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«Professor Langdon?» disse Sato. «Si sente bene? Ha l’aria di uno che ha appena visto un fantasma.»

Langdon si sistemò meglio la tracolla sulla spalla e posò la mano sulla borsa come se, così facendo, potesse nascondere il pacchetto contenuto al suo interno. Sapeva di essere impallidito. «Io… sono soltanto preoccupato per Peter.»

Sato piegò la testa di lato, guardandolo di traverso.

All’improvviso, Langdon venne assalito dal dubbio che la presenza di Sato lì, quella sera, potesse essere collegata al pacchetto che gli era stato affidato. Peter lo aveva avvertito. Costituirebbe un pericolo se cadesse nelle mani sbagliate… ho motivo di credere che persone molto potenti vogliano rubarlo. Langdon non riusciva a immaginare perché la CIA dovesse volere un pacchetto contenente un talismano… né cosa potesse rappresentare. Ordo ab chao?

Sato gli si avvicinò sondandolo con i suoi occhi neri. «Sbaglio, o lei ha appena avuto un’intuizione?»

Langdon cominciò subito a sudare. «No, non esattamente.»

«A cosa pensa?»

«Io…» Lui non sapeva come rispondere. Non aveva intenzione di rivelare l’esistenza del pacchetto, ma se Sato lo avesse portato alla CIA, la borsa sarebbe stata di certo perquisita all’ingresso. «In effetti… m’è venuta un’altra idea riguardo ai numeri sulla mano di Peter» disse mentendo spudoratamente.

Sato rimase impassibile. «Ah, sì?» Si voltò verso Anderson che stava tornando dopo essere andato incontro alla squadra della Scientifica, finalmente arrivata sul posto.

Langdon deglutì a fatica e si accucciò accanto alla mano, chiedendosi cosa potesse mai inventarsi. Su, Robert, sei un docente… improvvisa! Diede un’ultima occhiata ai sette minuscoli simboli sperando in un’ispirazione.

Niente. Vuoto assoluto.

Mentre la sua memoria eidetica sfogliava inutilmente il repertorio mentale di simboli, Langdon trovò un’unica osservazione da fare. Ci aveva pensato fin dall’inizio, ma l’aveva scartata ritenendola poco valida. In quel momento, però, aveva bisogno di guadagnare tempo per riflettere.

«Be’» cominciò «la prima indicazione che si è sulla strada sbagliata quando si comincia a interpretare un insieme di simboli e codici è che si fa ricorso a più linguaggi. Per esempio, dicendole che questo simbolo è romano e arabo, ho fatto una pessima analisi, perché ho usato due sistemi simbolici diversi. Lo stesso vale per il romano e il runico.»

Sato incrociò le braccia e inarcò le sopracciglia come per dire: "Vada avanti".

«Di solito, la comunicazione avviene in un’unica lingua, non in più lingue, quindi il primo compito di uno studioso nell’analizzare un testo è trovare un unico sistema simbolico coerente applicabile a tutto il testo.»

«E lei adesso ha individuato questo sistema unico?»

«Be’… sì e no.» L’esperienza con la simmetria degli ambigrammi aveva insegnato a Langdon che talvolta i simboli assumono significati diversi a seconda della prospettiva. In quel caso, si rese conto che in effetti c’era un modo per visualizzare tutti e sette i simboli secondo un unico linguaggio. «Se giriamo di poco la mano, il linguaggio diventa coerente.» Stranamente, la manipolazione che lui stava per effettuare sembrava essere già stata suggerita dall’uomo che teneva prigioniero Peter quando aveva pronunciato l’antica massima ermetica: Come sopra, così sotto.

Con un brivido, Langdon afferrò la base di legno su cui era

infilzata la mano di Peter e lentamente la capovolse, in modo che le dita puntassero verso il basso. I simboli sulla palma cambiarono all’istante.

«Da questa prospettiva» disse Langdon «XIII diventa un numero romano, il tredici. Mentre il resto dei caratteri può essere interpretato utilizzando l’alfabeto romano: SBB.» Langdon si aspettava che la sua analisi venisse accolta con sguardi vacui e alzate di spalle, invece l’espressione di Anderson cambiò all’istante.

«SBB?»

Sato si voltò verso di lui. «Se non erro, è un sistema di numerazione in uso qui nel Campidoglio.»

Anderson era impallidito. «Sì.»

Con un sorriso sinistro, Sato fece un cenno con la testa in direzione di Anderson. «Mi segua, per favore. Vorrei parlarle in privato.»

Mentre Sato conduceva Anderson lontano da orecchie indiscrete, Langdon rimase lì, solo e frastornato. Cosa diavolo sta succedendo qui? E cos’è SBB XIII?

Anderson si domandava cos’altro sarebbe potuto accadere quella notte. La mano dice SBB 13? Era meravigliato che un esterno avesse sentito parlare di SBB e soprattutto di SBB 13. Evidentemente, l’indice di Peter Solomon puntava non verso l’alto, com’era parso in un primo momento, ma proprio nella direzione opposta.

il direttore Sato condusse Anderson in un punto tranquillo vicino alla statua in bronzo di Thomas Jefferson. «Anderson» disse «immagino che lei sappia dove si trova esattamente l’SBB 13.»

«Certo.»

«Sa cosa c’è dentro?»

«No. Dovrei guardare. Credo che non sia più stato usato da decenni.»

«Be’, dovrà aprirlo.»

Anderson non gradiva per niente sentirsi dire cosa dovesse fare nel suo edificio. «Direttore, potrebbe essere un problema. Prima devo controllare il registro dei turni di servizio. Come lei sa, i livelli inferiori ospitano per la maggior parte uffici o depositi privati, e le procedure di sicurezza per gli uffici privati…»

«O lei mi apre l’SBB 13» ribatté Sato «o io chiamo l’OS e faccio venire una squadra con un ariete.»

Anderson la fissò per qualche istante, poi tirò fuori la radio e se la portò alle labbra. «Parla Anderson. Ho bisogno di aprire l’SBB. Mandami qualcuno entro cinque minuti.»

La voce che rispose pareva disorientata. «Capo, mi conferma che ha detto SBB?»

«Esatto. SBB. Manda qualcuno immediatamente. Mi serve anche una torcia.» Anderson ripose la radio con il cuore che gli batteva forte.

Sato gli si avvicinò. «Il tempo stringe» disse abbassando ancora di più la voce. «Voglio che ci accompagni giù all’SBB 13 più in fretta che può.»

«Sì, direttore.»

«Ho bisogno anche di un’altra cosa da lei.»

Oltre a chiedermi di compiere un’effrazione dentro il Campidoglio? Anderson non era nelle condizioni di potersi opporre, ma non gli era sfuggito che Sato era arrivata pochi minuti dopo il ritrovamento della mano di Solomon nella Rotonda e che adesso stava sfruttando la situazione per accedere indisturbata a settori privati del Campidoglio. Pareva che riuscisse ad anticipare gli eventi al punto di determinarne il corso.

Sato indicò il professore. «La borsa che Langdon porta a tracolla.»

Anderson si voltò a guardare. «Cosa c’è?»

«Suppongo che il suo staff abbia passato quella borsa ai raggi X quando lui è entrato nell’edificio.»

«Certamente. Tutte le borse vengono controllate.»

«Mi mostri la radiografia. Voglio sapere cosa c’è dentro.»

Anderson osservò la borsa dalla quale Langdon non si era mai separato per tutta la sera. «Ma… non sarebbe più semplice chiederlo a lui?»

«Quale parte della mia richiesta non le è chiara?»

Anderson estrasse nuovamente la radio. Sato gli diede l’indirizzo email del suo BlackBerry chiedendo che gli uomini della sicurezza le trasmettessero una copia digitalizzata della radiografia appena l’avessero trovata. Anderson accondiscese, seppure con riluttanza.

I tecnici della Scientifica stavano recuperando la mano mozza per la polizia del Campidoglio, ma Sato diede ordine che venisse portata direttamente al suo team a Langley. Anderson era troppo stanco per protestare. Era appena stato travolto da un minuscolo schiacciasassi giapponese.

«E voglio quell’anello» aggiunse Sato.

II caposquadra della Scientifica stava per protestare, ma poi ci ripensò. Sfilò l’anello d’oro dalla mano di Peter e lo mise in una busta trasparente per le prove che consegnò a Sato. Lei se la infilò nella tasca della giacca, poi si rivolse a Langdon.

«Ce ne andiamo, professore. Prenda le sue cose.»

«Dove siamo diretti?» ribatté Langdon.

«Lei segua il signor Anderson.»

Sì, pensò Anderson, e vedi di starmi vicino. L’SBB è una sezione del Campidoglio in cui pochi entrano. Per raggiungerla si deve attraversare un caotico labirinto di stanzette e stretti corridoi sotto la cripta. Una volta il figlio minore di Abraham Lincoln, Tad, si era perso là sotto e aveva rischiato di morire. Anderson cominciava a sospettare che, se Sato avesse potuto fare di testa propria, a Robert Langdon sarebbe toccata la stessa sorte.

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