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Mal’akh, nudo sotto la doccia fumante, si sentiva di nuovo puro, ora che si era lavato di dosso l’odore di etanolo. Il vapore profumato all’eucalipto cominciò a penetrargli nella pelle e i pori gli si aprirono, dilatati dal calore. A quel punto cominciò il suo rito.

Prima si cosparse di crema depilatoria il corpo e la testa tatuati per eliminare ogni pelo. Gli dèi delle sette isole Elettridi erano glabri. Poi si massaggiò la pelle così ammorbidita e ricettiva con olio di abramelin. La mirra sacra dei magi. Quindi, con un gesto deciso, ruotò la manopola e l’acqua cominciò a scorrere gelida. Rimase sotto il getto freddissimo per un minuto buono, per far richiudere i pori, in modo da trattenere all’interno il calore e l’energia. Il freddo gli serviva anche a ricordare il fiume gelato in cui aveva avuto inizio la sua metamorfosi.

Quando uscì dalla doccia tremava, ma nel giro di pochi secondi il calore risalì dal profondo verso la superficie e Mal’akh si sentì ardere come una fornace. Andò davanti allo specchio e si ammirò… forse era l’ultima volta in cui si vedeva da semplice creatura mortale.

I suoi piedi erano artigli di falco, le gambe gli antichi pilastri della saggezza — Boaz e Jachin -, i fianchi e l’addome l’arco della potenza mistica da cui pendeva il grande membro virile, che recava tatuati simboli del suo destino esistenziale. In un’altra vita, quella poderosa verga era stata fonte di piacere carnale, ma ora non più.

Sono stato purificato.

Come i mistici monaci eunuchi di Katharoi, Mal’akh si era fatto evirare. Aveva sacrificato la potenza sessuale in cambio di poteri più nobili. Gli dèi sono asessuati. Essendo il sesso un’imperfezione umana, oltre che una tentazione terrena, Mal’akh se ne era liberato, diventando come Urano, Attis, Sporo e i grandi maghi castrati della leggenda arturiana. Ogni metamorfosi spirituale è preceduta da una metamorfosi fisica. Questa era la lezione delle grandi figure divine, da Osiride a Tammuz, a Gesù, Shiva e Buddha.

Devo liberarmi delle mie spoglie umane.

Mal’akh alzò gli occhi di scatto e, al di sopra della fenice a due teste che aveva sul petto e del mosaico di antichi simboli che gli adornavano il volto, si osservò la testa. Si chinò verso lo specchio per guardare il cerchio di cuoio capelluto ancora vergine, in attesa. Quella parte del corpo è sacra. Si chiama "fontanella" e corrisponde all’unico punto in cui, alla nascita, le ossa non sono ancora saldate. Un oculo che dà accesso al cervello. Benché quest’apertura fisiologica si chiuda spontaneamente nei primi mesi di vita, conserva un valore simbolico in quanto traccia della connessione perduta fra il mondo interiore e quello esteriore.

Mal’akh osservò quel cerchio sacro di pelle intatta, delimitata a mo’ di corona da un uroboro, il mistico serpente che si morde la coda. La pelle bianca pareva ammiccare, carica di promesse.

Robert Langdon stava per scoprire il tesoro di cui Mal’akh aveva bisogno. A quel punto, lo spazio vuoto sulla sommità del suo capo sarebbe stato riempito e lui sarebbe stato finalmente pronto per la trasformazione finale.

Scalzo, andò a prendere nell’ultimo cassetto del comò una lunga fascia di seta bianca e, come tante altre volte prima di quella sera, se l’avvolse intorno ai glutei e all’inguine come un perizoma. Poi scese al piano di sotto.

Sul computer dello studio era arrivato un messaggio di posta elettronica.

Era del suo contatto.

L’oggetto richiesto è a portata di mano.

Mi metterò in contatto entro un’ora. Ancora un po’di pazienza.

Mal’akh sorrise. Era giunto il momento di fare gli ultimi preparativi.

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