Katherine Solomon non credeva ai propri occhi quando lesse il nome sul display del cellulare. Aveva immaginato che la telefonata arrivasse da Trish, che la chiamava per spiegarle perché lei e Christopher Abaddon ci stessero mettendo così tanto.Invece non era Trish.
Per niente.
Le affiorò alle labbra un sorriso di piacere. Ci mancava solo questo, fra tutte le stranezze di stasera. Aprì il cellulare.
«Lasciami indovinare» disse in tono scherzoso. «Scapolo secchione cerca scienziata noetica single?»
«Katherine!» La voce profonda era di Robert Langdon. «Grazie a Dio stai bene.»
«Certo che sto bene» rispose lei spiazzata. «A parte il fatto che non mi hai più chiamato dopo la festa a casa di Peter l’estate scorsa.»
«E successo qualcosa, stasera. Ascoltami, ti prego.» La sua voce, solitamente vellutata, sembrava ruvida. «Mi dispiace tanto… ma Peter si trova in guai seri.»
Il sorriso di Katherine svanì. «Di cosa stai parlando?»
«Peter…» Langdon esitò come se stesse cercando le parole giuste. «Non so come dirtelo, ma lui è stato… preso. Non ho ancora idea di come o da chi, ma…»
«Preso? Robert, mi spaventi. Preso… in che senso?»
«Preso prigioniero.» La voce di Langdon si incrinò come se fosse stato sopraffatto dall’emozione. «Dev’essere successo oggi, o forse ieri.»
«Non è divertente» replicò lei irritata. «Mio fratello sta benissimo. Gli ho parlato appena un quarto d’ora fa!»
«Davvero?» Langdon sembrava stupito.
«Sì! Mi ha mandato un messaggio per avvertirmi che sta venendo al laboratorio.»
«Ti ha mandato un messaggio…» pensò ad alta voce Langdon. «Ma non hai sentito la sua voce, vero?»
«No, ma…»
«Ascoltami. Il messaggio che hai ricevuto non l’ha scritto tuo fratello. Qualcuno ha il telefono di Peter. È una persona pericolosa. Chiunque sia, mi ha convinto con l’inganno a venire a Washington stasera.»
«Con l’inganno? Quello che dici non ha senso!»
«Lo so, mi dispiace.» Langdon pareva stranamente disorientato. «Katherine, penso che tu possa essere in pericolo.»
Katherine Solomon era sicura che Langdon non avrebbe mai scherzato su una cosa del genere, eppure sembrava proprio andato fuori di testa. «Sto bene» lo rassicurò. «Sono chiusa dentro un edificio protetto!»
«Leggimi il messaggio che hai ricevuto dal telefono di Peter. Ti prego.»
Perplessa, Katherine richiamò il messaggio e glielo lesse, sentendo un brivido gelido quando arrivò al punto in cui si riferiva al dottor Abaddon. «"Chiedi al dottor Abaddon di raggiungerci se può. Mi fido pienamente di lui…"»
«Oddio…» La voce di Langdon era venata di paura. «Hai invitato quell’uomo nel laboratorio?»
«Sì! La mia assistente è appena andata all’ingresso a prenderlo. Mi aspetto che tornino da…»
«Katherine, esci di lì!» gridò Langdon. «Subito!»
Dalla parte opposta dell’SMSC, dentro la guardiola della sicurezza, un telefono cominciò a squillare irrompendo nella partita dei Redskins. La guardia, riluttante, si tolse per l’ennesima volta gli auricolari.
«Sicurezza» rispose. «Sono Kyle.»
«Kyle, sono Katherine Solomon!» Dalla voce sembrava angosciata, senza fiato.
«Dottoressa, suo fratello non è ancora…»
«Dov’è Trish? Riesce a vederla sui monitor?»
La guardia girò la sedia con le rotelle per controllare gli schermi. «Non è ancora tornata al Cubo?»
«No!» gridò Katherine, in tono allarmato.
In quel momento la guardia si rese conto che Katherine Solomon era davvero affannata, come se stesse correndo. Cosa sta succedendo laggiù? Si mise subito ad armeggiare con il joystick, facendo scorrere rapidamente le immagini video digitali. «Okay, attenda in linea, sto facendo passare le registrazioni… C’è Trish che esce dall’atrio con il suo ospite… camminano lungo la Strada… Adesso mando avanti velocemente… Okay, sono arrivati all’Acquario… Trish usa la sua chiave magnetica per aprire la porta… entrano nell’Acquario… Mando avanti… Okay, ecco che escono dall’Acquario, appena un minuto fa… si dirigono verso…» La guardia inclinò la testa, rallentando le immagini. «Aspetti un attimo. Questo è strano.»
«Cosa?»
«Il signore è uscito dall’Acquario da solo.»
«Trish è rimasta dentro?»
«Pare proprio di sì. Ora sto guardando il suo ospite… è da solo nel corridoio.»
«Dov’è finita Trish?» chiese Katherine sempre più agitata.
«Non la vedo più sul video» rispose la guardia, con l’ansia che cominciava a insinuarsi nella voce.
Continuò a far scorrere le riprese e notò che l’uomo sembrava avere la manica della giacca bagnata… fino al gomito. Che cosa accidenti ha combinato nell’Acquario?
Lo osservò avanzare a passo sicuro lungo il corridoio principale diretto al modulo 5. In mano stringeva quella che sembrava… una chiave magnetica.
La guardia sentì accapponarsi la pelle.
«Dottoressa Solomon, abbiamo un problema serio.»
Quella era una sera piena di novità per Katherine Solomon.
In due anni, non aveva mai usato il cellulare dentro il vuoto del modulo. Né l’aveva mai attraversato di corsa. In quel momento, invece, aveva il telefono premuto all’orecchio mentre si precipitava alla cieca lungo la passatoia che sembrava non finire mai. Ogni volta che un piede deviava dalla traiettoria, correggeva la direzione riportandosi al centro, sfrecciando nel buio più assoluto.
«Dov’è adesso?» chiese Katherine alla guardia, senza fiato.
«Controllo subito. Vado avanti veloce… Okay, eccolo che cammina nel corridoio… diretto verso il modulo 5…»
Katherine accelerò, sperando di raggiungere l’uscita prima di rimanere intrappolata lì dentro. «Quanto manca perché arrivi all’entrata del modulo 5?»
«Dottoressa, lei non ha capito» spiegò la guardia. «Io sto ancora mandando avanti le immagini. Queste sono registrazioni. Quello che le ho detto è già successo.» Fece una pausa. «Aspetti, mi lasci controllare il monitor con le immagini degli ingressi.» Dopo qualche istante aggiunse: «Dottoressa, la chiave magnetica della signorina Durine è stata usata per accedere al modulo 5 circa un minuto fa».
Katherine frenò di colpo, bloccandosi nel bel mezzo dell’abisso. «È già entrato nel modulo 5?» sussurrò nel cellulare.
La guardia stava digitando freneticamente sulla tastiera. «Sì, sembra proprio che sia entrato… novanta secondi fa.»
Katherine si irrigidì. Smise di respirare. L’oscurità sembrò all’improvviso prendere vita intorno a lei.
È qui dentro con me.
In un istante Katherine si rese conto che l’unica luce in tutto quello spazio proveniva dal suo cellulare, che le illuminava un lato del viso. «Mandi aiuti» sussurrò alla guardia. «E vada all’Acquario a cercare Trish.» Poi chiuse piano il telefono.
Intorno a lei scese l’oscurità.
Rimase immobile e respirò il più silenziosamente possibile. Dopo qualche istante, dal buio di fronte a lei arrivò una zaffata pungente di etanolo. L’odore si faceva via via più intenso. Katherine avvertiva una presenza a pochissima distanza da lei sulla passatoia. Nel silenzio, il suo cuore che martellava sembrava fare tanto rumore da tradirla. Lentamente, si tolse le scarpe e si spostò alla sua sinistra. Il cemento era freddo sotto i piedi. Fece un altro passo di lato per scendere dalla passatoia.
Un dito schioccò.
Nell’immobilità dell’aria sembrò un colpo di fucile.
Da una distanza di appena pochi metri, le giunse un fruscio di vestiti. Katherine scattò con un istante di ritardo e un braccio robusto la toccò, annaspando nel buio, mentre due mani cercavano disperatamente di afferrarla. Lei si voltò e corse via, ma una presa simile a una morsa le agguantò il camice, tirandola e facendola girare su se stessa.
Katherine buttò le braccia all’indietro, sfilandosi il camice per liberarsi. Poi, senza più avere la minima idea di dove fosse l’uscita, si ritrovò a correre alla cieca attraverso un abisso nero e infinito.