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La biblioteca della House of the Tempie è la più antica sala di lettura pubblica del Distretto di Columbia. I suoi eleganti scaffali ospitano più di duecentocinquantamila volumi, tra cui una rara copia dell’Ahiman Rezon, Le costituzioni dei massoni antichi, conosciuto anche come "I segreti di un fratello preparato". Nella biblioteca, inoltre, erano esposti preziosi gioielli massonici, oggetti rituali e addirittura un libro stampato con procedimenti manuali da Benjamin Franklin.

In quella biblioteca, però, il tesoro che Langdon preferiva era qualcosa di cui pochi si accorgevano.

L’illusione.

Molto tempo prima, Peter Solomon gli aveva fatto notare che, guardando da una determinata angolazione, il tavolo da lettura e la lampada dorata creavano un’inequivocabile illusione ottica… una piramide, completata da una splendente cuspide d’oro. Peter gli aveva detto di aver sempre considerato quell’illusione come un tacito promemoria del fatto che i misteri massonici sono perfettamente visibili a chiunque, se guardati dalla giusta prospettiva.

Quella sera, però, i misteri della massoneria si erano presentati alle luci della ribalta. Langdon ora sedeva di fronte al Venerabilissimo Maestro Peter Solomon e alla piramide massonica.

Peter stava sorridendo. «La "parola" alla quale ti riferisci, Robert, non è una leggenda. È realtà.»

Langdon lo fissò per qualche istante. «Ma… non capisco. Com’è possibile?»

«Cosa c’è di così difficile da accettare?»

Tatto! avrebbe voluto protestare Langdon, mentre cercava una traccia di buonsenso negli occhi del suo vecchio amico. «Mi stai dicendo che sei convinto che la Parola perduta è una realtà… e possiede un effettivo potere?»

«Un enorme potere… quello di trasformare l’umanità liberando gli antichi misteri.»

«Una parola?» Il tono di Langdon era di sfida. «Peter, come puoi credere che una parola…»

«Ci crederai anche tu» lo interruppe Solomon con calma.

Langdon lo fissò in silenzio.

«Come sai» riprese Peter alzandosi e cominciando a camminare intorno al tavolo «è stato profetizzato che arriverà il giorno in cui la Parola perduta verrà riscoperta… il giorno in cui sarà disseppellita… e l’umanità avrà di nuovo accesso al suo potere dimenticato.»

Langdon ripensò alla conferenza di Peter sull’Apocalisse. Sebbene molta gente interpretasse in modo errato il termine "apocalisse" come fine catastrofica del mondo, quella parola significava letteralmente "disvelamento", una rivelazione di grande saggezza, secondo quanto predetto dagli antichi. L’avvento dell’età dell’illuminazione. In ogni caso, Langdon non riusciva a immaginare che un tale enorme cambiamento potesse essere determinato da… una parola.

Peter indicò con un gesto la piramide di pietra posata sul tavolo accanto alla sua cuspide d’oro. «La piramide massonica. Il leggendario symbolon. Questa notte è finalmente unito… e completo.» Con un gesto riverente, prese in mano la cuspide e la posò in cima alla piramide. Il pesante pezzo d’oro si inserì al proprio posto con un leggero clic.

«Stanotte, amico mio, tu hai fatto ciò che non era mai riuscito prima: hai assemblato la piramide massonica, ne hai decifrato tutti i codici e alla fine hai svelato… questo.»

Solomon posò un foglio di carta sul tavolo. Langdon riconobbe la griglia di simboli che era stata riorganizzata usando il quadrato di Franklin di ordine otto. L’aveva esaminata per pochi minuti nella Sala del Tempio.

«Sono curioso di sapere se riesci a leggere questa serie di simboli» disse Peter. «Dopotutto, sei tu lo specialista.»

Langdon studiò la griglia.

Heredom, punto cerchiato, piramide, scala…

Langdon sospirò. «Be’, Peter, come forse vedi anche tu, questo è un pittogramma allegorico. Chiaramente il linguaggio è metaforico e simbolico, non letterale.»

Solomon sorrise. «Fate una domanda semplice a un esperto di simbologia… Okay, dimmi cosa vedi.»

Davvero Peter vuole parlare di questa roba? Langdon avvicinò a sé il foglio. «Be’, ho dato un’occhiata prima e, per dirla in parole povere, questa griglia per me è un pittogramma… che rappresenta il cielo e la terra.»

Peter inarcò le sopracciglia con aria sorpresa. «Ah, sì?»

«Certo. Nella prima riga in alto abbiamo la parola "Heredom": la casa santa, che io interpreto come la casa di Dio… o il paradiso.»

«Okay.»

«La freccia rivolta verso il basso dopo la parola "Heredom" significa chiaramente che il resto del pittogramma si riferisce a ciò che si trova sotto il cielo… vale a dire… la terra.» Langdon spostò lo sguardo in fondo alla griglia. «Le ultime due righe, quelle sotto la piramide, rappresentano la terra stessa, terra firma, il più basso di tutti i livelli. Ed è appropriato che questi livelli inferiori contengano i dodici segni astrologici antichi, i quali rappresentano la religione primordiale delle prime anime umane che guardarono i cieli e, nel movimento delle stelle e dei pianeti, videro la mano di Dio.»

Solomon avvicinò la propria sedia a quella dell’amico e studiò la griglia. «D’accordo, cos’altro?»

«In base all’astrologia» proseguì Langdon «la grande piramide si innalza dalla terra per tendersi verso il cielo… un simbolo perpetuo della saggezza perduta. Contiene tutte le grandi filosofie e le grandi religioni della storia… degli egizi, dei pitagorici, dei buddhisti, degli induisti, degli islamici, dei giudaico-cristiani e così via… e tutte confluiscono per innalzarsi verso il cielo, amalgamandosi tra loro, incanalandosi insieme nell’ascesa attraverso il passaggio trasformativo della piramide… dove finalmente si fondono in una sola filosofia umana unificata.» Tacque per un istante. «Una sola e unica consapevolezza universale… una visione globale di Dio condivisa da tutti… rappresentata dall’antico simbolo sospeso sopra la cuspide.»

«Il punto cerchiato» intervenne Peter. «Un simbolo universale per indicare Dio.»

«Esatto. Nel corso della storia il punto cerchiato è stato tutto per tutti i popoli: il dio sole Ra, l’oro alchemico, l’occhio che tutto vede, il punto di singolarità prima del Big Bang, il…»

«Il Grande Architetto dell’Universo.»

Langdon annuì, intuendo che quello era probabilmente lo stesso argomento di cui Peter si era servito nella Sala del Tempio per vendere con successo l’idea che il punto cerchiato fosse la Parola perduta.

«E poi?» domandò Solomon. «Cosa mi dici della scala?»

Langdon guardò l’immagine della scala sotto la piramide. «Peter, sono sicuro che sai meglio di chiunque altro che simboleggia la scala a chiocciola della massoneria… la scala che consente di salire, lasciandosi il buio terreno alle spalle, e raggiungere la luce… come la scala di Giacobbe che sale al cielo… o la spina dorsale umana che, composta anch’essa di gradini, collega il corpo mortale alla mente eterna.» Fece una pausa. «Per quanto riguarda tutto il resto, mi sembra un miscuglio di simboli celestiali, massonici e scientifici, tutti a conferma degli antichi misteri.»

Solomon si accarezzò il mento con la mano. «Un’elegante interpretazione, professore. Naturalmente concordo sul fatto che questa griglia possa essere letta come un’allegoria, e tuttavia…» I suoi occhi brillavano di mistero. «Questa serie di simboli ci racconta anche un’altra storia. Una storia molto più rivelatrice.»

«Cioè?»

Solomon riprese a camminare intorno al tavolo. «Stanotte, nella Sala del Tempio, quando credevo di essere sul punto di morire, ho guardato questa griglia e, non so come, ho visto oltre la metafora, oltre l’allegoria: ho scorto l’essenza di ciò che questi simboli vogliono dirci.» Si interruppe e si voltò di colpo verso l’amico. «Questa griglia rivela il luogo esatto dove è sepolta la Parola perduta.»

«Puoi ripetere, per favore?» Langdon si agitò a disagio sulla sedia, improvvisamente spaventato all’idea che il trauma subito avesse lasciato Peter disorientato e confuso.

«Robert, la leggenda ha sempre descritto la piramide massonica come una mappa. Una mappa molto specifica che può guidare il soggetto degno al luogo segreto dove è nascosta la Parola perduta.» Solomon picchiettò il dito sulla griglia di simboli davanti a Langdon. «Te l’assicuro: questi simboli sono esattamente ciò che dice la leggenda: una mappa. Un diagramma esatto che rivela con precisione dove troveremo la scala che scende nel Mondo Perduto.»

Langdon fece una risatina nervosa e decise di procedere con cautela. «Anche se io credessi alla leggenda della piramide massonica, questa griglia non può assolutamente essere quello che dici. Guardala: non assomiglia neppure lontanamente a una mappa.»

Solomon sorrise. «A volte basta un minimo spostamento di prospettiva per vedere qualcosa di familiare in una luce totalmente nuova.»

Langdon guardò di nuovo la griglia, ma non notò niente di diverso.

«Permetti che ti faccia una domanda» continuò Peter. «Tu sai perché i massoni posano sempre la pietra angolare di un edificio a nordest?»

«Certo: perché l’angolo nordest è quello che riceve i primi raggi del sole al mattino. Simboleggia il potere dell’architettura di protendersi dalla terra nella luce.»

«Giusto» confermò Solomon. «Perciò forse dovresti cercare i primi raggi della luce anche lì.» Indicò la griglia. «Nell’angolo nordest.»

Langdon tornò a osservare il foglio e spostò lo sguardo sull’angolo superiore destro, o l’angolo nordest. In quell’angolo c’era il simbolo |.

«Una freccia che punta verso il basso» disse poi, sforzandosi di afferrare il punto di vista dell’amico. «Il che significa… sotto Heredom.»

«No, Robert. Non sotto» ribatté Solomon. «Rifletti. Questa griglia non è un labirinto metaforico. È una mappa. E, in una mappa, una freccia rivolta verso il basso significa…»

«A sud» esclamò Langdon sorpreso

«Esatto!» confermò Solomon sorridendo eccitato. «In direzione sud! Inoltre, in una mappa, la parola Heredom non può essere una metafora per "cielo", ma deve indicare il nome di un luogo specifico.»

«La House of the Tempie? Tu stai dicendo che questa mappa indica… un luogo a sud rispetto a questo edificio?»

«Lode a Dio!» Solomon rise. «Hai visto la luce, finalmente.»

Langdon studiò di nuovo la griglia. «Ma… anche se tu avessi ragione, un luogo a sud rispetto a questo edificio potrebbe essere ovunque lungo una retta longitudinale di quasi quarantamila chilometri.»

«No, Robert. Dimentichi che la leggenda dice che la Parola perduta è sepolta a Washington. Questo restringe notevolmente il campo. Inoltre la leggenda precisa anche che sopra la scala c’è una grande pietra… e che su quella pietra è inciso un messaggio scritto in una lingua antica… una specie di segnale, in modo che l’uomo degno possa trovarla.»

Langdon faceva fatica a prendere sul serio le affermazioni dell’amico e, anche se non conosceva Washington abbastanza bene per individuare dove si trovasse il sud rispetto alla loro posizione in quel momento, era quasi sicuro che non ci fosse una grande pietra incisa in cima a una scala nascosta.

«Il messaggio inciso sulla pietra» riprese Solomon «è proprio qui, davanti ai nostri occhi.» Puntò il dito sulla terza riga della griglia. «È questa l’iscrizione, Robert! Hai risolto l’enigma!»

Sbalordito, Langdon studiò i sette simboli.

Risolto? Langdon non aveva la minima idea di cosa potessero significare quei sette simboli disparati ed era maledettamente sicuro che non fossero incisi da nessuna parte nella capitale della nazione… di certo non in una grande pietra sopra una scala.

«Peter, io non vedo proprio come questo possa illuminarci. Non so di nessuna pietra a Washington sulla quale sia inciso questo… messaggio.»

Solomon gli diede qualche colpetto sulla spalla. «Ci sei passato davanti tante volte e non te ne sei mai accorto. Tutti ci siamo passati davanti. Se ne sta lì, sotto gli occhi di chiunque, proprio come i misteri stessi. E stanotte, quando ho visto questi sette simboli, in un attimo mi sono reso conto che la leggenda è vera. La Parola perduta è davvero sepolta a Washington… e in effetti si trova in fondo a una lunga scala, sotto una grande pietra incisa.»

Confuso, Langdon restò in silenzio.

«Robert, io credo che questa sera tu ti sia guadagnato il diritto di conoscere la verità.»

Langdon fissò l’amico cercando di dare un senso a ciò che aveva appena sentito. «Hai intenzione di dirmi dov’è sepolta la Parola perduta?»

«No» rispose Solomon sorridendo mentre si alzava in piedi. «Ho intenzione di fartelo vedere.»

Cinque minuti più tardi, seduto accanto a Peter sul sedile posteriore dell’Escalade, Langdon si stava allacciando la cintura di sicurezza.

Mentre Simkins si metteva al volante, Sato attraversò il parcheggio e si avvicinò all’auto.

«Signor Solomon» esordì il direttore accendendosi una sigaretta. «Ho appena fatto la telefonata che mi aveva chiesto di fare.»

«E…?» domandò Peter attraverso il finestrino abbassato.

«Ho dato istruzioni che vi venga consentito l’accesso. Per pochissimo tempo.»

«Grazie.»

Il direttore lo studiò con un’espressione curiosa. «Devo dire che la sua è una richiesta molto insolita.»

Solomon si strinse nelle spalle, con uno sguardo enigmatico.

Sato non insistette, passò al finestrino di Langdon e bussò con le nocche.

Langdon abbassò il vetro.

«Professore» cominciò Sato senza la minima traccia di cordialità «il suo aiuto di stasera, seppure offerto con riluttanza, è risultato essenziale per il successo dell’operazione… e per questo la ringrazio.» Tirò una lunga boccata dalla sigaretta e poi soffiò il fumo di lato. «Comunque voglio darle un ultimo consiglio: la prossima volta che un alto funzionario della CIA le dirà di essere alle prese con una crisi relativa alla sicurezza nazionale…» Gli occhi neri lampeggiarono. «Lasci tutte le sue stronzate a Harvard.»

Langdon fece per rispondere, ma il direttore Inoue Sato gli aveva già voltato le spalle e stava riattraversando il parcheggio verso l’elicottero in attesa.

Simkins si girò, con il viso impenetrabile. «I signori sono pronti?»

«Solo un momento» disse Solomon. Estrasse dalla tasca un pezzo di stoffa scura ripiegata e lo porse a Langdon. «Prima che partiamo, vorrei che tu te lo mettessi.»

Perplesso, Langdon lo esaminò. Era velluto nero. Lo spiegò e si rese conto di avere tra le mani un cappuccio massonico, il tradizionale cappuccio cieco dell’iniziato di primo grado. Ma cosa diavolo…?

«Preferirei che tu non vedessi dove stiamo andando» spiegò Peter.

Langdon si voltò verso l’amico. «Mi vuoi incappucciare per il viaggio?»

Solomon sorrise. «Il mio segreto. Le mie regole.»

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