84

Il decano Galloway si sentiva vivo.

Come tutti i mortali, sapeva che anche per lui sarebbe venuto il momento di abbandonare le spoglie terrene, ma non quella notte. Il cuore gli batteva, forte e vigoroso, e aveva la mente lucidissima. Ho una missione da compiere.

Passando le mani deformate dall’artrosi sulle facce lisce della piramide, stentava a credere a ciò che sentiva. Non avrei mai immaginato di vivere questo momento. Per intere generazioni i pezzi del symbolon erano stati prudentemente conservati l’uno lontano dall’altro, ma ora si erano riuniti. Galloway si chiese se non fosse giunta l’ora annunciata dalle profezie.

Stranamente, il destino aveva scelto due profani per ricomporre la piramide. In un certo senso gli sembrava giusto. I misteri stanno per uscire dalla cerchia più ristretta… Dalle tenebre… alla luce.

«Professore» chiese voltandosi dalla parte da cui sentiva provenire il respiro di Langdon. «Peter le spiegò per quale motivo voleva affidare a lei il pacchetto?»

«Mi disse che c’erano persone potenti che glielo volevano rubare» rispose Langdon.

Il decano annuì. «Sì, anche a me disse la stessa cosa.»

«Davvero?» Katherine, alla sua sinistra, sembrava sorpresa. «Ha parlato con mio fratello di questa piramide?»

«Certo» spiegò Galloway. «Suo fratello e io abbiamo parlato di molte cose. Ai tempi in cui ero Venerabilissimo Maestro, ogni tanto mi chiedeva consigli. Circa un anno fa venne da me, profondamente turbato. Si sedette esattamente dove è seduta lei adesso e mi chiese se credevo nelle premonizioni.»

«Premonizioni?» disse Katherine preoccupata. «Nel senso di… visioni?»

«Non proprio. Si riferiva a qualcosa di più viscerale. Percepiva la presenza di una forza oscura, che lo osservava, lo insidiava e voleva fargli del male…»

«Purtroppo, aveva ragione» commentò Katherine. «L’assassino di suo figlio e di nostra madre era venuto a Washington e si era infiltrato fra i suoi fratelli massoni.»

«È vero» convenne Langdon «ma questo non spiega l’intervento della CIA.»

Galloway non pareva molto convinto. «Il potere crea assuefazione e chi lo detiene ne vuole sempre di più.»

«Ma… la CIA?» ribatté Langdon. «Cosa c’entra con i segreti mistici? C’è qualcosa che non quadra.»

«Invece è tutto chiaro» disse Katherine. «La CIA segue da vicino i progressi di scienza e tecnologia e non snobba parapsicologia, remote viewing, deprivazione sensoriale, farmaci capaci di alterare lo stato di coscienza. Lo scopo è sfruttare le potenzialità nascoste della mente umana. Se c’è una cosa che ho imparato da Peter, è questa: scienza e conoscenze mistiche sono strettamente legate, si differenziano solo per l’approccio. L’obiettivo è lo stesso, cambiano i metodi per raggiungerlo.»

«Peter mi ha spiegato che lei è specializzata in una sorta di moderna scienza mistica, giusto?»

«La noetica» ammise Katherine annuendo. «Stiamo cominciando a dimostrare che l’uomo dispone di poteri inimmaginabili.» Indicò una vetrata che raffigurava Gesù con fasci di luce che si irradiavano dalla testa e dalle mani. «Recentemente, con un apparecchio dotato di sensore CCD raffreddato con azoto liquido, ho fotografato le mani di un guaritore all’opera, ottenendo immagini che assomigliano moltissimo al Gesù Cristo di questa vetrata… con flussi di energia che escono dalla punta delle dita.»

Una mente ben addestrata, pensò Galloway trattenendo un sorriso. Come credete che facesse Gesù a curare i malati?

«So benissimo che la medicina moderna si fa beffe di guaritori e sciamani» continuò Katherine «ma io l’ho visto con i miei occhi. I miei apparecchi CCD hanno fotografato chiaramente quest’uomo che emanava un forte campo energetico dalla punta delle dita… e induceva nel paziente cambiamenti a livello della struttura cellulare. Se questa non è potenza divina, non saprei proprio come definirla.»

A quel punto il decano si concesse un sorriso. Katherine era animata dallo stesso entusiasmo del fratello. «Peter una volta ha paragonato gli studiosi di noetica ai primi navigatori, che venivano derisi perché credevano nell’idea eretica che la terra fosse rotonda, ma che da pazzi visionari si trasformarono di colpo in eroi quando scoprirono continenti inesplorati, aprendo nuovi orizzonti all’umanità. Peter è convinto che anche per voi sarà così. Ripone grandi speranze nelle sue ricerche. In fondo, tutte le grandi rivoluzioni filosofiche sono partite da un’idea semplice e coraggiosa.»

Naturalmente, Galloway sapeva che molti già condividevano l’idea ardita alla base della noetica — ovvero che l’uomo fosse dotato di potenzialità nascoste — senza bisogno di dimostrazioni scientifiche. Nella cattedrale si tenevano regolarmente riunioni di preghiera per i malati, e in numerosi casi erano stati ottenuti risultati miracolosi che la medicina non riusciva a spiegare. La questione era non tanto se Dio avesse dato o no all’uomo poteri straordinari, quanto come utilizzarli.

Il decano posò rispettosamente le mani sui lati della piramide massonica. «Amici miei» disse con voce pacata «non so esattamente che cosa ci indichi questa piramide, ma so che esiste un grande tesoro spirituale sepolto chissà dove, un segreto che attende con pazienza nel buio di essere svelato per dare inizio a una nuova era.» Toccò la punta dorata della cuspide e continuò: «Se questa piramide è stata ricomposta, significa che il momento è vicino. Ed è giusto così: le profezie parlano di una profonda trasformazione, dell’illuminazione di tutta l’umanità…».

«Padre» intervenne Langdon in tono di sfida «conosciamo l’Apocalisse di San Giovanni e il significato letterale delle sue rivelazioni, ma la profezia biblica non mi sembra…»

«Oh, santo cielo, il libro dell’Apocalisse è complicatissimo!» esclamò il decano. «Nessuno ci capisce niente. Io stavo parlando di profezie lucide, di pensieri espressi in modo chiaro, da gente come sant’Agostino, Francesco Bacone, Newton, Einstein e molti altri che hanno vaticinato un momento trasformativo verso l’illuminazione. Persino Gesù ha detto: "Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce".»

«È una previsione piuttosto facile» fece notare Langdon. «La conoscenza cresce a ritmi vertiginosi. Più sappiamo, più riusciamo a imparare e più velocemente le nostre conoscenze si allargano.»

«Sì, in campo scientifico questo è molto evidente» confermò Katherine. «Ogni nuova tecnologia diventa la base per inventare nuove tecnologie, in una sorta di effetto valanga. Ecco perché negli ultimi cinque anni la scienza ha fatto più progressi che nei precedenti cinquemila. La crescita è esponenziale. Più passa il tempo, più la curva del progresso diventa ripida, e i nuovi sviluppi si succedono a una velocità incredibile.»

Nell’ufficio del decano scese il silenzio, e Galloway intuì che i suoi due ospiti continuavano a non capire come la piramide potesse aiutarli a scoprire ancora qualcosa. Per questo il destino vi ha condotti da me, pensò. Ho un ruolo da svolgere.

Per molti anni il reverendo Colin Galloway, insieme ai suoi fratelli massoni, aveva svolto il ruolo di custode. Ora tutto cambiava.

Non sono più un custode… sono una guida.

«Professor Langdon?» disse sporgendosi in avanti. «Mi dia la mano, per favore.»

Robert Langdon, incerto, guardò la mano tesa del decano, seduto dall’altra parte della scrivania.

Stiamo per metterci a pregare?

Per educazione, allungò la destra e la posò sulla palma rugosa del vecchio, che gliela strinse con decisione. Invece di mettersi a pregare, però, gli prese il dito indice e lo guidò verso la scatola di pietra della cuspide.

«Gli occhi l’hanno resa cieco» disse. «Se lei vedesse con il tatto, come me, si sarebbe reso conto che questa piccola scatola ha ancora qualcosa da insegnarle.»

Langdon esplorò scrupolosamente con la punta dell’indice l’interno della scatola, ma non sentì niente. Era perfettamente liscio.

«Continui a cercare» lo esortò Galloway.

Finalmente Langdon sentì qualcosa: un minuscolo cerchio in rilievo, un puntino piccolissimo al centro della base della scatola. Tolse il dito e guardò. Era un cerchietto praticamente invisibile a occhio nudo. Che cos’è?

«Riconosce quel simbolo?» gli domandò Galloway.

«Simbolo?» replicò Langdon. «Riesco a malapena a vederlo.»

«Prema forte.»

Langdon obbedì e premette con forza la punta del dito. Pensa che così lo vedrò meglio?

«Ci tenga il dito ben schiacciato sopra» insistette il decano.

Langdon lanciò un’occhiata a Katherine, che con aria perplessa si sistemò i capelli dietro le orecchie.

Pochi secondi dopo, il decano annuì. «Bene, ora lo tolga. L’alchimia è compiuta.»

Alchimia? Langdon ritrasse la mano e rimase seduto in silenzio, perplesso. Non era cambiato nulla. La scatola era ancora sulla scrivania, esattamente come prima.

«Non è successo niente» commentò.

«Si guardi la punta del dito» replicò il decano. «Dovrebbe vedervi una trasformazione.»

Langdon fece quello che gli era stato detto, ma l’unica differenza che notò era che sul polpastrello era rimasto impresso il segno di un cerchietto con un puntino al centro.

«Lo riconosce?» chiese il decano.

Langdon conosceva quel simbolo, ma più che altro era colpito dal fatto che il decano fosse riuscito a sentire al tatto un particolare tanto minuscolo. Evidentemente, con la pratica si poteva imparare a vedere meglio con il tatto che con gli occhi.

«È un simbolo alchemico» disse Katherine avvicinando la sedia per esaminare il dito di Langdon. «L’antico simbolo dell’oro.»

«Esatto.» Il decano sorrise e batté la mano sulla scatola. «Congratulazioni, professore. È riuscito a ottenere quello che ogni alchimista del passato ha sempre agognato invano: a partire da una sostanza priva di valore, ha creato dell’oro.»

Langdon aggrottò la fronte, per nulla impressionato. Gli sembrava di perdere tempo. «È un’idea interessante, reverendo, ma temo che il punto cerchiato abbia decine di significati diversi. È uno dei simboli più usati al mondo.»

«Ma di che sta parlando?» esclamò il decano, scettico.

Langdon era molto sorpreso del fatto che un massone fosse così poco informato sull’importanza spirituale di quel simbolo. «Il punto cerchiato, padre, ha molteplici significati. Nell’antico Egitto era il simbolo di Ra, il dio del sole, e nell’astronomia moderna è tuttora usato per raffigurare il sole. Nella filosofia orientale rappresenta la conoscenza spirituale del terzo occhio, la rosa divina, ed è il segno dell’illuminazione. I cabalisti lo usano per rappresentare Kether, la prima delle Sephirot, detta anche "la più nascosta di tutte le cose nascoste". Gli antichi mistici lo chiamavano "occhio di Dio" ed è all’origine dell’occhio onniveggente che si trova nel Gran Sigillo degli Stati Uniti. Per i pitagorici, il punto cerchiato simboleggiava la monade, la verità divina, la prisca sapientia, l’unità di mente e anima, e anche…»

«Direi che è abbastanza.» Galloway ora sorrideva. «Grazie professore. Lei ha ragione, naturalmente.»

A quel punto, Langdon capì di essere stato preso in giro. Il decano lo sapeva già.

«Il punto cerchiato è il simbolo per antonomasia degli antichi misteri» proseguì Galloway continuando a sorridere tra sé. «Per questo motivo mi sembra probabile che la sua presenza in questa scatola non sia una semplice coincidenza. La leggenda vuole che i segreti della mappa siano nascosti in dettagli infinitesimali.»

«D’accordo» concesse Katherine. «Supponiamo che questo simbolo vi sia stato messo intenzionalmente: ci serve o no a decifrare la mappa?»

«Poco fa lei ha detto che sul sigillo di ceralacca che ha spezzato c’era l’impronta dell’anello di Peter, vero?»

«Sì.»

«E anche che lo ha con sé. Giusto?»

«Sì.» Langdon estrasse dalla tasca la busta di plastica e tirò fuori l’anello, posandolo davanti al decano.

Galloway lo prese e cominciò a saggiarne la superficie. «Questo anello è un pezzo unico. Fu realizzato insieme alla piramide e, per tradizione, viene portato dal massone incaricato di custodirla. Stasera, quando ho sentito il cerchietto con il puntino al centro sul fondo della scatola, mi sono reso conto che anche l’anello fa parte del symbolon.»

«Lei crede?»

«Ne sono sicuro. Peter è il mio più caro amico e ha portato questo anello per molti anni. Lo conosco bene.» Porse il gioiello a Langdon. «Lo osservi anche lei.»

Langdon lo prese e lo esaminò, facendo scorrere le dita sulla fenice a due teste, sul numero 33, sulle parole ordo ab chao e anche sul motto "Tutto sarà rivelato al trentatreesimo grado". Non trovò nulla. Poi, mentre accarezzava il lato esterno della fascia d’oro, si fermò di colpo. Sorpreso, girò l’anello e ne guardò la parte inferiore.

«L’ha trovato?» chiese Galloway.

«Credo di sì. Sì!» esclamò Langdon.

Katherine avvicinò ancora di più la sedia. «Che cosa?»

«Il segno del grado» rispose Langdon mostrandoglielo. «È così piccolo che quasi non si vede, ma al tatto si sente benissimo. Come una specie di incisione circolare.» Era al centro, nella parte inferiore della fascia e… sembrava proprio della stessa dimensione del simbolo in rilievo che si trovava sul fondo della scatola quadrata.

«Coincidono?» Katherine si avvicinò ancora di più, emozionata.

«C’è un solo modo per scoprirlo.» Langdon prese l’anello, lo mise nella scatola e lo allineò al cerchio. Premette leggermente e il cerchio in rilievo della scatola si incastrò nell’incavo dell’anello. Si sentì un clic, lieve ma distinto.

Trasalirono tutti e tre.

Langdon aspettò, ma non successe nulla.

«Allora?» domandò il decano.

«Niente» rispose Katherine. «L’anello si è incastrato nella scatola. Tutto qui.»

«Nessuna grande trasformazione?» Galloway era perplesso.

Non abbiamo ancora finito, pensò Langdon osservando la decorazione a sbalzo dell’anello, che comprendeva una fenice a due teste e il numero 33. Tutto sarà rivelato al trentatreesimo grado. Pensò a Pitagora, alla geometria sacra, agli angoli e ai triangoli. Si chiese se la parola "grado" non andasse intesa in senso matematico.

Lentamente, ma con il cuore che batteva più in fretta, infilò la mano nella scatola, afferrò l’anello e cominciò a ruotarlo lentamente verso destra. Tutto sarà rivelato al trentatreesimo grado.

Lo ruotò di dieci gradi… venti gradi… trenta gradi…

Quello che successe subito dopo Langdon non avrebbe mai potuto immaginarlo.

Загрузка...