La guardia giurata dell’istituto di vigilanza Preferred Security controllò l’indirizzo di Kalorama Heights scritto sul modulo. Qui? Il cancello che aveva davanti dava accesso a una delle proprietà più grandi e belle del quartiere: sembrava strano che il 911 avesse appena ricevuto una chiamata urgente che la riguardava.
Quando le segnalazioni non erano confermate, prima di chiamare la polizia il 911 allertava i vigilanti di zona. La guardia lavorava per uno stipendio da fame per una ditta il cui motto era: "La vostra prima linea di difesa", ma che avrebbe benissimo potuto essere: "Falsi allarmi, mitomani, animali smarriti e lamentele di vicini rompiscatole".
Quella sera, come al solito, era intervenuta sul posto senza essere stata informata del motivo della chiamata. Non è di mia competenza. Il suo lavoro consisteva nel presentarsi con i lampeggianti accesi, dare un’occhiata in giro e riferire eventuali anomalie. Nella stragrande maggioranza dei casi qualcosa di assolutamente innocuo aveva fatto scattare l’allarme e bastava resettarlo con un passe-partout. In quella villa, però, non stavano suonando allarmi. Non c’erano luci accese e, dalla strada, sembrava tutto tranquillo.
La guardia suonò il campanello, ma non ottenne risposta. Digitò il codice di emergenza per aprire il cancello ed entrò nel vialetto. Lasciò la macchina in moto con il lampeggiante acceso e si avviò verso la porta principale. Suonò il campanello. Nessuna risposta. Era tutto buio e sembrava non ci fosse nessuno.
Di malavoglia, accese la torcia e si preparò a fare il giro della casa, come voleva la procedura, per controllare porte e finestre e vedere se ci fossero segni di effrazione. Aveva appena svoltato l’angolo, quando sulla strada passò una limousine nera, che rallentò un istante e poi proseguì. Vicini ficcanaso!
La donna completò lentamente il suo giro senza notare niente di strano. La casa era più grande di quanto immaginasse e durante la ricognizione le era venuto un freddo cane. Come aveva previsto, poi, era chiaro che dentro non c’era anima viva.
«Centrale?» disse al walkie-talkie. «Sono all’indirizzo di Kalorama Heights. In casa non c’è nessuno e sembra tutto a posto. Ho appena finito di controllare e non ci sono segni di effrazione. Falso allarme.»
«Ricevuto» rispose il collega. «Buonanotte.»
La guardia si rimise il walkie-talkie alla cintura e si affrettò a tornare alla macchina, infreddolita. Dopo qualche passo, però, si accorse di un particolare che prima le era sfuggito: un barlume di luce azzurrognola sul retro della villa.
Si avvicinò, incuriosita, e notò che proveniva da una finestrella bassa, a lunetta, che con ogni probabilità dava luce allo scantinato. Al vetro era stata applicata una mano di pittura opaca dall’interno. Sarà una camera oscura? Il bagliore azzurrognolo filtrava da un angolino del vetro da cui si era staccata la vernice.
La guardia si accucciò a sbirciare, ma non riuscì a vedere niente. Bussò sul vetro.
«C’è nessuno?» gridò.
Non ottenne risposta. Bussò di nuovo e questa volta dal vetro si staccò una chiazza di pittura più grande, lasciandole vedere l’interno. La donna si protese in avanti, avvicinando la faccia alla finestrella per controllare meglio. E rimpianse subito di averlo fatto.
Oddio! Che roba è?!
Scioccata e inorridita, rimase li ferma ancora un attimo a guardare la scena, poi cercò il walkie-talkie con la mano che tremava.
Non fece in tempo.
I dardi di uno storditore la colpirono alla nuca e tutti i suoi Muscoli si contrassero. In preda a un dolore lancinante, cadde a faccia in giù, senza neppure riuscire a chiudere gli occhi.