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Freedom Plaza è una mappa.

Si trova all’angolo tra Pennsylvania Avenue e Thirteenth Street e riproduce, con intarsi di marmo di colori diversi, la planimetria originale di Washington concepita da Pierre L’Enfant. È molto frequentata dai turisti, non solo perché è divertente camminare sulle strade di quella città in miniatura, ma anche perché Martin Luther King, cui è dedicata la piazza, scrisse gran parte del famoso discorso I Have a Dream nel vicino hotel Willard.

A Omar Amirana capitava spesso di portare turisti in Freedom Plaza, ma era chiaro che i due passeggeri di quella sera non erano lì per visitare monumenti. Sono ricercati dalla CIA! Gli schizzarono fuori dal taxi non appena accostò al marciapiede.

«Ci aspetti qui!» ordinò l’uomo con la giacca di tweed. «Torniamo subito!»

Omar li guardò correre nella piazza e indicare gridando vari punti. Prese il cellulare dal cruscotto. «Pronto? È ancora lì?»

«Sì, Omar» strillò l’agente, in mezzo a un frastuono terribile. «Dove sono adesso?»

«In mezzo alla piazza, sulla mappa. Sembra che stiano cercando qualcosa.»

«Non li perda di vista» urlò l’agente. «Sto arrivando!»

Omar notò che i due ricercati avevano trovato il famoso Gran Sigillo della piazza, un medaglione di bronzo fra i più grandi del mondo. Lo osservarono un momento, poi cominciarono a indicare in direzione sudovest. L’uomo tornò di corsa verso il taxi e Omar si affrettò a posare il telefono sul cruscotto.

«Da che parte è Alexandria, in Virginia?» domandò l’uomo, ansimando.

«Alexandria?» Omar indicò esattamente la stessa direzione in cui avevano puntato i due ricercati poco prima, sudovest.

«Lo sapevo!» borbottò l’uomo. Si voltò di scatto e gridò alla donna: «Avevi ragione! Alexandria!».

A quel punto lei additò l’insegna illuminata della metropolitana dall’altra parte della piazza. «Prendiamo la linea blu e scendiamo alla fermata di King Street!»

Omar fu preso dal panico. Oh, no!

L’uomo si girò verso di lui e gli mise in mano una cifra esagerata. «Grazie. Tenga pure il resto.» Si sistemò la tracolla e si allontanò di corsa.

«Aspetti! Vi ci posso portare io! Ci vado spesso!»

Ma era troppo tardi. I due avevano già attraversato la piazza e stavano scendendo le scale della stazione della metropolitana.

Omar riprese il cellulare. «Pronto? Sono scesi nella metropolitana! Non sono riuscito a fermarli! Prendono la linea blu per Alexandria.»

«Resti dov’è» gli ordinò l’agente. «Sarò lì fra quindici secondi!»

Omar guardò la mazzetta di banconote che gli aveva lasciato l’uomo. La prima doveva essere quella di cui avevano tanto parlato: sopra il Gran Sigillo c’era una stella di David, tracciata in modo che le punte indicassero le lettere della parola "mason".

All’improvviso sentì un rumore assordante, una vibrazione nell’aria, e per un istante temette che stesse per andargli addosso un autotreno. Alzò lo sguardo, ma la strada era deserta. Il frastuono però era sempre più forte. Un attimo dopo nel cielo notturno comparve un elicottero nero, che andò a posarsi nel bel mezzo della piazza.

Ne scesero alcuni uomini in mimetica nera che si precipitarono verso la stazione della metropolitana. Tutti tranne uno, che corse verso il taxi. Spalancò la portiera del passeggero e chiese: «Omar? È lei Omar?».

Omar annuì, senza parole.

«Hanno detto dov’erano diretti?» chiese l’agente.

«Alexandria! Alla stazione di King Street» rispose Omar. «Mi sono offerto di accompagnarli, ma…»

«Hanno detto dove andavano esattamente, ad Alexandria?»

«No. Hanno guardato il medaglione del Gran Sigillo nella piazza, poi mi hanno chiesto da che parte era Alexandria e mi hanno pagato. Con questo, fra l’altro.» Porse all’agente il biglietto da un dollaro con lo strano diagramma. Mentre l’agente lo osservava, Omar comprese. La massoneria, Alexandria… «Ho capito!» esclamò. «Il George Washington Masonic Memorial! È proprio di fronte alla stazione di King Street!»

«Giusto» convenne l’agente mentre i suoi colleghi uscivano di corsa dalla stazione e tornavano indietro.

«Li abbiamo persi!» gridò uno degli uomini. «Il treno della linea blu è appena partito! Non ci sono più!»

L’agente Simkins guardò l’orologio. «Quanto ci vuole da qui ad Alexandria in metropolitana?» chiese a Omar.

«Almeno dieci minuti. Forse di più.»

«Omar, lei ha fatto un ottimo lavoro. Grazie.»

«Prego. Ma cosa sta succedendo?»

L’agente Simkins, però, stava già tornando di corsa all’elicottero. «Stazione di King Street!» gridò. «Dobbiamo arrivare là prima di loro!»

Omar, esterrefatto, vide il grosso insetto nero sollevarsi da terra, virare bruscamente in direzione sudovest e sparire nella notte oltre Pennsylvania Avenue.

Intanto, un treno prendeva velocità e si allontanava da Freedom Plaza. Robert Langdon e Katherine Solomon, seduti in uno dei vagoni, riprendevano fiato in silenzio mentre la metropolitana li portava verso la loro meta successiva.

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