Langdon chiuse il telefono sentendosi sempre più in pensiero. Katherine non risponde al cellulare! Gli aveva promesso di chiamarlo non appena si fosse messa in salvo fuori dal laboratorio e fosse salita in macchina per raggiungerlo, ma non l’aveva più sentita.
Bellamy era seduto di fianco a Langdon alla scrivania nella sala di lettura. Anche l’architetto aveva appena fatto una telefonata a un tizio che, secondo lui, avrebbe potuto ospitarli in un posto segreto dove sarebbero stati al sicuro. Sfortunatamente, anche questa persona non rispondeva e così Bellamy aveva lasciato un messaggio in cui chiedeva di richiamare subito sul cellulare di Langdon.
«Continuerò a provare» disse a Langdon «ma per il momento dobbiamo cavarcela da soli. E dobbiamo elaborare un piano per questa piramide.»
La piramide. Per Langdon, lo scenario spettacolare della sala di lettura si era come dissolto e il suo mondo si era ristretto fino a includere soltanto ciò che aveva di fronte: una piramide di pietra, un pacchetto sigillato contenente una cuspide e un elegante afroamericano che si era materializzato dal buio per salvarlo da un sicuro interrogatorio da parte della CIA.
Langdon si era aspettato un briciolo di buonsenso da parte dell’architetto del Campidoglio, invece adesso gli sembrava che Warren Bellamy non fosse molto più razionale di quel folle che sosteneva che Peter era in purgatorio. Bellamy insisteva infatti che quella piramide di pietra fosse, in realtà, la piramide massonica della leggenda. Un’antica mappa che ci guida verso conoscenze straordinarie?
«Warren» disse Langdon in tono cortese «questa idea che esista una specie di antica sapienza in grado di dare agli uomini un grande potere… io sinceramente non riesco a prenderla sul serio.»
Negli occhi dell’architetto c’era un’espressione tanto delusa quanto sincera che rendeva lo scetticismo di Langdon ancora più imbarazzante. «Sì, Robert, avevo immaginato che potessi avere un atteggiamento del genere, ma suppongo che non dovrei esserne sorpreso. Tu consideri la questione dall’esterno. Esistono verità massoniche che percepisci come attinenti al mito perché non sei stato iniziato e preparato a comprenderle.»
Langdon si sentiva trattato con sufficienza. Io non facevo parte dell’equipaggio di Ulisse, ma sono sicuro che quello dei ciclopi è un mito. «Warren, anche se la leggenda fosse vera… questa piramide non può essere la piramide massonica.»
«No?» L’architetto fece scorrere un dito lungo il cifrario sulla pietra. «A me sembra che corrisponda perfettamente alla descrizione. Una piramide di pietra con una cuspide in metallo lucente che, stando alla radiografia di Sato, è proprio quella che ti ha affidato Peter.» Bellamy prese in mano il pacchetto a forma di cubo, soppesandolo.
«Questa piramide di pietra è alta meno di trenta centimetri» ribatté Langdon. «Ogni versione della storia che conosco, invece, descrive la piramide massonica come una struttura enorme.»
Era chiaro che Bellamy aveva previsto quell’obiezione. «Come sai, la leggenda parla di una piramide che si eleva così in alto che Dio stesso può allungare una mano e toccarla.»
«Esattamente.»
«Posso capire il tuo dubbio, Robert, però sia gli antichi misteri sia la filosofia massonica celebrano le potenzialità di Dio all’interno di ognuno di noi. Parlando per simboli, si potrebbe affermare che qualsiasi cosa alla portata di un uomo illuminato… è alla portata di Dio.»
Langdon non fu impressionato da quel gioco di parole.
«Anche la Bibbia concorda su questo» proseguì Bellamy. «Se noi accettiamo, come dice la Genesi, che Dio abbia creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, allora dobbiamo anche accettarne le implicazioni, cioè che l’umanità non è stata creata inferiore a Dio. In Luca 17,20 leggiamo che "il regno di Dio è dentro di voi".»
«Mi dispiace, ma non conosco un solo cristiano che si consideri pari a Dio.»
«Certo che no» disse Bellamy in tono più tagliente. «Perché la maggior parte dei cristiani tiene il piede in due scarpe: vuole poter dichiarare con orgoglio di credere nella Bibbia e al tempo stesso ignorare quelle parti che trova troppo difficili o troppo scomode da osservare.»
Langdon non commentò.
«Comunque» continuò Bellamy «la secolare descrizione della piramide massonica che la raffigura tanto alta da poter essere toccata da Dio ha portato a interpretazioni sbagliate circa le sue dimensioni. Oltretutto, ci fa comodo che induca studiosi come te a insistere che la piramide sia solo una leggenda, così nessuno la cerca.»
Langdon tornò a fissare la piramide di pietra. «Domando scusa se non ti do soddisfazione. Il fatto è che ho sempre pensato alla piramide massonica come a un mito.»
«Non ti sembra perfettamente coerente che una mappa creata da scalpellini muratori fosse intagliata nella pietra? Durante tutte le epoche storiche le nostre più importanti linee guida sono state sempre incise nella pietra, incluse le tavole che Dio diede a Mosè, i Dieci Comandamenti che guidano la condotta umana.»
«Capisco, però si è sempre parlato di leggenda della piramide massonica. Leggenda implica che sia un mito.»
«Sì, leggenda.» Bellamy si mise a ridere. «Temo che tu abbia lo stesso problema di Mosè.»
«Scusa?»
Bellamy sembrava quasi divertito mentre si girava sulla sedia Per indicare il secondo ordine di balconate, dove sedici statue di bronzo li stavano guardando. «Lo vedi Mosè?»
Langdon alzò lo sguardo sulla celebre statua di Mose della biblioteca. «Sì.»
«Ha le corna.»
«Lo so.»
«Ma sai perché le ha?»
Come alla maggior parte degli insegnanti, a Langdon non piaceva che gli si facesse la lezioncina. Il Mosè sopra le loro teste aveva le corna per lo stesso motivo per cui migliaia di immagini cristiane di Mosè le avevano: una traduzione sbagliata del libro dell’Esodo. Il testo originale ebraico diceva che Mosè aveva "karan ’ohr panav", cioè "la pelle del volto che brillava di raggi di luce", ma quando la Chiesa cattolica romana creò la Vulgata, la traduzione ufficiale latina della Bibbia, il traduttore fraintese la descrizione di Mosè e la rese come "cornuta esset facies sua", che significa appunto "la sua faccia era cornuta". A partire da allora, artisti e scultori, temendo ripercussioni se non fossero stati aderenti alle Sacre Scritture, avevano cominciato a raffigurare Mosè con le corna.
«Si è trattato di un semplice errore» ribatté Langdon. «Una traduzione sbagliata da parte di san Girolamo intorno al quinto secolo dopo Cristo.»
Bellamy parve colpito. «Esattamente. Una traduzione sbagliata. E il risultato è… che il povero Mosè sarà per sempre malformato.»
"Malformato" era un modo gentile di esprimere il concetto. Langdon, da bambino, era sempre terrorizzato quando vedeva il diabolico "Mosè cornuto" di Michelangelo, il pezzo forte della basilica di San Pietro in Vincoli a Roma.
«Ho accennato alle corna di Mosè» proseguì Bellamy «per spiegarti come una singola parola, quando venga fraintesa, possa riscrivere la storia.»
E lo vieni a dire a me? pensò Langdon, che aveva imparato la lezione sulla propria pelle a Parigi qualche anno prima. SanGreal: Santo Graal. SangReal: sangue reale.
«Anche in questo caso» proseguì Bellamy «la gente ha sentito voci di una leggenda. E l’idea è rimasta. La leggenda della piramide massonica, quindi, è sempre sembrata un mito. Ma la parola "leggenda" si riferiva a qualcos’altro. Era stata fraintesa, proprio come la parola "talismano".» Sorrise. «Il linguaggio può essere molto abile a nascondere la verità.»
«Giusto, ma adesso non ti seguo più.»
«Robert, la piramide massonica è una mappa. E come tutte le mappe ha una legenda, una chiave per capire come leggerla.»
Bellamy prese il pacchetto a forma di cubo e lo terme in mano. «Non vedi? Questa cuspide è la legenda della piramide. È la chiave che indica come leggere il manufatto più straordinario sulla terra… Una mappa che svela il nascondiglio del più grande tesoro dell’umanità: il sapere perduto dei secoli.»
Langdon non fiatò.
«Io affermo umilmente» continuò Bellamy «che la tua torreggiante piramide massonica è… questa… una modesta pietra la cui cuspide d’oro si innalza abbastanza in alto da poter essere toccata da Dio. Abbastanza in alto perché un uomo illuminato possa abbassarsi a toccarla.»
Per parecchi secondi tra i due calò il silenzio.
Langdon provò un inaspettato palpito di eccitazione mentre abbassava gli occhi sulla piramide, vedendola sotto una nuova luce. Il suo sguardo tornò a posarsi sul cifrario massonico. «Ma questo codice… sembra così…»
«Semplice?»
Langdon annuì. «Quasi chiunque potrebbe decifrarlo.»
Bellamy sorrise e recuperò una matita e un foglio di carta per Langdon. «Allora, forse, tu ci potrai illuminare…»
Langdon si sentiva a disagio a leggere quel codice, eppure, considerate le circostanze, sembrava un tradimento minore della fiducia di Peter. Oltretutto, qualunque cosa dicesse l’incisione, lui non riusciva a immaginare che svelasse un qualunque nascondiglio segreto… figurarsi quello del grande tesoro dell’umanità.
Langdon prese la matita e se la batté sul mento mentre studiava il cifrario. Il codice era talmente elementare che quasi non aveva bisogno di scrivere. Tuttavia voleva assicurarsi di non commettere errori, così, ligio al dovere, appoggiò la matita al foglio e iniziò a trascrivere la più comune chiave di decrittazione di un cifrario massonico. Consisteva di quattro griglie — due semplici e due con i puntini — con l’alfabeto che scorreva nell’ordine corretto. Ogni lettera dell’alfabeto adesso era posizionata dentro uno spazio o un "recinto" dalla forma unica. La forma del recinto di ogni lettera diventava il "simbolo" di quella lettera.
Lo schema era così facile da essere quasi infantile.
Langdon diede un’ultima occhiata e poi, sicuro che la chiave di decrittazione fosse corretta, tornò a rivolgere l’attenzione al codice inciso sulla piramide. Per decifrarlo, non doveva far altro che trovare la forma corrispondente sulla chiave di decrittazione e trascriverci dentro la lettera.
Il primo carattere sulla piramide assomigliava a una freccia puntata verso il basso o a un calice. Langdon trovò velocemente il segmento a forma di calice sulla chiave di decrittazione. Era posizionato nell’angolo in basso a sinistra e racchiudeva la lettera S.
Langdon trascrisse "S" .
Il simbolo successivo sulla piramide era un quadrato, senza il lato destro, con dentro un puntino. Questa forma racchiudeva, sulla chiave di decrittazione, la lettera O.
Lui scrisse "O".
Il terzo simbolo era un semplice quadrato che conteneva la lettera E.
Langdon scrisse "E"
SOE…
Continuò, sempre più veloce, finché ebbe completato l’intera griglia.
Alla fine, mentre guardava la trascrizione, Langdon fece un sospiro che esprimeva tutta la sua perplessità. Direi che non è proprio il caso di gridare "eureka".
La faccia di Bellamy mostrava un accenno di sorriso. «Come ben sai, Robert, gli antichi misteri sono riservati solo ai veri illuminati.»
«Giusto» replicò Langdon aggrottando la fronte. A quanto pare, io non ho i requisiti necessari.