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«Non può lasciarmi più vicino?» Robert Langdon era in ansia quando l’autista si fermò in First Street, a diverse centinaia di metri dal Campidoglio.

«Purtroppo no» rispose l’uomo. «Per motivi di sicurezza l’accesso alla zona è vietato a tutti i veicoli. Mi spiace, professore.»

Langdon guardò l’ora e rimase sconcertato nel vedere che erano già le sette meno dieci. Un cantiere nei pressi del National Mall li aveva rallentati e lui avrebbe dovuto cominciare a parlare di lì a dieci minuti.

«Cambia il tempo» disse l’autista scendendo per aprirgli la portiera. «Le conviene sbrigarsi.» Langdon prese il portafoglio per dargli la mancia, ma l’uomo gli fece segno che non era il caso. «Sono già stato pagato generosamente. Grazie.»

Tipico di Peter, pensò Langdon raccogliendo le proprie cose. «Grazie mille.»

Cominciò a piovere nel momento in cui arrivò in cima alla rampa che portava alla nuova entrata sottoterra.

Il centro visitatori del Campidoglio era frutto di un progetto molto costoso e molto criticato. Era stato descritto come una città sotterranea del calibro di certe attrazioni di Disney World, e ospitava mostre, ristoranti e sale conferenze su una superficie di circa cinquantamila metri quadrati.

Langdon avrebbe voluto guardarsi intorno, ma non aveva previsto di dover fare tutta quella strada a piedi. Poiché sembrava che da un momento all’altro dovesse scoppiare un temporale, Partì di corsa sull’asfalto bagnato, nonostante i mocassini. Sono vestito per tenere una conferenza, non per correre i quattrocento metri sotto la pioggia!

Quando arrivò in fondo, aveva il fiatone. Entrò nella porta girevole e si fermò un attimo nell’atrio per riprendere fiato e rassettarsi i vestiti. Poi alzò gli occhi per guardare quello spazio appena inaugurato.

E rimase colpito.

Il centro visitatori non era affatto come se lo era immaginato. Conoscendo la sua ubicazione, temeva la claustrofobia. Da quando era rimasto imprigionato in un pozzo fino a notte fonda, da bambino, pativa i luoghi chiusi. Ma quello spazio, ancorché sotterraneo, era ampio, arioso, luminoso.

Il soffitto era di vetro, con una serie di lampadari che riversavano all’interno una luce soffusa color madreperla.

In un’altra circostanza sarebbe rimasto un’ora ad ammirarne l’architettura ma, mancando soltanto cinque minuti all’inizio della sua conferenza, chinò la testa e si precipitò verso il metal detector e le scale mobili. Rilassati, si disse. Peter sa che stai arrivando. Non cominceranno senza di te.

Mentre lui si svuotava le tasche e si toglieva l’orologio vintage, l’agente di sicurezza attaccò discorso. Era giovane, di origine ispanica.

«L’orologio di Topolino?» gli chiese divertito.

Langdon annuì. Cera abituato. Quell’orologio, un pezzo da collezione, gli era stato regalato dai genitori per il suo nono compleanno. «Mi serve a rallentare un po’ il passo e a prendere la vita meno sul serio.»

«E funziona?» gli chiese l’agente con un sorriso. «Lei sembra trafelato…»

Langdon sorrise e mise la borsa nella macchina a raggi X. «Da che parte è la Statuary Hall?»

L’agente gli mostrò le scale mobili. «Segua le indicazioni.»

«Grazie.» Langdon prese la borsa e si allontanò in tutta fretta. Sulla scala mobile fece un respiro profondo e cercò di riordinare le idee. Alzò gli occhi verso il soffitto a vetri e guardò la cupola sovrastante. Il Campidoglio era un edificio straordinario. In cima, a quasi cento metri di altezza, la Statua della Libertà guardava nel buio come una sentinella. Langdon sorrideva ogni volta che pensava che a sollevare sul suo piedistallo quella statua di bronzo alta quasi sei metri erano stati degli schiavi, benché la maggior parte dei libri di storia adottati nelle scuole sorvolasse sull’argomento.

Ma non era l ’unica stranezza di quell’edifìcio. C’erano per esempio la "vasca da bagno assassina", che aveva causato la morte del vicepresidente Henry Wilson, una macchia di sangue indelebile su una scala, su cui pareva inciampassero molti visitatori, e una nicchia murata in cui alcuni operai, nel 1930, avevano scoperto il cavallo imbalsamato del generale John Alexander Logan.

La leggenda voleva inoltre che vi si aggirassero ben tredici fantasmi. Lo spettro dell’urbanista Pierre L’Enfant era stato visto in diverse occasioni vagare nelle sale reclamando il saldo delle sue parcelle, ormai in ritardo di due secoli, e pareva che il fantasma dell’operaio precipitato dalla cupola in costruzione camminasse per i corridoi con una cassetta degli attrezzi in mano. L’apparizione più famosa, tuttavia, riferita da più voci, era quella di un gatto nero che si diceva gironzolasse nei sotterranei del palazzo.

Langdon scese dalla scala mobile e guardò di nuovo l’ora. Mancano tre minuti alle sette. Percorse a lunghi passi l’ampio corridoio seguendo le indicazioni per la Statuary Hall mentre ripassava a mente le frasi di apertura. L’assistente di Solomon aveva ragione: l’argomento era perfetto per un galà organizzato a Washington da un insigne massone.

Era risaputo che la storia della città di Washington aveva forti ascendenze massoniche. La prima pietra del Campidoglio era stata posata nel corso di un rituale massonico da George Washington in persona. La capitale era stata concepita e progettata da maestri muratori come lo stesso Washington, Benjamin Franklin e Pierre L’Enfant, grandi menti che l’avevano riempita di arte, architettura e simboli massonici.

Com’è naturale, la gente vede in questi simboli i significati più stravaganti.

Molti teorici del complotto sostenevano che i padri fondatori avessero celato importanti segreti per tutta la città e nascosto messaggi simbolici nella topografia delle strade. Langdon non ci aveva mai dato peso: la disinformazione riguardo alla massoneria era talmente diffusa che persino gli istruiti studenti di Harvard avevano un’idea distorta di quella fratellanza.

L’anno precedente, una matricola si era presentata a lezione con le pagine stampate da un sito web. Era una cartina di Washington su cui erano evidenziate alcune strade a formare pentacoli satanici, squadra e compasso e persino la testa di Baphomet, a dimostrazione che i massoni che avevano progettato la capitale degli Stati Uniti facevano parte di qualche oscura e mistica cospirazione.

"Molto divertente" aveva commentato Langdon. "Ma questa mappa non dimostra un bel niente. Se uno traccia abbastanza rette su una cartina, riesce a ricavarne tutte le figure che vuole."

"Ma non può essere una coincidenza" aveva protestato il giovane.

Langdon allora gli aveva spiegato pazientemente che sulla cartina di Detroit si potevano ricavare le medesime figure.

Lo studente era rimasto alquanto deluso.

"Non si scoraggi" gli aveva detto Langdon. "È vero che Washington nasconde segreti incredibili, ma non sulla cartina."

Il ragazzo si era illuminato. "Segreti? E quali?"

"In primavera terrò un corso di simbologia occulta in cui ne parlerò diffusamente. Se vuole, può iscriversi."

"Simbologia occulta!" Il giovane si stava di nuovo entusiasmando. "Dunque a Washington ci sono simboli diabolici!"

Langdon aveva sorriso. "Mi spiace, ma il termine ’occulto’, nonostante faccia subito pensare a culti satanici, significa semplicemente ’nascosto’, ’oscuro’. Nei periodi di oppressione religiosa, tutto ciò che andava contro la dottrina dominante doveva essere ’occultato’ e la Chiesa, poiché si sentiva minacciata, a poco a poco conferì all’aggettivo ’occulto’ un significato negativo, legato al male, al diavolo. E questo pregiudizio è perdurato nei tempi."

"Ah." Il giovane si era nuovamente perso d’animo.

Ma quella primavera Langdon lo aveva visto seduto in prima fila, tra i cinquecento studenti che affollavano il Sanders Theatre, lo storico auditorium di Harvard con i banchi di legno scricchiolanti in cui teneva il suo corso.

"Buongiorno a tutti" aveva detto a voce alta dalla pedana. Poi aveva acceso un proiettore per diapositive facendo apparire un’immagine alle proprie spalle. "Quanti di voi riconoscono questo edificio?"

"È il Campidoglio!" avevano risposto decine di voci. "A Washington."

"Esatto. La cupola contiene oltre quattro tonnellate di ferro. Un’impresa senza eguali per la tecnologia di metà Ottocento."

"Mitico!" gridò qualcuno.

Langdon alzò gli occhi al cielo: detestava quell’esclamazione. "Okay. Quanti di voi sono stati a Washington?"

Si erano alzate alcune mani.

"Così pochi?" Langdon si era finto sorpreso. "E quanti di voi sono stati a Roma, Parigi, Madrid o Londra?"

Questa volta quasi tutti avevano alzato la mano.

Come sempre. Uno dei riti di passaggio del giovane studente americano era un’estate con un biglietto Eurail, prima di affrontare le asperità della vita adulta. "Sembra che quelli che hanno visitato l’Europa siano molto più numerosi di quelli che sono stati nella nostra capitale. Per quale motivo, secondo voi?"

"Perché in Europa sono meno rigidi sul consumo di alcolici" aveva risposto qualcuno dalle ultime file.

Langdon aveva sorriso. "Perché, qui non bevete?"

Risata generale.

Era la prima lezione del corso e i ragazzi impiegavano più del solito a sistemarsi nei banchi. A Langdon piaceva quell’aula perché poteva misurare l’attenzione degli studenti semplicemente dalla quantità di cigolii che sentiva.

"Seriamente" aveva ripreso. "A Washington ci sono esempi di arte, architettura e simboli tra i più belli del mondo. Perché andate all’estero prima di visitare la vostra capitale?"

"Perché la roba antica è troppo più bella" aveva risposto qualcuno.

"Suppongo che per ’roba antica’ lei intenda castelli, cripte, templi. Giusto?" aveva domandato Langdon.

Tutti avevano annuito.

"Be’, e se vi dicessi che a Washington ci sono castelli, cripte, templi e persino piramidi?"

I cigolii erano improvvisamente diminuiti.

"Nel resto dell’ora scoprirete che la nostra nazione è ricca di misteri e di storia segreta" aveva detto Langdon abbassando la voce e avvicinandosi ai banchi. "E, proprio come in Europa, i segreti più impenetrabili sono nascosti in bella vista."

Silenzio totale.

Ecco: ho catturato la vostra attenzione.

Langdon aveva abbassato le luci ed era passato alla seconda diapositiva. "Chi sa dirmi che cosa sta facendo George Washington qui?"

Era il famoso dipinto che ritrae Washington con le vesti rituali massoniche davanti a un attrezzo bizzarro, un grande treppiede di legno che sostiene un sistema di funi e pulegge da cui pende un pesante blocco di pietra, in mezzo a personaggi vestiti elegantemente.

"Solleva un blocco di pietra?" aveva azzardato un ragazzo.

Langdon non aveva risposto, sperando che fosse uno studente a correggerlo.

"Veramente" era intervenuto uno "a me pare che Washington quella pietra la stia abbassando. È vestito da massone. Ho visto altre immagini di massoni che posano la prima pietra di una costruzione. È una cerimonia, e usano sempre quel treppiede."

"Esatto" aveva commentato Langdon. "L’affresco ritrae i nostri padri fondatori mentre posano la prima pietra del Campidoglio il 18 settembre 1793, fra le undici e un quarto e le dodici e mezzo." Si era fermato, guardando le facce degli studenti. "Qualcuno sa che cosa significano quell’ora e quella data?"

Silenzio.

" Se vi dicessi che furono scelte da tre famosi massoni, ovvero George Washington, Benjamin Franklin e Pierre L’Enfant, l’urbanista che ha dato la sua impronta alla città di Washington?"

Silenzio.

"Molto semplicemente, la prima pietra del Campidoglio venne posata in quel giorno e a quell’ora perché, fra le altre cose, Caput Draconis era nella Vergine."

I ragazzi si erano scambiati occhiate perplesse.

"Un momento" aveva detto qualcuno. "Intende… astrologicamente?"

"Sì. Anche se mi riferisco a un’astrologia diversa da quella che conosciamo noi adesso."

Si era alzata una mano. "Significa che i nostri padri fondatori credevano nell’astrologia?"

Langdon aveva sorriso. "Eccome! Cosa pensereste se vi dicessi che nella struttura urbanistica e architettonica di Washington ci sono più segni zodiacali che in qualsiasi altra città del mondo? Zodiaci, configurazioni astrali, pietre angolari posate in date propizie dal punto di vista astrologico… Parecchi tra gli estensori della nostra costituzione appartenevano alla massoneria, credevano a una stretta correlazione fra le stelle e il destino e prestarono molta attenzione agli influssi celesti nel costruire il Nuovo Mondo."

"Ma il fatto che Caput Draconis fosse nella Vergine alla posa della prima pietra del Campidoglio… perché è significativo? Non potrebbe essere soltanto una coincidenza?"

"Sarebbe una coincidenza straordinaria, se pensiamo che la prima pietra delle tre costruzioni che costituiscono il triangolo federale, e cioè il Campidoglio, la Casa Bianca e il Washington Monument, venne posata in anni diversi ma con la stessa identica congiunzione astrale."

Gli studenti avevano sgranato gli occhi. Alcuni prendevano appunti.

Si era alzata una mano negli ultimi banchi. "Perché stavano tanto attenti a queste cose?"

Langdon aveva fatto una risatina. "La risposta sarebbe materiale per un intero semestre. Se siete interessati, frequentate il mio corso sul misticismo. A dire il vero, non credo siate emotivamente preparati a sentire la risposta."

"Cosa?" aveva ribattuto lo studente. "Ci metta alla prova!"

Langdon aveva fatto finta di pensarci su e poi aveva scosso la testa. "Mi dispiace, ma non posso. Fra voi ci sono delle matricole. Non vorrei che rimanessero sconvolte."

"Ce lo dica!" avevano protestato in coro.

Langdon si era stretto nelle spalle. "Prendete contatto con la massoneria o con l’ordine della Stella d’Oriente e scopritelo direttamente alla fonte."

"Ma non possiamo" gli aveva fatto notare un ragazzo. "La massoneria è una società supersegreta."

"Supersegreta? Ne siete proprio sicuri?" A Langdon era venuto in mente il grosso anello massonico che il suo amico Peter Solomon portava orgogliosamente all’anulare destro. "Allora perché i massoni indossano anelli, fermacravatte e spille notoriamente massonici? Perché gli edifici della massoneria sono indicati in maniera chiara? Perché gli orari delle riunioni appaiono sui giornali?" Aveva sorriso nel vedere le facce confuse degli studenti. "La massoneria non è una società segreta. È una società con dei segreti."

"È la stessa cosa" aveva rimarcato qualcuno.

"Davvero?" aveva ribattuto Langdon. "Anche la CocaCola, allora, è una società segreta?"

"Direi di no" aveva risposto il ragazzo.

"Ma cosa succede, secondo lei, se va nella sede della CocaCola e chiede la ricetta?"

"Non me la danno."

"Infatti. Per conoscere la formula lei dovrebbe lavorare alla CocaCola per anni, dimostrarsi una persona fidata e salire ai vertici, dove forse le svelerebbero il segreto. Ma, a quel punto, le farebbero giurare di non rivelarlo a nessuno."

"Dunque, la massoneria è come un’azienda?"

"Solo nel senso che entrambe hanno una rigida gerarchia e tengono molto ai loro segreti."

"Mio zio è massone" aveva detto una ragazza. "E mia zia brontola perché lui non le racconta mai niente. Secondo lei, la massoneria è una religione."

"Fraintendimento abbastanza diffuso."

"Perché, non è una religione?"

"Facciamo una verifica" aveva proposto Langdon. "Chi di voi ha seguito il corso di religioni comparate del professor Witherspoon?"

Si erano alzate diverse mani.

"Bene. Ditemi: quali sono i requisiti fondamentali affinché un’ideologia possa essere considerata una religione?"

"Assicurare, credere, convertire" aveva risposto una studentessa.

"Esatto" aveva replicato Langdon. "Le religioni assicurano la salvezza, credono in una determinata teologia e convertono i non credenti." Dopo una piccola pausa, aveva aggiunto: "La massoneria invece no. Non promette salvezza, non ha una teologia specifica e non cerca di convertire nessuno. Anzi, nelle logge massoniche è proibito discutere di religione".

"Dunque, la massoneria è antireligiosa?"

"Al contrario. Uno dei requisiti per esservi ammessi è la fede in un’entità superiore. La differenza tra la spiritualità massonica e la religione organizzata è che i massoni non danno un nome o una definizione specifica a tale entità superiore. Invece di identità teologiche definite, come Dio, Allah, Buddha o Gesù, i massoni preferiscono usare denominazioni generiche, come Essere Supremo o Grande Architetto dell’Universo. Ciò permette la coesistenza di fedi diverse all’interno della massoneria."

"Mi sembra un po’ tirato per i capelli" aveva osservato un ragazzo.

"Ma denota un’apertura mentale non da poco" gli aveva fatto notare Langdon. "In un’epoca in cui popoli di culture diverse arrivano a uccidersi per stabilire qual è la definizione migliore di Dio, la tradizione di tolleranza e apertura mentale della massoneria mi sembra assolutamente encomiabile." Si era messo a camminare avanti e indietro sulla pedana. "Inoltre, essa accoglie uomini di tutte le razze, di tutti i colori e di tutte le fedi e propugna una fratellanza spirituale che non discrimina in alcun modo."

"Non discrimina?" A intervenire era stata una ragazza del Women’s Center di Harvard. "Quante donne sono ammesse in questa fratellanza, professore?"

Langdon aveva allargato le braccia. "Giusta osservazione. Le radici della massoneria affondano nelle gilde europee dei muratori, che erano tutte maschili. Alcuni secoli fa, secondo alcuni nel 1703, fu fondato l’ordine della Stella d’Oriente, che tra gli affiliati conta più di un milione di donne."

"Però la massoneria continua a essere un’organizzazione potente da cui le donne sono escluse" aveva insistito la studentessa.

Langdon non era sicuro di quanto fosse potente la massoneria al giorno d’oggi e non voleva affrontare l’argomento; i massoni moderni venivano percepiti in maniere molto diverse c’era chi li vedeva come un gruppo di innocui vecchietti che giocano a mascherarsi e chi li considerava un’accolita sotterranea di potenti che governa il mondo. La verità, come spesso succede, era nel mezzo.

"Professor Langdon, se la massoneria non è una società segreta, non è un’azienda e non è una religione, allora che cos’è?" A porre la domanda era stato un giovane con i capelli ricci, seduto nell’ultima fila.

"Se lo chiedesse a un affiliato, le risponderebbe che la massoneria è un sistema morale velato di allegorie e illustrato da simboli."

"Che a me sembra un eufemismo per ’setta stravagante’."

"Ha detto ’stravagante’?"

"Cavoli, sì!" Il giovane si era alzato in piedi. "Io ho sentito cosa fanno in quei palazzi segreti! Strani riti a lume di candela con bare, cappi, teschi pieni di vino… Stravagante è dir poco."

Langdon aveva guardato il suo uditorio. "C’è qualcun altro che lo trova stravagante?"

"Sì" avevano risposto molte voci.

Langdon aveva sospirato. "Peccato. Se per voi questo è stravagante, allora non vorrete mai unirvi alla mia setta."

Nell’aula era calato il silenzio. La studentessa del Women’s Center aveva assunto un’aria preoccupata. "Lei è in una setta, professore?"

Langdon aveva annuito e, con voce più bassa e in un tono da cospiratore, aveva detto: "Non raccontatelo a nessuno, ma io nel giorno del dio pagano del sole, Ra, mi inginocchio ai piedi di un antico strumento di tortura e ingerisco simboli che stanno per sangue e carne".

Gli studenti erano attoniti.

Langdon aveva fatto spallucce. "Se volete saperne di più, venite nella cappella dell’università domenica prossima, inginocchiatevi ai piedi del crocifisso e fate la comunione."

Il silenzio era generale.

Langdon aveva strizzato l’occhio ai ragazzi. "Aprite la mente: abbiamo tutti paura di ciò che non comprendiamo."

Nei corridoi del Campidoglio risuonò il rintocco di un orologio.

Le sette.

Robert Langdon ora correva. Sarà un’entrata indimenticabile. Nel corridoio, vide l’ingresso della National Statuary Hall.

Nei pressi della porta, rallentò il passo e fece alcuni lunghi respiri, si abbottonò la giacca ed entrò a testa alta, proprio mentre l’orologio suonava l’ultimo rintocco.

Era giunto il momento di andare in scena.

Mentre entrava nella sala, il professor Robert Langdon alzò gli occhi e sorrise. Un istante dopo, il sorriso gli morì sulle labbra. Si fermò di scatto.

Cera qualcosa che non andava.

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