Quando Katherine Solomon vide finalmente aprirsi il pesante portone di bronzo della biblioteca, si sentì travolgere dalle emozioni. La paura e lo smarrimento che si era tenuta dentro fino allora ebbero il sopravvento.
Nell’atrio c’era Warren Bellamy, amico e confidente di suo fratello. Ma dietro di lui, nell’ombra, c’era la persona che più le faceva piacere incontrare. Evidentemente, la cosa era reciproca: anche Langdon sembrava sollevato di vederla lì, che entrava nella biblioteca e… gli si gettava fra le braccia.
Mentre i due vecchi amici si stringevano, Bellamy chiuse la porta. Katherine udì scattare la serratura e si sentì al sicuro. Per quanto si sforzasse, non riuscì più a trattenere le lacrime.
Langdon la rassicurò. «È tutto a posto» le sussurrò. «Sei in salvo…»
Mi hai salvato tu, avrebbe voluto dirgli Katherine. Quel mostro mi ha distrutto il laboratorio. Anni di ricerca andati in fumo… Avrebbe voluto raccontargli tutto, ma le mancava il fiato.
«Troveremo Peter.» La voce profonda di Langdon la confortò. «Te lo prometto.»
So chi è stato! avrebbe voluto gridare. Lo stesso che ha ucciso mia madre e mio nipote! Prima che potesse parlare, però, un rumore ruppe all’improvviso il silenzio della biblioteca.
Era forte, e la sua eco proveniva dal basso. Era il rumore di un grosso oggetto di metallo che cade su un pavimento di piastrelle Langdon si irrigidì.
Bellamy fece un passo avanti, con aria turbata. «Andiamo via. Presto!»
Katherine seguì Langdon e l’architetto del Campidoglio fuori del grande atrio, in direzione della famosa sala di lettura, che era illuminata. Bellamy chiuse a chiave le due porte: quella esterna e quella interna.
Poi li fece andare al centro della sala, verso un tavolo da lettura. Katherine vide che vi era posata sopra una borsa di pelle con accanto un pacchetto di forma cubica. Bellamy lo prese e lo mise nella borsa, insieme a…
Katherine non credeva ai suoi occhi. Una piramide?
Sebbene non l’avesse mai vista, la riconobbe subito. Lo sapeva: era l’oggetto che le aveva rovinato la vita. Katherine Solomon aveva davanti a sé la leggendaria piramide massonica.
Bellamy chiuse la cerniera e consegnò la borsa a Langdon. «Non perderla di vista neppure per un attimo.»
Le porte esterne vibrarono per un’esplosione. Pochi istanti dopo si sentì un rumore di vetri infranti.
«Da questa parte!» Bellamy si voltò di scatto, spaventato, e corse verso il banco della distribuzione al centro della sala ottagonale. C’erano otto postazioni di lavoro intorno a un grande mobile centrale. Bellamy indicò loro una porticina nel mobile. «Infilatevi lì dentro!»
«Lì dentro?» chiese Langdon stupefatto. «Ci troveranno di sicuro!»
«Fidati di me» replicò Bellamy. «Non è come pensi.»