Come qualsiasi genitore che abbia perso un figlio, Peter Solomon aveva spesso immaginato come sarebbe stato il suo ragazzo a quell’età… che aspetto avrebbe avuto… e cosa sarebbe diventato.
Adesso aveva tutte le risposte.
La massiccia creatura tatuata davanti a lui aveva iniziato la propria vita come un minuscolo, prezioso neonato… poi il piccolo Zach rannicchiato nella culla di vimini… Zach che faceva i primi passi incerti nello studio di Peter… Zach che imparava a pronunciare le prime parole. Il fatto che il male potesse scaturire da un bimbo innocente cresciuto in una famiglia affettuosa restava uno dei paradossi dell’animo umano.
Da molto tempo ormai Solomon era stato costretto ad accettare l’idea che, nonostante nelle vene di Zachary scorresse il suo stesso sangue, il cuore che pompava quel sangue era soltanto di suo figlio. Unico e irripetibile… come scelto a caso nell’universo.
Mio figlio… ha ucciso mia madre, ha ucciso il mio amico Robert e forse ha ucciso anche mia sorella.
Sentì il cuore pervaso da una gelida insensibilità mentre cercava negli occhi del figlio un contatto qualsiasi… qualcosa di familiare. Ma gli occhi di quell’uomo, anche se grigi come i suoi, erano gli occhi di uno sconosciuto, pieni di un odio e di un desiderio di vendetta quasi ultraterreni.
«Sei abbastanza forte?» domandò Mal’akh guardando il coltello dell’aqedah che Peter stringeva nella mano. «Sei in grado di finire ciò che hai cominciato tanti anni fa?»
«Figlio mio…» Solomon quasi non riconosceva la propria voce. «Io… io ti volevo bene.»
«Tu hai cercato di uccidermi per ben due volte. Mi hai abbandonato in prigione. Mi hai sparato sul ponte di Zach. Adesso finisci quello che hai iniziato!»
Per un istante Solomon ebbe la sensazione di fluttuare al di fuori del proprio corpo. Non si riconosceva più. Era privo di una mano e completamente calvo, indossava una veste nera, sedeva su una sedia a rotelle e impugnava un coltello antico.
«Finiscimi!» gridò di nuovo l’uomo, facendo increspare i tatuaggi sul petto nudo. «L’unico modo per salvare Katherine è uccidere me… l’unico modo per salvare la tua fratellanza!»
Lo sguardo di Solomon si spostò sul laptop e sul modem cellulare sulla poltrona di pelle di cinghiale.
INVIO MESSAGGIO: 92% COMPLETATO
Non riusciva a scacciare dalla mente l’immagine di Katherine che si dissanguava… e il pensiero dei suoi fratelli massoni.
«Sei ancora in tempo» sussurrò Mal’akh. «Tu sai che è l’unica scelta possibile. Liberami dal mio guscio mortale.»
«Ti prego… non farmi…»
«Sei stato tu a fare tutto!» sibilò l’uomo. «Tu hai costretto tuo figlio a una scelta impossibile! Ricordi quella sera? Ricchezza o saggezza? È stato quello il momento in cui mi hai allontanato per sempre. Ma io sono tornato, padre… e questa sera tocca a te scegliere. Zachary o Katherine? Quale dei due? Ucciderai tuo figlio per salvare tua sorella? Ucciderai tuo figlio per salvare la tua fratellanza? Il tuo paese? Oppure aspetterai finché sarà troppo tardi? Finché Katherine sarà morta… finché il video verrà diffuso… finché dovrai vivere il resto della tua vita sapendo che avresti potuto impedire queste tragedie? Il tempo sta per scadere. Tu sai cosa devi fare.»
Il cuore di Peter era stretto in una morsa di dolore. Tu non sei Zachary, si disse. Zachary è morto molto, molto tempo fa. Chiunque tu sia… e da qualunque luogo tu provenga… non sei parte di me. Sebbene non credesse nemmeno lui alle sue stesse parole, Peter Solomon sapeva di dover compiere una scelta.
Ormai non c’era più tempo.
Trova la Grande Scalinata!
Robert Langdon sfrecciava lungo i corridoi in penombra diretto verso il centro dell’edificio, seguito da vicino da Turner Simkins. Come aveva sperato, si ritrovò di colpo nell’atrio principale del palazzo.
Dominato da otto colonne doriche di granito verde, l’atrio faceva pensare a un sepolcro — un ibrido greco-romano-egizio -con statue di marmo nero, lampadari a forma di braciere, croci teutoniche, medaglioni con la fenice bicefala e candelabri a muro con la testa di Ermes.
Langdon si voltò e corse verso la scalinata di marmo in fondo all’atrio. «Porta direttamente alla Sala del Tempio» sussurrò a Simkins, mentre salivano insieme il più in fretta e silenziosamente possibile.
Arrivati al primo pianerottolo, Langdon si ritrovò faccia a faccia con il busto in bronzo dell’eminente massone Albert Pike e con la sua frase più famosa, incisa sul piedistallo: CIÒ
CHE ABBIAMO FATTO SOLO PER NOI STESSI MUORE CON NOI. CIÒ CHE ABBIAMO FATTO PER GLI ALTRI E PER IL MONDO RESTA ED È IMMORTALE
Mal’akh aveva percepito un cambiamento palpabile nell’atmosfera della Sala del Tempio, come se le frustrazioni e i dolori provati da Peter Solomon in tutta la sua vita adesso stessero salendo ribollenti in superficie… per concentrarsi come un raggio laser su di lui.
Sì… è l’ora.
Peter Solomon si era alzato dalla sedia a rotelle e adesso era in piedi con il coltello in pugno, rivolto verso l’altare.
«Salva Katherine» lo sollecitò suadente Mal’akh camminando all’indietro fino all’altare, dove poi si distese sul sudario bianco che aveva predisposto. «Fai ciò che è necessario.»
Come muovendosi in un incubo, Peter avanzò lentamente.
Mal’akh si adagiò sulla schiena e, attraverso il lucernario, guardò la fredda luna invernale. Il segreto è come si muore. Il momento non avrebbe potuto essere più perfetto. Adorno della Parola perduta dei secoli, io offro me stesso tramite la mano sinistra di mio padre.
Fece un respiro profondo.
Accoglietemi demoni, perché questo è il mio corpo, ed è il mio corpo che vi viene offerto.
In piedi accanto a Mal’akh, Peter Solomon stava tremando. Gli occhi gonfi di lacrime luccicavano di disperazione, di indecisione e di angoscia. Lanciò un ultimo sguardo al modem e al laptop sull’altro lato della sala.
«Deciditi» gli sussurrò Mal’akh. «Liberami dalla carne. Dio lo vuole. Tu lo vuoi.» Distese le braccia lungo i fianchi e arcuò il corpo per offrire il petto e la sua magnifica fenice a due teste. Aiutami a liberarmi del corpo che riveste la mia anima.
Con gli occhi pieni di lacrime, Peter adesso sembrava guardare attraverso Mal’akh, senza neppure vederlo.
«Io ho ucciso tua madre. Ho ucciso Robert Langdon. Sto uccidendo tua sorella e distruggendo la tua fratellanza! Fai quello che devi!»
Il viso di Peter Solomon si contorse in una maschera di dolore e rimorso. Gettò indietro la testa e, mentre alzava il coltello, liberò un urlo di angoscia.
Robert Langdon e l’agente Simkins arrivarono senza fiato davanti alla porta della Sala del Tempio nel preciso istante in cui all’interno risuonava un grido raccapricciante. Era la voce di Peter. Langdon ne era certo.
L’urlo di Solomon era di assoluta agonia.
Sono arrivato troppo tardi!
Ignorando Simkins, Langdon afferrò le maniglie e spalancò le porte. La scena orribile che si trovò davanti gli confermò le sue peggiori paure. Al centro della sala fiocamente illuminata, accanto al grande altare, si stagliava la sagoma di un uomo dalla testa rasata. Indossava una veste nera e impugnava un grosso coltello.
Prima che Langdon potesse muoversi, l’uomo stava già calando il coltello sul corpo disteso sull’altare.
Mal’akh aveva chiuso gli occhi.
Così bello. Così perfetto.
L’antica lama dell’aqedah aveva scintillato al chiarore della luna mentre si alzava tracciando un arco sopra di lui. E nell’aria si erano sollevate a spirale volute di fumo profumato, aprendo un sentiero per la sua anima che di lì a poco sarebbe stata liberata. Il grido di tormento e disperazione del suo uccisore stava ancora echeggiando nello spazio consacrato quando il coltello si abbassò.
Sono imbrattato del sangue di un sacrificio umano e delle lacrime del padre.
Mal’akh si irrigidì nell’attesa dell’impatto glorioso.
Il momento della trasformazione era arrivato.
Incredibilmente, non provò alcun dolore.
Una vibrazione tonante gli scosse il corpo, profonda e assordante. La sala iniziò a tremare e una splendente luce bianca lo accecò dall’alto. I cieli ruggivano.
E Mal’akh comprese che era accaduto.
Esattamente come aveva programmato.
Langdon non ricordava di essere scattato verso l’altare nello stesso momento in cui compariva l’elicottero sopra la sua testa. Né ricordava di essersi lanciato in avanti con le braccia tese… scagliandosi verso l’uomo con la veste nera… cercando disperatamente di gettarlo a terra prima che potesse calare il coltello una seconda volta.
I corpi si scontrarono mentre una luce abbagliante attraversava il lucernario e si riversava sull’altare. Langdon si era aspettato di vedervi il corpo insanguinato di Peter Solomon, ma il petto nudo che sembrava risplendere alla luce non era affatto coperto di sangue… bensì da un arazzo di tatuaggi. Accanto all’uomo c’era il coltello, spezzato: a quanto pareva, non era stato conficcato nella carne, ma calato con forza sull’altare di pietra.
Mentre crollava insieme all’uomo in nero sul duro pavimento, Langdon notò il moncherino bendato all’estremità del braccio destro e si rese conto con stupore di avere appena placcato Peter Solomon.
I due scivolarono insieme per terra, illuminati dall’alto dai fari accecanti dell’elicottero che si abbassò tuonando, i pattini che quasi sfioravano la grande lastra di vetro.
Sul muso dell’elicottero ruotò una specie di mitra dall’aspetto strano, che poi puntò in basso attraverso il vetro. Il raggio rosso del mirino laser penetrò attraverso il lucernario e danzò sul pavimento, direttamente verso Langdon e Solomon.
No!
Ma dall’alto non arrivò alcun colpo d’arma da fuoco… solo il rumore delle pale dell’elicottero.
Langdon non sentì niente, a eccezione di un inspiegabile rivolo di energia che sembrò pervadergli tutte le cellule del corpo. Dietro di lui, sulla poltrona di pelle di cinghiale, il laptop emise un sibilo strano. Si voltò appena in tempo per vedere lo schermo diventare improvvisamente nero. Purtroppo, l’ultimo messaggio visibile era stato molto chiaro.
INVIO MESSAGGIO: 100% COMPLETATO
Tirati su! Maledizione! Vai su!
Il pilota del Sikorsky spinse i rotori in overdrive, cercando di evitare che i pattini toccassero un punto qualsiasi del grande lucernario. Sapeva che i duemilasettecento chili della spinta di sollevamento provocata dai rotori stavano già sollecitando il vetro fin quasi al punto di rottura. Sfortunatamente l’inclinazione della piramide sottostante deviava di lato la spinta, riducendo la capacità di sollevamento del velivolo.
Vai su! Ora!
Il pilota inclinò il muso dell’elicottero cercando di allontanarsi, ma il pattino sinistro colpì il centro del vetro. Solo per un istante, però fu più che sufficiente.
Il massiccio lucernario della Sala del Tempio esplose in un turbine di vetri e vento… riversando una cascata di frammenti taglienti nella stanza sottostante.
Stelle che cadono dal cielo.
Mal’akh, che fissava quella bella luce bianca, vide un velo di gioielli scintillanti fluttuare verso di lui… sempre più velocemente… quasi precipitandosi per avvolgerlo nel loro splendore.
Poi, all’improvviso, ci fu dolore.
Ovunque.
Pugnalate. Tagli. Squarci. Coltelli affilati come rasoi che penetravano nella carne. Nel petto, nel collo, nelle cosce, in faccia. Il corpo si irrigidì di colpo, cercando di ritrarsi. Piena di sangue, la bocca urlò per il dolore che stava strappando a forza l’uomo dalla sua trance. Poi la luce bianca si trasformò e d’un tratto, come per magia, sopra dì luì si materializzò un elicottero le cui pale ruggenti spingevano un vento freddo in basso, nella Sala del Tempio, raggelandolo fino al midollo e disperdendo le volute di incenso agli angoli della stanza.
Mal’akh voltò la testa e vide di fianco a sé il coltello dell’aqedah spezzato, frantumato sull’altare di marmo, ora coperto da un lenzuolo di vetri infranti. Perfino dopo tutto quello che gli ho fatto… Peter Solomon ha deviato il coltello. Si è rifiutato di versare il mio sangue.
Con crescente orrore, Mal’akh sollevò la testa e si guardò il corpo, quell’opera d’arte vivente che avrebbe dovuto essere la sua grande offerta. Era rovinata, a brandelli, fradicia di sangue, e dalla carne spuntavano enormi pezzi di vetro.
Posò di nuovo il capo sull’altare e guardò attraverso l’apertura nel tetto. L’elicottero se n’era andato. Al suo posto c’era solo una luna silenziosa e fredda.
Con gli occhi sbarrati, Mal’akh boccheggiava, respirando a fatica… tutto solo sul grande altare.