«Svolti a destra!» gridò Langdon dal sedile posteriore del suv Lexus requisito.
Simkins si immise in S Street e spinse l’auto a tutta velocità attraverso un quartiere residenziale dalle strade alberate. Quando furono quasi all’incrocio con Sixteenth Street, la House of the Tempie si stagliò sulla destra come una montagna.
Simkins alzò gli occhi su quella struttura massiccia: faceva pensare a una piramide costruita in cima al colonnato del Pantheon di Roma. L’agente fece per girare a destra nella Sixteenth, in direzione della facciata del palazzo.
«No!» ordinò Langdon. «Vada dritto! Resti sulla S!»
Simkins obbedì e continuò lungo il lato est dell’edificio.
«Quando arriviamo alla Fifteenth, volti a destra!»
L’agente seguì le indicazioni del suo navigatore e, qualche istante dopo, Langdon gli aveva già mostrato la strada d’accesso, non asfaltata e quasi invisibile, che tagliava a metà il giardino dietro la House of the Tempie. Simkins si immise nel sentiero e puntò a tutta velocità verso il retro del palazzo.
«Guardi!» esclamò Langdon indicando un solitario veicolo accanto all’entrata posteriore. Si trattava di un grosso furgone. «Sono qui.»
Simkins fermò il SUV e spense il motore. In silenzio, scesero dal veicolo e si prepararono a entrare. L’agente alzò gli occhi sulla struttura monolitica. «Ha detto che la Sala del Tempio è su in cima?»
Langdon annuì, indicando il pinnacolo dell’edificio.
«Quell’area piatta sulla sommità della piramide in realtà è un lucernario.»
Simkins si voltò di scatto. «Nella Sala del Tempio c’è un lucernario?»
Langdon lo guardò perplesso. «Naturalmente. Un occhio sul cielo… proprio sopra l’altare.»
Il Sikorsky se ne stava immobile con il motore acceso in Dupont Circle.
Sul sedile del passeggero, Sato si mangiava le unghie e aspettava notizie dalla sua squadra.
Finalmente, la voce di Simkins gracchiò dalla radio: «Direttore?».
«Sì, parla Sato.»
«Stiamo entrando nell’edificio, ma ho un’altra notizia per lei.»
«Dimmi.»
«Il professor Langdon mi ha appena informato che nella sala in cui probabilmente si trova il nostro obiettivo c’è un lucernario di grandi dimensioni.»
Sato rifletté per diversi secondi su quell’indicazione. «Ricevuto. Grazie.»
Simkins chiuse la comunicazione.
Sato sputò un’unghia e si voltò verso il pilota: «Portami su».