Langdon studiò la piramide di pietra. Non è possibile.
«Un antico linguaggio codificato» disse Sato senza alzare lo sguardo. «Secondo lei, questo può essere definito così?»
Sulla faccia della piramide che gli era stata appena mostrata era incisa con cura nella pietra liscia una serie di sedici caratteri.
Accanto a Langdon, Anderson era rimasto a bocca aperta, non meno scioccato di lui. Sembrava che il capo della sicurezza avesse appena visto una specie di tastierino proveniente da qualche mondo alieno.
«Professore?» disse Sato. «Immagino che lei riesca a interpretarlo, no?»
Langdon si voltò. «Cosa glielo fa pensare?»
«Il fatto che lei sia stato convocato qui, professore. Lei è stato scelto. Questa iscrizione assomiglia a una sorta di codice e, considerata la sua reputazione, mi sembra ovvio che lei sia stato condotto qui per decifrarla.»
Langdon doveva ammettere che, dopo le sue esperienze a Roma e a Parigi, aveva ricevuto continue richieste per collaborare alla decifrazione di alcuni dei più importanti codici della storia ancora insoluti: il disco di Festo, il cifrario Dorabella, il misterioso manoscritto Voynich.
Sato fece scorrere le dita sull’iscrizione. «Mi sa spiegare il significato di queste icone?»
Non sono icone, pensò Langdon. Sono simboli. Aveva riconosciuto subito il tipo di codice: un linguaggio criptato del tredicesimo secolo. Lui sapeva benissimo come decifrarlo. «Signora» disse esitante «questa piramide è proprietà privata di Peter.»
«Privata o no, se il codice è davvero il motivo della sua presenza a Washington, non ho intenzione di lasciarle scelta. Voglio sapere cosa dice.»
Il BlackBerry di Sato emise un segnale acustico e lei lo estrasse di scatto dalla tasca, studiando per diversi secondi il messaggio appena arrivato. Langdon era sbalordito che la rete wireless del Campidoglio raggiungesse anche quella profondità.
Sato brontolò qualcosa e inarcò le sopracciglia, lanciando una strana occhiata a Langdon. «Anderson» disse rivolgendosi al capo della sicurezza. «Posso scambiare due parole in privato con lei?» Gli fece cenno di seguirla e sparirono nel buio pesto del corridoio, lasciando Langdon da solo alla luce tremolante della candela, nel gabinetto di riflessione di Peter.
Anderson si domandò quando sarebbe finita quella notte. Una mano mozza nella mia Rotonda? Un reliquiario nel mio sotterraneo? Bizzarre incisioni su una piramide di pietra? Per qualche motivo, la partita dei Redskins non sembrava avere più significato.
Mentre seguiva Sato nell’oscurità del corridoio, Anderson accese la sua torcia elettrica. Il raggio era debole, ma meglio di niente. Sato avanzò per qualche metro, lontano dalla vista di Langdon.
«Dia un’occhiata» sussurrò a Anderson porgendogli il BlackBerry.
Anderson lo prese e guardò il display socchiudendo gli occhi. Mostrava un’immagine in bianco e nero: la radiografia della borsa di Langdon che il capo della sicurezza aveva chiesto di inviare a Sato. Come sempre con l’uso dei raggi X, gli oggetti di maggiore densità apparivano di un bianco marcato. Nella borsa di Langdon uno risaltava su tutti gli altri. Evidentemente molto denso, brillava come un gioiello in mezzo al mucchio più scuro degli altri oggetti. La sua sagoma era inconfondibile.
Se l’è portata dietro tutta la sera? Anderson osservò Sato sorpreso. «Per quale motivo Langdon non ce ne ha parlato?»
«Bella domanda» bisbigliò il direttore dell’OS.
«La forma… non può trattarsi di una coincidenza.»
«No» convenne Sato, e il suo tono adesso era di rabbia. «Direi proprio di no.»
Un debole fruscio nel corridoio attirò l’attenzione di Anderson. Allarmato, puntò la torcia lungo quel passaggio buio. Il raggio morente rivelò solo un corridoio deserto, lungo il quale si allineavano delle porte aperte.
«Ehi» disse Anderson. «C’è qualcuno?»
Silenzio.
Sato gli rivolse un’occhiata storta perché probabilmente non aveva sentito nulla.
Anderson restò in ascolto ancora qualche momento, poi si riscosse. Devo andarmene da qui.
Rimasto solo nella camera illuminata dalla candela, Langdon sfiorò i bordi dell’iscrizione perfettamente incisa nella piramide. Era curioso di sapere cosa dicesse il messaggio, eppure non aveva intenzione di immischiarsi nella vita privata di Peter Solomon più di quanto avesse già fatto. E poi perché questo pazzo dovrebbe essere interessato a una piccola piramide?
«Abbiamo un problema, professore» annunciò perentoria la voce di Sato dietro di lui. «Ho appena ricevuto un’informazione e ne ho abbastanza delle sue bugie.»
Langdon si voltò e vide il direttore dell’OS che entrava a passo deciso, con il BlackBerry in mano e il fuoco negli occhi. Preso alla sprovvista, Langdon guardò Anderson in cerca di aiuto, ma questi era rimasto di guardia alla porta e aveva anche lui un’espressione poco amichevole.
Arrivata di fronte a Langdon, Sato gli sbatté il BlackBerry davanti alla faccia.
Sconcertato, Langdon fissò il display che mostrava una specie di fotografia in bianco e nero al contrario, come un negativo spettrale. Ritraeva un insieme di oggetti, uno dei quali si stagliava con maggiore intensità. Benché obliquo e decentrato, quell’oggetto era senza ombra di dubbio una piccola piramide appuntita.
Una pìccola piramide? Langdon guardò Sato. «Che cos’è?»
La domanda parve esasperare ulteriormente la donna. «Fa anche finta di non saperlo?»
A Langdon saltarono i nervi. «Non sto facendo finta! Non ho mai visto questa cosa in vita mia!»
«Stronzate!» sbottò Sato fendendo l’aria stantia con la sua voce. «È tutta la sera che se la porta in giro nella borsa!»
«Io…» Langdon si bloccò a metà della frase e il suo sguardo si spostò lentamente sulla borsa che aveva a tracolla. Poi tornò a fissare di nuovo il BlackBerry. Mio Dio… il pacchetto. Osservò più da vicino l’immagine e lo vide: un cubo spettrale che racchiudeva la piramide. Sbalordito, si rese conto che stava guardando un’immagine ai raggi X della sua borsa… e anche del misterioso pacchetto a forma di cubo di Peter. Il cubo, in realtà, era una scatola… che conteneva una piccola piramide.
Langdon aprì la bocca per dire qualcosa, ma gli mancarono le parole. Sentì il fiato uscirgli dai polmoni, colpito da una nuova rivelazione.
Semplice. Pura. Devastante.
Mio Dio. Tornò a guardare la piramide tronca sul tavolino. Il suo vertice era piatto — una piccola area quadrata -, uno spazio vuoto che attendeva simbolicamente il suo coronamento finale… il pezzo che l’avrebbe trasformata da una piramide incompiuta in una vera piramide.
Solo allora Langdon comprese che quella nella sua borsa non era affatto una piramide. E’una cuspide. E in quell’istante capì perché solo lui poteva svelare i misteri di quella piramide.
Sono io a possedere il pezzo finale.
Ed è davvero… un talismano.
Quando Peter aveva detto a Langdon che il pacchetto conteneva un talismano, lui si era messo a ridere. Ora invece si rese conto che il suo amico aveva ragione. Quella piccola cuspide era proprio un talismano, non nel senso magico del termine… ma nel significato più antico. Molto prima che il termine "talismano" assumesse una connotazione magica, aveva un’altra accezione: "completamento". Derivato dalla parola greca telesma, che vuol dire "completo", un talismano era un oggetto, o un’idea, che ne completava un altro e gli conferiva la sua integrità. L’elemento finale. Una cuspide, simbolicamente parlando, era il talismano supremo, il coronamento che trasformava la piramide incompiuta nell’emblema della perfezione.
In quel momento Langdon avvertì una misteriosa convergenza che lo costringeva ad accettare una singolare verità: a parte le sue dimensioni, la piramide di pietra nel gabinetto di riflessione di Peter sembrava trasformarsi a poco a poco in qualcosa di vagamente rassomigliante alla piramide massonica della leggenda.
Dalla luminosità che la cuspide emanava ai raggi X, Langdon sospettò che fosse fatta di metallo… un metallo molto denso. Non aveva modo di sapere se fosse o no d’oro massiccio, e non aveva alcuna intenzione di permettere che la sua mente gli giocasse dei brutti scherzi. Questa piramide è troppo piccola. Il codice è troppo facile da leggere. E poi… si tratta di un mito, per amor del cielo!
Sato lo stava osservando. «Per essere un uomo intelligente, professore, lei ha preso qualche decisione stupida stasera. Mentire a un direttore dei servizi di intelligence? Ostacolare intenzionalmente un’indagine della CIA?»
«Posso spiegarle, se me lo consente.»
«Ci spiegherà tutto al quartier generale. Per il momento, la trattengo in stato di fermo.»
Langdon si irrigidì. «Non starà parlando sul serio.»
«Sono serissima. Le avevo detto chiaro e tondo che la posta in gioco questa sera era alta, e lei ha scelto di non cooperare. Le suggerisco caldamente di cominciare ad abituarsi all’idea di spiegare l’iscrizione su questa piramide, perché quando arriveremo alla cia…» Sollevò il BlackBerry e scattò una foto da vicino all’incisione sulla piramide di pietra. «… I miei analisti avranno già un bel vantaggio.»
Langdon aprì la bocca per protestare, ma Sato si stava già rivolgendo a Anderson, ancora sulla soglia. «Prenda la borsa di Langdon» gli disse «e ci metta dentro anche la piramide. Io mi occuperò di trattenere il signore in stato di fermo. La sua pistola, grazie.»
Anderson avanzò nella stanza con espressione impassibile, slacciando nel frattempo la fondina. Porse la pistola a Sato, che la puntò immediatamente contro Langdon.
Langdon osservava la scena come se fosse un sogno.
Non può essere vero.
Anderson poi gli si avvicinò, gli sfilò la borsa dalla spalla e l’appoggiò sul tavolo. Aprì la cerniera, prese la pesante piramide di pietra e la infilò dentro, insieme agli appunti di Langdon e al pacchetto.
All’improvviso si udirono un fruscio e dei movimenti in corridoio, e sulla soglia si materializzò la sagoma scura di un uomo che irruppe nella stanza. Il capo della sicurezza non si accorse nemmeno del suo arrivo. In un attimo lo sconosciuto aveva abbassato la spalla e si era lanciato contro la schiena di Anderson, che fu scagliato in avanti andando a sbattere la testa contro lo spigolo della nicchia nel muro. Cadde di schianto abbattendosi sul tavolo e facendo volare tutto intorno ossa e oggetti. La clessidra andò in frantumi e la candela si rovesciò sul pavimento, pur continuando a bruciare.
Sato rimase un attimo sotto shock in mezzo a quel caos, sempre con la pistola puntata, ma l’intruso afferrò un femore e iniziò a menare colpi alla cieca, colpendola alla spalla. Lei si lasciò sfuggire un grido e indietreggiò, facendo cadere la pistola, che il nuovo arrivato allontanò con un calcio. Questi si voltò poi verso Langdon; era alto e magro, un afroamericano elegante che Langdon non aveva mai visto in vita sua.
«Prenda la piramide!» gli ordinò l’uomo. «Presto, mi segua!»