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Con indosso solo il perizoma, Mal’akh camminava avanti e indietro accanto alla sedia a rotelle su cui si trovava Peter Solomon. «Peter» sussurrò godendosi ogni istante di orrore del suo prigioniero «hai dimenticato che io ho una seconda famiglia… i tuoi fratelli massoni. E distruggerò anche loro… a meno che tu non mi aiuti.»

Alla luce del laptop appoggiato sulle sue gambe, Solomon sembrava quasi catatonico. «Ti prego» riuscì infine a balbettare «se questo video diventa pubblico…»

«Se?» Mal’akh rise. «Se diventa pubblico?» Indicò il piccolo modem cellulare infilato in una presa USB del suo computer. «Sono collegato con il mondo.»

«Non vorrai…»

Lo voglio, pensò Mal’akh, assaporando il suo sgomento. «Tu hai il potere di fermarmi. E di salvare tua sorella. Però devi dirmi quello che voglio sapere. La Parola perduta è nascosta da qualche parte, Peter, e so che la griglia rivela dov’è esattamente questo posto.»

Peter guardò di nuovo i simboli, e i suoi occhi non lasciarono trasparire nulla.

«Forse questo ti aiuterà a trovare l’ispirazione.» Mal’akh allungò una mano sopra la spalla di Peter e premette qualche tasto sul laptop.

Sullo schermo si aprì un programma di posta elettronica, e Peter si irrigidì visibilmente.

Il monitor mostrava un’e-mail che Mal’akh aveva preparato qualche ora prima: un file video da inviare a un lungo elenco di importanti network.

Mal’akh sorrise. «Penso che sia ora di condividere quello che sappiamo, non credi?»

«Non farlo!»

Mal’akh premette il pulsante di invio. Peter si dimenò per quanto gli consentivano i lacci, cercando, senza riuscirci, di far cadere il laptop a terra.

«Rilassati, Peter» gli sussurrò Mal’akh. «È un file pesante. Ci metterà qualche minuto.» Indicò la barra di avanzamento.

INVIO MESSAGGIO: 2% COMPLETATO

«Se mi dici quello che voglio sapere, interromperò l’invio e nessuno vedrà mai questo video.»

Peter divenne livido vedendo che la percentuale aumentava.

INVIO MESSAGGIO: 4% COMPLETATO

Mal’akh sollevò il computer dalle gambe di Peter e lo appoggiò su una sedia di pelle di cinghiale lì vicino, voltando lo schermo in modo che lui potesse seguire lo stato di avanzamento dell’invio. Poi tornò di fianco a Peter e gli mise in grembo il foglio dei simboli. «Le leggende narrano che la piramide massonica svelerà la Parola perduta. Questo è il codice finale della piramide. Io credo che tu sappia interpretarlo.»

Mal’akh lanciò uno sguardo al computer.

INVIO MESSAGGIO: 8% COMPLETATO

Tornò a osservare Peter. Anche lui lo stava fissando, e i suoi occhi grigi ora mandavano lampi di odio.

Odiami pure, pensò Mal’akh. Più grande è l’emozione, maggiore sarà l’energia che verrà rilasciata quando il rituale sarà completato.

A Langley, Nola Kaye si premette il telefono contro l’orecchio, riuscendo appena a sentire Sato sopra il rumore dell’elicottero. «Dicono che è impossibile fermare il trasferimento del file!» gridò. «Per chiudere l’iSP locale ci vorrebbe almeno un’ora, e se lui ha accesso a un provider wireless, questo non gli impedirebbe comunque di inviare l’e-mail.»

Ormai fermare il flusso di informazioni digitali era diventato pressoché impossibile. C’erano troppi router di accesso a internet. Fra linee fisse, punti WI-FI, modem cellulari, telefoni satellitari, smartphone e palmari dotati di programmi di posta elettronica, l’unico modo per isolare una potenziale fuga di dati era distruggere l’apparecchio all’origine.

«Ho controllato i dati tecnici dell’elicottero su cui lei sta volando» aggiunse Nola «e pare sia dotato di EMP.»

Le EMP, armi a impulsi elettromagnetici, erano ormai comuni tra le forze dell’ordine, che le usavano da una distanza di sicurezza soprattutto negli inseguimenti d’auto. Sparando un impulso di radiazioni elettromagnetiche ad alta concentrazione si potevano distruggere i congegni elettronici del bersaglio: auto, cellulari, computer. Secondo quanto aveva letto Nola, il Sikorsky UH-60 aveva montato sul telaio un magnetron da sei gigahertz, con sistema di puntamento laser, e un’antenna Horn di guadagno cinquanta decibel, che lanciava un impulso da dieci gigawatt. Scaricato direttamente su un computer portatile, l’impulso avrebbe bruciato la scheda madre e cancellato all’istante il disco fisso.

«L’EMP non ci servirà a niente» rispose Sato gridando. «Il bersaglio è dentro un edificio di pietra. Non c’è visuale ed è schermato dalle onde elettromagnetiche. Hai saputo se il video è già stato inviato?»

Nola controllò un secondo monitor, che continuava a fare ricerche per trovare notizie recenti sui massoni. «Non ancora, direttore. Ma se viene reso pubblico, lo sapremo nel giro di qualche secondo.»

«Tienimi aggiornata.»

Langdon trattenne il fiato mentre l’elicottero si abbassava in picchiata verso Dupont Circle. Una manciata di pedoni si disperse mentre il velivolo scendeva attraverso un’apertura tra gli alberi e atterrava non troppo delicatamente sul prato, appena a sud della famosa fontana a due piani progettata dagli stessi due uomini che avevano ideato il Lincoln Memorial.

Trenta secondi dopo, Langdon sfrecciava lungo New Hampshire Avenue su un suv Lexus guidato da Simkins e requisito d’autorità, diretto verso la House of the Tempie.

Peter Salomon cercava disperatamente di trovare una soluzione, ma riusciva a pensare solo a Katherine che si stava dissanguando in quello scantinato… e al video che aveva appena visto.

Girò lentamente la testa verso il computer sulla sedia di pelle di cinghiale, a qualche metro di distanza. La barra di avanzamento era quasi a un terzo.

INVIO MESSAGGIO: 29% COMPLETATO

L’uomo tatuato adesso stava girando intorno all’altare quadrato, facendo oscillare un incensiere acceso e salmodiando tra sé. Nuvole dense di fumo bianco salivano a spirale verso il lucernario. Aveva gli occhi sbarrati e sembrava essere in una trance demoniaca. Peter rivolse lo sguardo all’antico coltello che attendeva sul panno di seta bianca steso sull’altare.

Peter Solomon non aveva dubbi che quella notte sarebbe morto nel tempio. Il problema era come. Sarebbe riuscito a trovare il modo di salvare sua sorella e la fratellanza… o sarebbe morto invano?

Osservò di nuovo la griglia di simboli. Quando l’aveva guardata la prima volta, lo shock del momento lo aveva accecato, impedendo alla sua vista di squarciare il velo del caos… per cogliere la verità sorprendente. Ormai, però, il vero significato di quei simboli aveva assunto una chiarezza cristallina per lui. Aveva visto la griglia sotto una luce completamente diversa.

Lui sapeva esattamente che cosa doveva fare.

Prendendo un respiro profondo, guardò la luna attraverso il lucernario sopra di sé. Poi cominciò a parlare.

Tutte le grandi verità sono semplici.

Mal’akh l’aveva imparato molto tempo prima.

La soluzione che Peter Solomon gli stava rivelando era così pura e leggiadra che non poteva non essere vera. Ne era sicuro. Incredibilmente, l’interpretazione del codice finale della piramide era di gran lunga più semplice di quanto si fosse aspettato.

La Parola perduta era proprio davanti ai miei occhi.

In un istante, un luminoso raggio di luce aveva perforato l’oscurità della storia e del mito che circondavano la Parola perduta. Come promesso, era davvero scritta in un antico linguaggio e possedeva un potere mistico in tutte le filosofie, le religioni e le scienze note all’uomo. Alchimia, astrologia, cabala, cristianesimo, buddhismo, rosacroce, massoneria, astronomia, fisica, noetica…

In piedi in quella camera di iniziazione in cima alla grande piramide di Heredom, Mal’akh guardò il tesoro che aveva cercato per tutti quegli anni e capì che non avrebbe potuto prepararsi meglio.

Presto sarò completo.

La Parola perduta è stata ritrovata.

A Kalorama Heights, l’unico agente della CIA rimasto si trovava in piedi in mezzo al mare di spazzatura che aveva svuotato dai bidoni trovati in garage.

«Signora Kaye?» disse parlando al telefono con l’analista a Langley. «Bella pensata quella di cercare nella spazzatura. Penso di avere appena trovato qualcosa.»

All’interno della casa, Katherine si sentiva sempre più in forze a ogni minuto che passava. La flebo di Ringer lattato aveva contribuito ad aumentare la pressione e a calmarle il mal di testa. Ora si stava riposando, seduta in sala da pranzo, dopo che le era stato tassativamente ordinato di rimanere tranquilla. Ma aveva i nervi a fior di pelle ed era sempre più in ansia per le sorti del fratello.

Dove sono finiti tutti? La squadra della Scientifica non era ancora arrivata e l’agente rimasto era sempre fuori a perlustrare la proprietà. Bellamy era stato lì con lei per un po’, avvolto nella coperta isotermica, ma poi anche lui si era allontanato per cercare informazioni che avrebbero potuto aiutare la CIA a salvare Peter.

Non riuscendo più a stare ferma, Katherine si alzò in piedi e barcollando avanzò lentamente verso il soggiorno. Trovò Bellamy nello studio. L’architetto era in piedi di spalle davanti a un cassetto aperto e, a quanto pareva, era troppo concentrato sul suo contenuto per sentirla entrare.

Gli si avvicinò da dietro. «Warren?»

L’uomo ebbe un sussulto e si voltò, affrettandosi a chiudere il cassetto con il fianco. Aveva la faccia sconvolta per lo shock e il dolore e le guance rigate di lacrime.

«Che cosa c’è?» Katherine lanciò un’occhiata al cassetto. «Cos’hai trovato lì dentro?»

Sembrava che Bellamy non riuscisse a parlare. Aveva l’espressione di chi abbia appena visto qualcosa che non avrebbe voluto mai vedere.

«Cosa c’è nel cassetto?» chiese lei di nuovo.

Per qualche istante carico di angoscia, Bellamy la fissò con gli occhi pieni di lacrime, poi parlò. «Io e te ci chiedevamo perché… perché quest’uomo odiasse la tua famiglia.»

Katherine aggrottò la fronte. «Allora?»

«Be’…» La voce di Bellamy si incrinò. «Ho appena trovato la risposta.»

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