Robert Langdon fissava il vuoto, troppo stanco per chiedere al tassista di accelerare. Anche Katherine, seduta al suo fianco, stava in silenzio. La scoraggiava il fatto di non riuscire a capire che cosa rendesse tanto speciale quella piramide. Avevano nuovamente ricapitolato tutto quello che sapevano riguardo alla piramide, alla cuspide e agli strani eventi di quella serata, eppure non erano ancora in grado di orientarsi con quelle indicazioni.
Jeova sanctus unus? Il segreto si cela dentro L’Ordine?
L’uomo misterioso con cui Langdon aveva parlato al telefono poco prima aveva promesso di dare loro delle risposte, se fossero andati da lui "a Roma, a nord del Tevere". Langdon sapeva che la "nuova Roma" dei padri fondatori era stata ben presto ribattezzata Washington, ma alcune tracce di quel sogno utopistico si erano conservate nel tempo: nel Potomac si riversavano le acque del Tiber Creek, i senatori tuttora si riunivano sotto una copia della cupola di San Pietro, e Vulcano e Minerva continuavano a vegliare sulla fiamma ormai estinta della Rotonda.
A quanto pareva le risposte che stavano cercando li aspettavano a pochi chilometri da lì. Northwest Washington, Massachusetts Avenue. La loro destinazione era un luogo a nord del corso d’acqua che portava il nome del fiume di Roma, il Tiber Creek. Langdon desiderò in cuor suo che il tassista accelerasse un po’.
Tutto a un tratto Katherine fece un salto sul sedile, come se all’improvviso le fosse venuta un’idea. «Oh, mio Dio, Robert!» Si voltò, pallidissima, esitò un attimo e poi disse con foga: «Stiamo andando dalla parte sbagliata!».
«Ma no, è giusto!» ribatté Langdon. «Massachusetts Avenue, direzione…»
«No, volevo dire che stiamo andando nel posto sbagliato!»
Langdon era confuso. Aveva spiegato a Katherine come faceva a sapere qual era il luogo cui si riferiva lo sconosciuto della telefonata. Contiene dieci pietre provenienti dal monte Sinai, una venuta direttamente dal cielo e una che reca le sembianze dell’oscuro padre di Luke. Cera un solo edificio al mondo che corrispondeva a quella descrizione. Ed era esattamente là che li stava portando il taxi.
«Katherine, sono sicuro che il posto è giusto.»
«No!» gridò lei. «Non c’è più bisogno che andiamo lì: ho capito il significato della piramide e della cuspide! So di che cosa si tratta!»
Langdon era esterrefatto. «Lo hai capito?»
«Sì! E dobbiamo andare in Freedom Plaza!»
Langdon non riusciva a capacitarsi. Benché fosse nei paraggi, Freedom Plaza a suo avviso non c’entrava affatto.
«Jeova sanctus unus!» esclamò Katherine. «L’unico vero Dio degli ebrei. Il simbolo sacro degli ebrei è la stella di David, il sigillo di Salomone, ed è un simbolo importante anche per i massoni!» Tirò fuori dal portafoglio una banconota da un dollaro. «Prestami la penna.»
Sempre più perplesso, Langdon prese una penna dal taschino.
«Guarda.» Katherine si stese la banconota sulla coscia e gli indicò il Gran Sigillo degli Stati Uniti. «Se sovrapponi il sigillo di Salomone a quello degli Stati Uniti…» Disegnò una stella di David sopra la piramide. «Vedi che cosa si ottiene?»
Langdon guardò prima il disegno e poi Katherine, come se fosse uscita di senno.
«Robert, guarda con più attenzione! Non vedi che cosa ti sto indicando?»
Langdon abbassò di nuovo gli occhi sul disegno.
Dove diavolo vuole andare a parare? Era un gioco che aveva già visto fare, molto diffuso fra i teorici del complotto per "dimostrare" che i massoni avevano esercitato un’influenza segreta sulla storia statunitense.
Inscrivendo una stella a sei punte nel Gran Sigillo degli Stati Uniti, la punta in alto coincideva con il vertice della piramide, e l’occhio onniveggente massonico, e le altre cinque, misteriosamente, indicavano le lettere M-A-S-O-N, massone.
«Katherine, è solo una coincidenza! E comunque continuo a non capire cosa c’entri con Freedom Plaza.»
«Guarda qui, per favore!» insistette lei, quasi arrabbiata. «Non stai guardando dove ti dico io! Lì, ecco. Lo vedi?»
Finalmente Langdon capì.
Il capo della squadra operativa della CIA Turner Simkins arrivò davanti al John Adams Building con il telefono premuto all’orecchio, cercando di seguire la conversazione in corso fra i due passeggeri del taxi. È successo qualcosa. I suoi uomini stavano per imbarcarsi sull’elicottero Sikorsky UH-60 modificato per andare a predisporre un posto di blocco in Massachusetts Avenue, ma a quanto pareva la situazione era cambiata all’improvviso.
Pochi secondi prima, Katherine Solomon aveva cominciato a insistere che si stavano dirigendo verso il luogo sbagliato. La spiegazione che aveva dato, e che aveva a che fare con le banconote americane e la stella di David, a lui era sembrata assurda. Anche a Robert Langdon, inizialmente. Adesso, però, il professore sembrava essersi convinto.
«Oh, mio Dio! Hai ragione!» esclamò infatti Langdon in quel momento. «Non l’avevo visto!»
Simkins sentì che bussavano sul divisorio del taxi. L’autista lo aprì e Katherine gridò: «Abbiamo cambiato idea! Ci porti in Freedom Plaza!».
«Freedom Plaza?» ripetè il tassista, nervoso. «Non volevate andare in Massachusetts Avenue?»
«Non più» replicò a gran voce Katherine. «Freedom Plaza! Svolti a sinistra qui! Qui! Qui, le ho detto!»
L’agente Simkins sentì che il taxi affrontava una curva sgommando. Katherine aveva ricominciato a parlare con Langdon, agitatissima, del famoso calco in bronzo del Gran Sigillo che si trovava nella piazza.
«Signora, non sono sicuro di aver capito bene…» intervenne il tassista, teso. «Vi devo portare in Freedom Plaza, all’angolo tra Pennsylvania Avenue e Thirteenth Street?»
«Sì!» rispose Katherine. «Si sbrighi!»
«È vicinissimo. Due minuti e ci siamo.»
Simkins sorrise. Ottimo lavoro, Omar. Poi si precipitò verso l’elicottero gridando: «Li abbiamo in pugno! Freedom Plaza! Sbrighiamoci!».