Nel giardino protetto da mura vicino al quartiere delle ambasciate, con le rose del dodicesimo secolo e la Shadow House, era tornato il silenzio.
In fondo alla strada di accesso, il giovane aiutava il suo anziano superiore ad attraversare il prato con passo malfermo.
Si lascia guidare da me?
In genere non voleva essere aiutato e preferiva orientarsi a memoria, ma quella sera aveva evidentemente una gran fretta di rientrare e di telefonare a Warren Bellamy.
«Grazie» disse al giovane dopo che. furono entrati nell’edificio dove si trovava il suo studio. «Da qui posso proseguire da solo.»
«Se preferisce che resti e le dia una mano…»
«Per stasera, è tutto» lo congedò il vecchio, lasciandogli il braccio per incamminarsi da solo nel buio. «Buonanotte.»
Il giovane uscì e percorse il giardino per tornare alle proprie modeste stanze. Era roso dalla curiosità. L’anziano superiore si era visibilmente agitato quando lui gli aveva riferito la domanda di Bellamy… Eppure era una domanda strana, quasi senza senso.
Nessuno aiuta il figlio della vedova?
Non riusciva proprio a immaginare che cosa potesse voler dire. Andò al computer e cercò in internet.
Con sua sorpresa, apparvero pagine e pagine di occorrenze. Lesse stupito quelle informazioni e scoprì che Bellamy non era stato il primo a porre quella strana domanda. Erano le parole che re Salomone aveva pronunciato piangendo la morte dell’architetto che aveva costruito il suo tempio, e si diceva che i massoni le usassero come una sorta di richiesta di aiuto cifrata.
Evidentemente Warren Bellamy stava lanciando un appello a un fratello massone.