura tramite la quale l’uomo si eleva fino al livello degli dèi.
«Stando a quanto dicono i miei collaboratori» riprese Sato
«sembra che questa sera ci sia un collegamento molto più pertinente. Mi hanno parlato dell’esistenza di una leggenda popolare su una specifica piramide qui a Washington, una piramide che si collega direttamente ai massoni e agli antichi misteri.»
Langdon capì a cosa Sato si stava riferendo e cercò di liquidare l’argomento prima di sprecare altro tempo. «Conosco quella leggenda, direttore, ma è pura fantasia. La piramide massonica è uno dei miti più persistenti di Washington e probabilmente ha origine dalla piramide che compare nel Gran Sigillo degli Stati Uniti.»
«Perché prima non ne ha parlato?»
Langdon si strinse nelle spalle. «Perché la leggenda non ha alcun fondamento nei fatti reali. Come dicevo, è un mito. Uno dei molti riferiti ai massoni.»
«Eppure questo particolare mito si collega direttamente agli antichi misteri, no?»
«Certo, come moltissimi altri. Gli antichi misteri sono alla base di innumerevoli leggende sopravvissute nel corso della storia… racconti su conoscenze sconvolgenti custodite da guardiani segreti come i templari, i rosacroce, gli illuminati, gli alumbrados… l’elenco è infinito. Sono tutti miti basati sugli antichi misteri… e la piramide massonica è solo un esempio fra tanti.»
«Capisco» disse Sato. «E cosa racconta questa particolare leggenda?»
Langdon rifletté prima di rispondere: «Be’, io non sono un esperto nella teoria del complotto, ma conosco la mitologia, e la maggior parte delle versioni dice questo: gli antichi misteri, la conoscenza perduta dei secoli, sono sempre stati considerati il tesoro più sacro dell’umanità e, come tutti i grandi tesori, sono stati custoditi con cura. I saggi illuminati che compresero il vero potere di tale conoscenza impararono a temerne lo spaventoso potenziale. Erano consapevoli che, se quel sapere segreto fosse caduto nelle mani di profani, il risultato avrebbe potuto essere devastante. Come dicevamo, strumenti potenti possono essere usati sia a fin di bene sia in favore del male. Così, per proteggere gli antichi misteri, e al tempo stesso l’umanità, i primi iniziati crearono associazioni segrete all’interno delle quali condivisero la conoscenza solo con gli adepti, trasmettendola da saggio a saggio. Molti ritengono che, se guardiamo indietro, possiamo
individuare le tracce storiche di coloro che padroneggiavano i misteri… nelle storie dei maghi, degli stregoni e dei guaritori».
«E la piramide massonica?» domandò Sato. «Come c’entra in tutto questo?»
«Be’…» cominciò Langdon, accelerando per stare al passo. «È proprio qui che storia e mito cominciano a fondersi. Secondo alcuni resoconti, nell’Europa del sedicesimo secolo quasi tutte quelle associazioni segrete si erano ormai estinte, per lo più sterminate da una crescente marea di persecuzioni religiose. A quanto si dice, non rimasero che i massoni quali ultimi custodi degli antichi misteri. Comprensibilmente, essi temevano che, se un giorno la loro confraternita fosse finita come le altre, gli antichi misteri sarebbero andati perduti per sempre.»
«E la piramide?» insistette Sato.
Langdon ci stava arrivando. «La leggenda della piramide massonica è molto semplice. Narra che i massoni, per adempiere al dovere di proteggere quella vasta conoscenza per le generazioni future, decisero di nasconderla in una grande fortezza.» Langdon cercò di mettere ordine nei ricordi. «Voglio sottolineare ancora una volta che si tratta solo di un mito, comunque si narra che i massoni trasferirono la loro conoscenza segreta dal Vecchio al Nuovo Mondo, cioè in America, una terra che speravano non avrebbe mai conosciuto tirannie religiose. E qui costruirono una fortezza impenetrabile, una piramide nascosta, progettata per custodire gli antichi misteri fino al giorno in cui tutta l’umanità fosse stata pronta a gestire il tremendo potere che quella conoscenza poteva conferire. Secondo il mito, i massoni posero sulla sommità della loro grande piramide una splendente cuspide d’oro massiccio a simboleggiare il tesoro conservato all’interno: l’antica sapienza in grado di svelare all’umanità il suo pieno potenziale. L’apoteosi.»
«Che storia» commentò Sato.
«Già. I massoni sono vittime di ogni tipo di folli leggende.»
«Mi pare evidente che lei non crede all’esistenza di quella piramide.»
«Naturalmente no» confermò Langdon. «Non c’è alcuna prova che i padri massoni abbiano costruito una piramide qui in America, tanto meno a Washington. È piuttosto difficile nascondere una piramide, specialmente una abbastanza grande da contenere tutta la sapienza perduta dei secoli.»
La leggenda, per come la ricordava Langdon, non spiegava con precisione cosa si supponeva ci fosse all’interno della piramide massonica, e non diceva se si trattasse di testi antichi, di scritti occulti, di rivelazioni scientifiche o di qualcosa di molto più misterioso. Ciò che la leggenda diceva, però, era che le preziose informazioni preservate all’interno della piramide erano codificate in modo estremamente ingegnoso… e comprensibili solo alle anime più illuminate.
«Comunque» riprese Langdon «questa storia rientra in una categoria che noi studiosi di simbologia definiamo "ibrido archetipo": una miscela di leggende classiche che mutuano così tanti elementi dalla mitologia popolare da rappresentare soltanto una costruzione di fantasia… non un fatto storico.»
Quando Langdon spiegava gli ibridi archetipi ai suoi studenti, si serviva come esempio delle favole, che venivano raccontate generazione dopo generazione, arricchendosi nel corso del tempo e traendo elementi l’una dall’altra fino a evolvere in racconti morali stereotipati nei quali sono presenti i medesimi elementi iconici: damigelle innocenti, principi affascinanti, fortezze inespugnabili e maghi dai grandi poteri. Tramite le favole, la battaglia primordiale del "bene contro il male" viene instillata dentro di noi da bambini: Merlino contro la fata Morgana, san Giorgio contro il drago, Davide contro Golia, Biancaneve contro la strega, addirittura Luke Skywalker che lotta con Darth Vader.
Sato si grattò la testa mentre svoltavano un angolo e seguivano Anderson lungo una breve rampa di scale. «Mi spieghi una cosa. Se non sbaglio, un tempo le piramidi erano considerate portali mistici attraverso i quali i faraoni defunti potevano ascendere agli dèi. È così?»
«Sì.»
Sato si fermò di colpo, afferrò Langdon per un braccio e lo fissò con un’espressione tra la sorpresa e l’incredulità. «Ha detto che il rapitore di Peter Solomon le ha ordinato di trovare un portale segreto. E a lei non è venuto in mente che stava parlando della piramide massonica della leggenda?»
«La piramide massonica è una favola. Pura fantasia.»
Sato gli si avvicinò ancora di più, tanto che Langdon sentì l’odore di sigaretta del suo alito. «Professore, ho capito come la pensa su questo argomento, ma ai fini della mia indagine è difficile ignorare il parallelismo. Un portale che si apre su una conoscenza segreta? Alle mie orecchie suona molto come qualcosa che il rapitore di Solomon ritiene che lei e lei soltanto sia in grado di aprire.»
«Be’, io non credo proprio…»
«Non è questo il punto. Qualunque cosa lei creda, quell’uomo potrebbe pensare che la piramide massonica sia reale.»
«Quell’uomo è pazzo! Può benissimo essere convinto che L’SBB 13 sia l’accesso a una gigantesca piramide sotterranea che contiene tutte le conoscenze perdute degli antichi!»
Sato rimase perfettamente immobile, lo sguardo implacabile. «Professore, la crisi che devo affrontare questa sera non è affatto una favola. È molto reale, glielo assicuro.»
Tra i due scese un silenzio gelido.
«Direttore?» chiamò Anderson indicando un’altra porta distante tre metri. «Ci siamo quasi, se desidera continuare.»
Sato finalmente distolse lo sguardo da Langdon e fece segno a Anderson di andare avanti.
Seguirono il capo della sicurezza attraverso la porta, oltre la quale si trovarono in uno stretto passaggio. Langdon guardò a sinistra e poi a destra. Stiamo scherzando?
Si trovava nel corridoio più lungo che avesse mai visto in vita sua.