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Chini sulla pentola nell’oscurità della cucina del Cathedral College, Langdon e Katherine osservavano la cuspide immersa nell’acqua. Su un lato era comparso un messaggio a lettere brillanti.

Langdon lo lesse, ancora incredulo. Certo, si diceva che la piramide avrebbe rivelato un luogo preciso… ma lui non avrebbe mai immaginato che fosse cosi preciso.

OTTO FRANKLIN SQUARE

«Un indirizzo» sussurrò sbalordito.

Katherine era meravigliata quanto lui. «Non so cosa ci sia a quell’indirizzo. E tu?»

Langdon scosse la testa. Sapeva che Franklin Square era una delle zone più antiche di Washington, ma non conosceva quell’indirizzo. Guardò la punta della cuspide e lesse il messaggio completo, dall’alto verso il basso.

Il segreto si cela dentro L’Ordine
Otto Franklin Square

C’è la sede di qualche ordine in Franklin Square? C’è un edificio in cui si cela l’accesso a una lunga scala a chiocciola? Langdon non aveva idea di che cosa potesse nascondersi a quell’indirizzo. La cosa più importante, a quel punto, era che lui e Katherine avevano decifrato la piramide e ora erano in possesso delle informazioni necessarie a trattare la liberazione di Peter.

Appena in tempo.

Secondo le lancette luminose dell’orologio di Topolino restavano meno di dieci minuti.

«Fa’ quella telefonata» disse Katherine riaccendendo la luce e indicando un telefono sulla parete della cucina. «Svelto!»

La rivelazione era stata così improvvisa che Langdon esitò.

«Sei sicura?»

«Certo.»

«Non ho intenzione di dirgli nulla finché non sapremo che Peter è al sicuro.»

«Ovvio. Ricordi il numero, vero?»

Annuendo, Langdon andò al telefono. Sollevò il ricevitore e compose il numero di cellulare dell’uomo. Katherine gli si avvicinò, accostando la testa alla sua per poter sentire. Quando il telefono dall’altra parte cominciò a squillare, Langdon si preparò all’inquietante sussurro dell’uomo che quella sera lo aveva attirato a Washington con l’inganno.

Finalmente qualcuno rispose.

Ma non si sentì alcun "pronto". Nessuna voce. Solo il respiro di una persona.

Langdon attese qualche istante, poi si decise a parlare. «Ho le informazioni che cerchi. Ma se le vuoi dovrai prima consegnarci Peter.»

«Chi parla?» chiese una voce di donna.

Langdon trasalì. «Robert Langdon» rispose istintivamente. «Chi è lei?» Per un momento temette di aver sbagliato numero.

«Il suo nome è Langdon?» La donna sembrava sorpresa. «Qui c’è una persona che chiede di lei.»

Cosa? «Scusi, chi parla?»

«Sono l’agente Paige Montgomery della Preferred Security.» La donna aveva una voce tremante. «Forse lei può aiutarci. Circa un’ora fa la mia collega ha risposto a una chiamata del 911… una persona tenuta in ostaggio a Kalorama Heights. Non sono più riuscita a mettermi in contatto con lei, così ho chiamato rinforzi e sono venuta a controllare di persona. Abbiamo trovato la collega morta in giardino. Il proprietario non c’era e abbiamo forzato la porta. Un cellulare stava squillando, sul tavolo, e io…»

«Lei è all’interno della casa?» chiese Langdon.

«Sì, e la segnalazione al 911 era… attendibile» farfugliò la donna. «Scusi, sono un po’ sconvolta, ma la mia collega è morta e abbiamo trovato un uomo trattenuto qui contro la sua volontà. È malridotto e ci stiamo occupando di lui. Continua a chiedere di due persone… un certo Langdon e una certa Katherine.»

«È mio fratello!» esclamò Katherine, premendo la testa contro quella di Langdon. «Sono stata io a chiamare il 911! Sta bene?»

«Veramente, signora, è…» La voce della donna si incrinò. «Non sta bene. È senza una mano e…»

«La prego» insistette Katherine. «Voglio parlargli!»

«In questo momento si stanno occupando di lui. Alterna stati di lucidità a stati d’incoscienza. Ma se lei si trova in zona, farebbe meglio a venire…»

«Siamo a pochi minuti di macchina» disse Katherine.

«Allora le suggerisco di fare in fretta.» Si udì un rumore soffocato in sottofondo. «Mi scusi, hanno bisogno di me. Parleremo quando sarà qui.»

La telefonata si interruppe.

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