Trasformazione.
Galloway sentì, e quindi non ebbe bisogno di vedere.
Seduti di fronte a lui, ammutoliti dallo stupore, Langdon e Katherine stavano senza dubbio guardando il piccolo cubo di pietra che, con un rumore secco, aveva appena cambiato aspetto sotto i loro occhi.
Il decano non potè fare a meno di sorridere. Si aspettava qualcosa del genere e, sebbene ancora non sapesse che ruolo poteva avere quello sviluppo nella soluzione dell’enigma della piramide, era pronto a cogliere al volo l’occasione di insegnare qualcosa a un esperto di simbologia venuto nientemeno che da Harvard. «Professore» disse «pochi sanno che i massoni venerano la forma del cubo. Noi lo chiamiamo ashlar, "pietra squadrata", perché è la rappresentazione tridimensionale di un altro simbolo, molto più antico, bidimensionale.» Non c’era bisogno di chiedere all’illustre accademico se avesse riconosciuto il simbolo che si trovava ora sulla scrivania. Era uno dei più famosi al mondo.
La mente di Robert Langdon era affollata da mille pensieri, mentre osservava il nuovo aspetto della scatola. Non avevo idea… Un attimo prima vi aveva infilato la mano e aveva ruotato delicatamente l’anello massonico. Arrivato a trentatré gradi di rotazione, il cubo si era trasformato all’improvviso sotto i suoi occhi, aprendosi di colpo: le cerniere nascoste che tenevano insieme la scatola si erano sganciate e le facce del cubo erano cadute rumorosamente sul piano della scrivania.
Il cubo è diventato una croce, pensò Langdon. Alchimia spirituale.
Katherine contemplava allibita il cubo disfatto. «La piramide massonica ha a che fare con… il cristianesimo?»
Per un attimo, anche Langdon si era posto quella domanda. In fondo, il crocifisso era un simbolo rispettato nella fratellanza e sicuramente molti massoni erano di fede cristiana. Tuttavia c’erano anche massoni ebrei, musulmani, buddhisti, indù e persino molti per i quali Dio non aveva nome. Gli sembrava strano che quello fosse un simbolo cristiano. Poi si era ricordato del vero significato della croce.
«Non è un crocifisso» disse Langdon alzandosi in piedi. «La croce con in mezzo il punto cerchiato è un simbolo duale: due simboli fusi insieme a formarne uno solo.»
«Cosa stai dicendo?» Katherine lo seguiva con gli occhi mentre camminava per la stanza.
«La croce divenne un simbolo cristiano solo nel quarto secolo» spiegò Langdon. «Prima di allora veniva usata dagli egizi per rappresentare l’incontro fra le due dimensioni: umana e celeste. Come sopra, così sotto. Era una rappresentazione visiva del momento in cui uomo e Dio diventano un tutt’uno.»
«D’accordo.»
«Il p u n t o cerchiato, c o m e sappiamo, ha molteplici significati» continuò Langdon. «Uno dei più esoterici è la rosa, il simbolo alchemico della perfezione. Ma, se si mette una rosa al centro di una croce, si ottiene un simbolo completamente diverso.»
Galloway si appoggiò allo schienale della sedia, sorridendo. «Oh, bene. Ora sì che comincia a ragionare.»
Anche Katherine si alzò in piedi. «Che cosa mi sono persa?»
«La croce con la rosa al centro» spiegò Langdon «è un simbolo diffuso nella massoneria. Nel rito scozzese esiste addirittura il grado di "cavaliere rosa-croce", in onore degli antichi rosacrociani che contribuirono alla filosofia mistica massonica. Forse Peter te ne ha parlato. Decine di grandi scienziati erano rosa-crociani: John Dee, Elias Ashmole, Robert Fludd…»
«Certo» disse Katherine. «Ho letto i Manifesti dei rosacroce, nel corso dei miei studi.»
Tutti gli scienziati dovrebbero leggerli, pensò Langdon.
L’ordine dei rosacroce, a cui si è ispirato l’Antico e Mistico Ordine Rosae Crucis, fu un movimento misterioso che influenzò profondamente la scienza e che aveva singolari analogie con la leggenda degli antichi misteri… tramandata nei secoli e accessibile solo a pochi eletti. L’elenco dei rosacrociani illustri nella storia è una sorta di catalogo di luminari delle epoche passate: Paracelso, Bacone, Fludd, Cartesio, Pascal, Spinoza, Newton, Leibniz.
Secondo la loro dottrina, l’ordine era costruito su "verità esoteriche del passato", verità che dovevano essere tenute nascoste "all’uomo comune", attraverso le quali si poteva giungere a conoscere il "regno spirituale". La rosa fiorita su una croce elaborata, simbolo della fratellanza rosacrociana, era l’evoluzione del molto più semplice simbolo iniziale: una croce con al centro un punto cerchiato, rappresentazione stilizzata della rosa.
«Peter e io discutiamo spesso della filosofia rosacrociana» disse Galloway a Katherine.
Mentre il decano spiegava i rapporti fra massoneria e rosacrociani, Langdon tornò a rimuginare su un pensiero che lo tormentava. "Jeova sanctus unus." Questa frase ha a che fare con l’alchimia. Non riusciva a ricordare che cosa gli avesse detto Peter in proposito, ma parlare dei rosacroce aveva risvegliato questo tarlo. Forza, Robert, concentrati!
«Sembra che a fondare l’ordine dei rosacroce» stava dicendo Galloway «sia stato un mistico tedesco di nome Christian Rosenkreuz, uno pseudonimo dietro al quale alcuni sostengono si celasse nientemeno che Francesco Bacone, sebbene non esistano…»
«Uno pseudonimo!» esclamò Langdon. «Ci sono! Jeova sanctus Unus è uno pseudonimo!»
«Di cosa stai parlando? Spiegati!» lo incalzò Katherine.
Langdon era in fibrillazione. «È tutta la sera che cerco di farmi venire in mente che cosa mi aveva detto Peter a proposito di Jeova sanctus unus e dell’alchimia. Finalmente me lo sono ricordato! Non si trattava tanto di alchimia, quanto di un alchimista! Un alchimista molto famoso!»
Galloway sorrise ironicamente. «Era ora, professore. L’ho nominato due volte e ho usato anche la parola "pseudonimo".»
Langdon lo fissò incredulo. «Lei lo sapeva?»
«Be’, il dubbio mi è venuto quando ha parlato di Jeova sanctus unus, dicendomi che aveva decifrato l’iscrizione grazie al quadrato magico di Dürer. Poi, non appena ha scoperto il simbolo rosacroce, ne ho avuto la certezza. Come probabilmente saprà, fra le carte personali di questo scienziato c’era una copia fittamente annotata dei Manifesti rosacrociani.»
«Ma chi è?» domandò Katherine.
«Uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi!» rispose Langdon. «Alchimista, membro della Royal Society di Londra, rosacrociano, firmò alcuni dei suoi lavori scientifici più riservati con uno pseudonimo: Jeova sanctus unus.»
«L’unico vero Dio?» disse Katherine. «Modesto…»
«Geniale, piuttosto» la corresse Galloway. «Si firmava così perché, come gli antichi adepti, era consapevole della natura divina dell’uomo. Inoltre, le sedici lettere di Jeova sanctus unus, anagrammate, corrispondevano al suo nome in latino: uno pseudonimo perfetto!»
Katherine era piena di stupore. «Jeova sanctus unus è l’anagramma del nome latino di un famoso alchimista?»
Langdon prese dalla scrivania un foglio di carta e una matita e cominciò a scrivere. «In latino le lettere "J" e "I" sono interscambiabili, come pure la "V" e la "U". Ciò significa che Jeova sanctus unus può essere trasposto esattamente a formare il nome di questo scienziato.»
Langdon scrisse le sedici lettere: "Isaacus Neuutonus".
Porse il foglio a Katherine. «Penso che tu l’abbia già sentito nominare.»
«Isaac Newton?» esclamò Katherine guardando il foglio. «Ecco che cosa significa l’iscrizione sulla piramide!»
Per un attimo a Langdon parve di essere di nuovo nell’abbazia di Westminster, davanti alla tomba piramidale di Newton, dove aveva avuto un’analoga illuminazione.Il grande scienziato rispunta anche stasera… Non era una coincidenza, naturalmente:
piramidi, misteri, scienza, saperi segreti, tutto era correlato. Chi si occupava di sapienza occulta non poteva non incappare nel nome di Isaac Newton.
«Newton deve avere qualcosa a che fare con la piramide» disse Galloway. «Non riesco a immaginare in che modo, ma…»
«Trovato!» esclamò Katherine spalancando gli occhi. «Ecco come trasformeremo la piramide!»
«Hai capito?» chiese Langdon.
«Sì!» rispose lei. «Non riesco a crederci, avevamo la soluzione sotto il naso! È un processo alchemico semplicissimo. Posso trasformare questa piramide ricorrendo a nozioni di scienza elementare! Scienza newtoniana!»
Langdon si sforzava invano di capire.
«Reverendo Galloway» disse Katherine «sull’anello è scritto…»
«Basta così!» Il decano alzò un dito e le fece cenno di tacere. Inclinò leggermente la testa da una parte, come se fosse in ascolto. «Amici miei, è chiaro che questa piramide ha ancora in serbo dei segreti. Non so dove voglia arrivare la dottoressa Solomon, ma se ha capito qual è il prossimo passo, il mio ruolo finisce qui. Raccogliete le vostre cose e non ditemi altro. Preferisco rimanere all’oscuro e non avere informazioni da rivelare, nel caso i nostri ospiti cercassero di costringermi a parlare.»
«Ospiti?» disse Katherine tendendo l’orecchio. «Io non sento niente.»
«Sentirà fra poco» replicò Galloway andando verso la porta. «Sbrigatevi.»
Dall’altra parte della città, un ripetitore cercava invano il segnale di un cellulare in frantumi lungo Massachusetts Avenue. Dopo un po’, trasferì la chiamata alla casella vocale. "Robert!" gridava la voce terrorizzata di Warren Bellamy. "Dove sei? Chiamami appena senti questo messaggio, sta succedendo una cosa terribile!"